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Operazione antiterrorismo a Bari, gli arrestati: “Covid soldato di Allah”

Erano caratterizzati da "un'attestazione religiosa radicale" i quattro cittadini di origine albanese finiti agli arresti domiciliari

14/03/2022

BARI – L’epidemia da coronavirus definita come “un minuscolo soldato di Allah”, inviato sulla Terra per punire la miscredenza degli occidentali. Erano caratterizzati da “un’attestazione religiosa radicale” i quattro cittadini di origine albanese, da anni residenti nel barese, finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione “Soldato invisibile”, condotta dagli agenti della Digos di Bari. Uno di loro è stato rintracciato a Cuneo.

I quattro avrebbero “finanziato attività con finalità di terrorismo in concorso e istigazione a delinquere aggravata”, spiegano gli investigatori coordinati dalla direzione distrettuale antimafia barese. L’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Bari arriva dopo l’indagine della Digos avviata nell’aprile di due anni fa sulla base di una informativa dell’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna, da cui sono emersi “gravi indizi nei confronti dei quattro” che “assieme ad altre persone allo stato da identificare” avrebbero “raccolto e messo a disposizione denaro destinato a sostenere atti terroristici”.

Nello specifico, avrebbero promosso, nell’ambito della comunità islamica di Bari, una raccolta fondi destinata a “offrire assistenza a un imam albanese, arrestato nell’aprile del 2014 dalle autorità inquirenti dell’Albania con l’accusa di aver guidato una cellula di reclutamento dell’Isis attiva nell’area balcanica”. L’imam era stato ritenuto responsabile dell’invio di decine di combattenti in Siria e di aver promosso una divisione religiosa tra la popolazione musulmana albanese e la comunità cristiana.

Fatti per cui è stato condannato, in via definitiva, a 17 anni di reclusione dagli organi di giustizia albanesi. Le indagini, svolte con moderne tecniche di monitoraggio delle comunicazioni via web, associate a capillari controlli del territorio, hanno consentito di raccogliere gravi indizi in merito alle condotte di condivisione ideologica con la propaganda filo-jihadista, la detenzione di documenti e comunicati riconducibili all’Isis/Daesh (come comunicati degli ex leader dello Stato islamico come Abu Bakr Al Baghdadi e del suo successore Ebu Ibrahim El Hashimi El Kureshi), tutti tradotti in lingua albanese, nonché di video e audio di propaganda dell’Isis/Daesh assieme a proclami redatti dallo stesso imam, di chiaro contenuto jihadista.

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2022-03-14T12:47:27+02:00