Quattro domande agli scrittori di Libri Come – risponde Marco Rossari

1) Il tema dell'ottava edizione di 'Libri come' è 'Confini',
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1) Il tema dell’ottava edizione di ‘Libri come’ è ‘Confini’, una parola che ha molti significati e che è possibile declinare in vari aspetti: geografici, generazionali, linguistici, immaginari. Cosa rappresenta per te questa parola?

Bah. (Sì, mi hai sentito dire “Bah”.) (L’ho proprio detto a voce alta.) I confini non mi sono mai piaciuti, così come mi è alieno il concetto di patria, ricondotta appunto all’interno dei confini. Ma se non esistessero, non ci sarebbe nemmeno l’idea bellissima di sconfinamento, geografico o letterario o quel che ti pare. Da quest’ultimo punto di vista mi piacciono i territori di mezzo, il libro cosiddetto inclassificabile, gli scrittori che si ostinano ad andare fuori tema, come sto cercando disperatamente di fare io per evitare di rispondere alla tua domanda. E poi i linguaggi mobili, mescolati, mescidati, ma sì, migranti. Credo che il resto venga da sé. Non per nulla traduco, traghetto, trasporto da una lingua all’altra, di cultura in cultura.

2) Qual è un autore o un libro di ‘confine’ che ti senti di consigliare in un momento storico in cui di nuovo si alzano muri e la libertà d’espressione è tornata ad essere un elemento critico?

Consigliare un libro è sempre un po’ paternalistico, supponente, inoltre spesso cercare un messaggio ti porta a essere edificante e questo non è bello, ma se proprio dovessi pensare a un autore, ti direi Percival Everett, uno scrittore che ho tradotto e che mi sta molto a cuore. Tutta la sua opera è anche una grande riflessione paradossale sulle identità di ogni tipo. Lì mi trovo a casa e il suo tono non è mai paternalistico, il messaggio non è mai banale, forse non è nemmeno un messaggio, forse è un massaggio, sì, un massaggio cerebrale, intelligenza rimessa in moto.

3) Che momento ti sembra per la letteratura italiana? C’è qualche scrittore che ti ha sorpreso?

Mi sembra un ottimo momento, come tutti i momenti. Non ho mai amato le prediche sulla mediocrità dell’oggi rispetto ai giganti di ieri. Certo, non vedo Carlo Emilio Gadda (che pure è lì a disposizione sugli scaffali, più che mai contemporaneo), ma fra non molto esce una nuova opera di Michele Mari, quindi godo senza accontentarmi. Invece per quanto riguarda la sorpresa, ti direi una scrittrice che ho letto in toto più o meno un anno fa, Letizia Muratori. Non la conoscevo e l’ho trovata bravissima, sapientissima, capace di tramare una pagina apparentemente semplice, invece complessa, eppure naturale, fluida, arguta.

4) Quali sono gli ultimi libri che hai letto?

Di recente ho letto un bel libro di poesie di Nicola Gardini, ‘Tradurre è un bacio’. Poi un ripescaggio di Beppe Viola, ‘Vite vere compresa la mia’, pubblicato da Quodlibet. Ho sul comodino un bel po’ d’altra roba, ma sto anche traducendo molto, quindi spesso la sete di parole è appagata dal lavorio quotidiano e la sera mi faccio un giro fuori. Bisogna anche, perfino, addirittura, stare in mezzo alla gente di tanto in tanto, non solo fra le parole. Sconfinare dallo studiolo.

* Marco Rossari (Milano, 1973) è scrittore e traduttore. I suoi ultimi libri sono: Le cento vite di Nemesio (E/O) e Bob Dylan. Il fantasma dell’elettricità (Add editore)

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