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Ue, Orlando: “Sì convinto dell’Italia all’equilibrio di genere nei cda”

Valente (Pd): "Donne ai vertici fondamentali per sviluppo diverso"

Pubblicato:14-03-2022 15:34
Ultimo aggiornamento:14-03-2022 15:34
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ROMA – “A nome dell’Italia ho espresso un sì convinto alla direttiva #WomenonBoards per migliorare l’equilibrio di genere nei CdA delle imprese. L’Europa promuove sempre più i diritti delle donne, oggi facciamo un importante passo in avanti per valorizzarne i talenti e la crescita”, ha scritto su twitter Andrea Orlando, ministro del Lavoro.

VALENTE (PD): “BENE ORLANDO, DONNE AI VERTICI FONDAMENTALI PER SVILUPPO DIVERSO”

“Nel corso del Consiglio Ue su Occupazione, politica sociale, salute e consumatori il ministro Andrea Orlando ha sottolineato quanto l’Italia tenga alla direttiva sull’equilibrio di genere nei Cda delle imprese. È fondamentale che le donne entrino in tutte le ‘stanze dei bottoni’ e che siedano ai tavoli delle decisioni, sia nel settore privato che nel pubblico. Solo così potremo cambiare modelli di organizzazione e sviluppo obsoleti, che si autoriproducono tenendo più della metà delle risorse umane ai margini a discapito di tutti, non solo delle donne. Nell’indispensabile operazione di riequilibrio di genere non possiamo fermarci, proprio perché siamo in una fase delicata di ricostruzione e di passaggio da un sistema che ha mostrato tutti i suoi limiti ad uno nuovo”, commenta la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio.

“Dopo la legge Golfo-Mosca, che ha portato al 39% dal 7% la presenza femminile nei Cda- spiega Valente- ora è in discussione nella Commissione Affari costituzionali del Senato il disegno di legge a prima firma Pinotti sul riequilibrio di genere nelle Authority, nelle società controllate e nei comitati di consulenza al governo. Sto lavorando a questo importante ulteriore passo in avanti da relatrice al disegno di legge, che intende portare almeno 2 donne su cinque componenti in tutti gli organismi di vertice anche nel settore pubblico, pena la nullità delle nomine stesse. Due dunque i fattori di controllo: le sanzioni, per cui si prevede che le nomine non siano valide se non viene rispettato l’equilibrio e la relazione triennale al Parlamento su tutte le nomine”.

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