Lago Ciad, Lambertini: “Crisi negletta, ed esplosiva”

"C'è una crisi che tocca 20 milioni di persone ma che nei media occidentali è del tutto oscurata"
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ROMA – “C’è una crisi che tocca 20 milioni di persone, della quale non si parla abbastanza”: Inigo Lambertini risponde alla DIRE di ritorno dal Lago Ciad, dove si è recato come rappresentante italiano nella delegazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu.

Giorni intensi vissuti in quattro Paesi differenti, incontrando i capi di Stato e di governo di Nigeria, Niger, Ciad e Camerun, i Paesi affacciati su un occhio azzurro assediato da sabbia e savana, ridotto a un decimo di quello che era 50 anni fa.

Quello ambientale è uno dei nodi della crisi, “crisi negletta” insiste Lambertini, anche a causa dei conflitti in Siria e in altre regioni geograficamente più vicine all’Europa. Eppure quella del Lago Ciad, spiega l’ambasciatore, vice-rappresentante permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite, è una vicenda capace di avere conseguenze dirette sulle dinamiche mediterranee. “Il presidente del Niger Mahamadou Issoufou ce lo ha detto senza giri di parole” ricorda Lambertini: “La situazione è potenzialmente esplosiva”.
Se ne sono resi conto, i delegati del Consiglio di sicurezza. Una tappa cruciale è stata la regione del Borno, culla nigeriana del gruppo islamista Boko Haram, quello delle 276 regazze di Chibok, rapite perché “l’istruzione occidentale è peccato”. Lambertini: “Borno è l’epicentro della crisi, un’area tradizionalmente negletta, dove la situazione è migliorata sul piano militare ma non c’è ancora alcuna traccia di sviluppo“. Una mancanza decisiva, suggerisce l’ambasciatore. Convinto che Boko Haram resta una minaccia e che, comunque, “la vittoria militare non serve a nulla senza sviluppo”.
Consapevole, anche, che uno dei nodi da sciogliere riguardi un’altra dimensione della crisi, non legata alle questioni della sicurezza o dell’estremismo. “Vicende naturali e responsabilità dell’uomo” sottolinea Lambertini, “hanno fatto sì che in 50 anni la superficie del Lago si riducesse a un decimo, facendo perdere ragion d’essere alle culture e alle economie della regione”.
Contadini e pescatori, dunque, vittime che potrebbero divenire reclute di Boko Haram? L’ambasciatore evidenzia i rischi e cita ancora Issoufou. “Ci ha detto che il Niger sta all’incrocio fra tre crisi: quella del Lago Ciad, quella del Sahel e quella della Libia”.
Un percorso, parallelo alle rotte dei trafficanti di droga e di persone, che conduce dritto al cuore dell’Europa. “Dopo il Delta del Niger e l’ex Biafra, il Borno è il prossimo grande bacino per i trafficanti di esseri umani” avverte Lambertini. D’accordo con i suoi ospiti in Camerun, Ciad, Niger e Nigeria: abbandonare a se stesso questo angolo d’Africa potrebbe costare caro.

Al termine della loro missione, dopo aver incontrato uomini, donne e bambini di un campo profughi nel Borno, i delegati del Consiglio hanno sottolineato che per superare la crisi “non è stato fatto abbastanza”.

Secondo le statistiche dell’Onu, le persone colpite dall’emergenza Boko Haram sono state 14 milioni. Quelle bisognose di aiuti con urgenza, anche a causa di una carestia, sarebbero invece otto milioni e mezzo. A Oslo, alla conferenza dei donatori che si è tenuta questo mese, gli impegni assunti per il 2017 hanno raggiunto i 457 milioni: aspettando Gran Bretagna e Stati Uniti, sottolinea Lambertini, “uno sviluppo positivo”.

di Vincenzo Giardina, giornalista

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