MILANO – Si parte dai biglietti e si arriva agli accessi. In commissione consiliare a Palazzo Marino è il responsabile dell’area ricavi della Fondazione Milano Cortina 2026 Nevio Devidé a mettere in fila numeri e regole dei Giochi invernali, chiarendo cosa è consentito e cosa no su biglietteria, sicurezza e mobilità. Sul fronte dei titoli di ingresso vengono richiamati dati puntuali: “I prezzi partono da 30 euro e circa il 60% dei biglietti resta sotto i 100 euro“. Le cifre più elevate, fino a 2.000 euro, riguardano invece le cerimonie e le sessioni di maggiore richiamo. “Sono eventi unici, con una domanda altissima, ma l’impianto complessivo è pensato per consentire una partecipazione ampia”, viene spiegato ai commissari.
Una lettura che non convince del tutto le opposizioni. Enrico Marcora e Marco Cagnolati (FdI) parlano di rischio di Olimpiadi poco accessibili ai cittadini, citando i listini delle cerimonie e dei pacchetti più costosi. L’assessore allo Sport Martina Riva prova a riequilibrare il quadro: “Non si possono giudicare i Giochi solo dai prezzi delle cerimonie. Ci sono molte gare con costi contenuti, come l’hockey a Santa Giulia con biglietti intorno ai 60 euro”.
Chiuso il capitolo biglietti, il focus si sposta su accessi e sicurezza. “Nei perimetri di gara entreranno solo persone accreditate”. I trasporti ufficiali saranno garantiti esclusivamente dai mezzi forniti da Stellantis, guidati da volontari selezionati e autorizzati, sotto il coordinamento delle autorità. “Taxi, noleggio con conducente e piattaforme non potranno accedere alle zone rosse. Dovranno fermarsi all’esterno, come il resto del pubblico, utilizzando punti dedicati di carico e scarico. Su questo non sono previste deroghe”. È un passaggio centrale anche per il dibattito politico. Viene ribadito che la Fondazione “non è un ente regolatore: non rilascia licenze, non concede permessi e non decide chi può lavorare e dove. Le regole sono fissate dallo Stato e dagli enti locali”.
Da qui il chiarimento sul rapporto con Uber, tema che ha acceso le polemiche. L’accordo viene definito commerciale e comunicativo, con confini netti: “In Italia Uber può operare solo con professionisti in regola, taxi o noleggio con conducente. Non c’è alcuna deroga”. Anche il numero dei “5.000 autisti” viene ridimensionato: “Non riguarda Milano, ma una platea complessiva riferita a tutti i territori coinvolti dai Giochi”. E soprattutto: “Uber non fornisce i trasporti ufficiali e non entra nei perimetri di sicurezza”.
Altro nodo è quello dei marchi olimpici. Viene richiamata la normativa del 2020 che tutela simboli e loghi dei Giochi e prevede sanzioni da 10.000 a 200.000 euro per utilizzi non autorizzati. Da qui la soluzione degli adesivi coordinati per i taxi, applicabili sul lunotto posteriore e conformi alle regole, come forma di partecipazione indiretta alla comunicazione dell’evento. Le categorie chiedono insomma certezze ‘operative’. Marco Marani (Unica Taxi Cgil) sollecita una smentita definitiva su presunti afflussi massicci di nuovi operatori e chiede tempi chiari. Luciano Barletta (TAM) invoca una cabina di regia rapida e una commissione di monitoraggio permanente. Antony Cafasso (Uri Taxi) riporta il tema sul concreto: “Evitare l’effetto San Siro, con traffico bloccato e uscite interminabili. Servono percorsi chiari e indicazioni uniformi”. Dal noleggio con conducente, Marco Cartiglieri (Associazione Provinciale Autonoleggiatori) chiede strumenti certi per non restare bloccati lontano dagli impianti nei giorni di maggiore afflusso.
Giulia Pastorella (Azione) mette in guardia dal rischio opposto: “Con milioni di visitatori, il problema potrebbe essere non riuscire a soddisfare la domanda”. Di fronte alle richieste, dal Comune l’assessore alla Mobilità Arianna Censi e la dirigente Mara Pala confermano il lavoro su stalli, navette e organizzazione dei flussi, oltre alla valutazione del turno libero per i taxi durante l’evento e alla prenotazione (sempre dei taxi) per persone con disabilità negli aeroporti. Nel frattempo, i Giochi stanno per arrivare.







