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Regionali Lazio, i risultati definitivi: Rocca stacca D’Amato del 20%, a FdI un voto su tre

L'ex presidente della Croce Rossa avrà un mandato con un ampio consenso popolare. Pd seconda forza tra i partiti, male il M5S

Pubblicato:14-02-2023 08:25
Ultimo aggiornamento:15-02-2023 12:31
Canale: Lazio
Autore:
francesco_rocca
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Di Mirko Gabriele Narducci ed Emanuele Nuccitelli

ROMA – Francesco Rocca sarà il nuovo presidente della Regione Lazio grazie al 53,88% delle preferenze. Il candidato del centrodestra, quando mancano i dati di sette sezioni su 5.306 totali, ha staccato di oltre 20 punti percentuali il principale sfidante, Alessio D’Amato, sostenuto dal centrosinistra, arrivato al 33,5%. Il divario diventa abissale rispetto all’aspirante governatrice del M5S e del Polo progressista, Donatella Bianchi, che ha racimolato il 10,76%. L’affluenza definitiva è stata molto bassa: si è recato alle urne appena il 37,2% degli aventi diritto.

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Sommando i dati, anche il ‘campo largo’ evocato dai sostenitori dell’alleanza rosso-gialla avrebbe raccolto appena il 44,26%, nove punti sotto Rocca. Insomma, quella dell’ex presidente della Croce Rossa è una vittoria che gli consegna un mandato con un ampio consenso popolare e gli consente di inaugurare una nuova stagione politica nella regione. Nell’estrema sinistra, invece, a vincere il derby tra candidate è stata Sonia Pecorilli del Partito comunista italiano, a cui sono andate lo 0,98% delle preferenze, lo 0,1% in più rispetto allo 0,88 di Rosa Rinaldi di Unione popolare, la creatura politica di Luigi De Magistris.

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REGIONALI LAZIO, I RISULTATI DEI PARTITI

Quanto ai partiti, Fratelli d’Italia è il primo con il 33,62%. Nel centrodestra la Lega è al secondo posto con l’8,52%, seguita da Forza Italia con l’8,43. Poi ci sono la lista civica Rocca presidente al 2,03, l’Udc all’1,62 e Noi Moderati all’1,13. Il Pd è la seconda forza politica del Lazio con il 20,25%, 11 punti in più rispetto al M5S di Giuseppe Conte, ridimensionato all’8,54. Nel centrosinistra ci sono poi Azione-Italia Viva al 4,87%, la lista civica D’Amato al 3,05, Verdi e Sinistra al 2,74, Demos all’1,19, +Europa-Volt allo 0,96 e il Psi allo 0,52%. Il Polo progressista, la formazione di Sinistra ecologista che ha sposato il progetto pentastellato, ha raccolto invece l’1,21%.

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IL BOOM DI FDI TRA LE MACERIE DEGLI ALTRI

L’esplosione di Fratelli d’Italia tra le macerie di tutti gli altri grandi partiti. Il verdetto delle elezioni regionali nel Lazio è inequivocabile e non ammette repliche: la formazione della premier Giorgia Meloni accentra il consenso anche più delle ultime politiche, e nella Regione della Capitale più che raddoppia i propri voti rispetto all’ultima tornata del 2018, moltiplicando di oltre quattro volte i punti percentuali sul territorio e superando da sola l’intero risultato della coalizione di centrosinistra. Intorno, sia a destra che a sinistra, è un tracollo generalizzato in termini percentuali ma soprattutto di voti di lista.

Preventivabile, visto il raddoppio del ‘partito dell’astensione’, dato che però rimarca ancora di più il progressivo annichilimento generale, di pari passo con l’affluenza, che fa da contorno allo storico exploit di FdI. Il numero di elettori presentatisi alle urne prosegue sul trend ‘ribassista’: nel 2010 a votare furono in 2.875.469, il 60,89%; nel 2013, complice il traino dell’election day con le politiche, ben 3.423.284, il 71,96%; nel 2018 si scese a 3.181.235 elettori, il 66,55%; nel 2023 il tracollo, 1,4 milioni di elettori ‘persi per strada’ in cinque anni e un definitivo 1.782.479 votanti, il 37,2%. Un dato che più di qualcuno comincia a vedere come uno scricchiolio per la tenuta democratica delle istituzioni.

Passiamo ai partiti. Fratelli d’Italia, dopo il 2013, ha sempre più che raddoppiato i propri voti: allora, era la prima vittoria di Nicola Zingaretti in Regione, FdI raccolse 107.731 preferenze, con il 3,84%. Nel 2018 i voti diventano 220.460, i punti 8,69. E poi il ‘boom’ di quest’anno, sull’onda lunga delle politiche: 519.633 voti, il 33,62%. Il resto del centrodestra risulta sostanzialmente cannibalizzato: Forza Italia, che nel 2018 raccolse 371.155 voti risultando, con il 14,63%, il partito più votato della coalizione, ora ne perde oltre 240mila toccando quota 130.368, l’8,43%; pesante anche il colpo subito della Lega, che cede più di 120mila voti ma si piazza davanti ai forzisti. Il Carroccio passa dalle 252.772 preferenze del 2018, che valsero il 9,96%, alle 131.631 di oggi, attestandosi all’8,52%.

Il Partito democratico tiene invece a livello percentuale, passando dal 21,25% del 2018 al 20,25% di oggi. Ma, entrando nei numeri, è una tenuta più che illusoria: sono quasi 230mila i voti polverizzati in cinque anni. Nel 2010 il Pd ottenne 645.187 voti, il 26,30%; nel 2013 l’esplosione, con 834.286 voti e il 29,72%; poi, nel 2018, la prima evidente contrazione, le preferenze diventano 539.131, il 21,25%; nel 2023 il crollo, con 313.023 voti che, con ‘l’aiuto’ dell’astensione, valgono il 20,25%.

Chi va ancora peggio è il Movimento 5 Stelle, che sotto la guida di Giuseppe Conte cambia rotta e interrompe bruscamente il suo percorso di crescita nel territorio: nel 2013 i pentastellati candidando Davide Barillari raccolsero 467.249 preferenze, il 16,64%; nel 2018 toccarono il picco con 559.752 voti e il 22,06% portando la candidata presidente Roberta Lombardi all’ingresso in Giunta e nel centrosinistra; nel 2023 il dietrofront, che ha portato a bruciare quasi 430mila voti scendendo a 132.041, l’8,54%.

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2023-02-15T12:31:31+01:00

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