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La saga Djokovic sui giornali del mondo, in attesa del verdetto

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Dall'Australia alla Serbia, la rassegna stampa internazionale
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ROMA – Come una pallina da tennis. La notizia del cartellino rosso esibito dal ministro dell’Immigrazione australiano Alex Hawke a Novak Djokovicl rimbalza da un paese all’altro. Game, set, ko per il serbo che, a meno di ulteriori e clamorosi colpi di scena, non potrà disputare gli Australian Open e dovrà lasciare il paese. Le reazioni, non potrebbe essere altrimenti, dividono e si dividono.

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Ecco chi è Alex Hawke, il ministro ‘immigrato’ australiano che ha in pugno Djokovic

Se alcuni criticano aspramente la decisione dell’esponente governo australiano, altri indossano l’abito da scudiero e si schierano al fianco del giocatore serbo. Tra coloro che plaudono alla scelta di non far scendere in campo il numero uno del mondo sul cemento del Melbourne Park e di espellerlo dal paese dei canguri ci sono i media australiani. Per il Sydney Morning Herald, che fa una cronaca dettagliata della vicenda minuto per minuto, sia a livello politico che organizzativo ‘non ci sono vincitori nella saga di Novak’ e aggiunge che ‘a trarre beneficio da quanto sta accadendo non sono altro che i suoi avversari’. In un altro articolo la vicenda Djokovic lascia spazio alla politica e nel suo editoriale David Crowe scrive che il primo ministro australiano “Scott Morrison ha preso la decisione razionale di mandare a casa la ricca stella del tennis dopo aver calcolato l’enorme costo politico per avergli riservato un trattamento speciale”. L’editorialista prosegue affermando che “era insostenibile consentire al tennista non vaccinato di entrare facilmente in Australia quando aveva ingannato i funzionari di frontiera sul suo viaggio in Spagna ed era stato visto in pubblico in Serbia mentre era infetto dal coronavirus. La sanzione è che gli potrebbe essere negato l’ingresso in Australia per tre anni”.

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L’articolo è estremamente critico nei confronti del tennista serbo e sottolinea che “gli australiani hanno sopportato regole dure per molto tempo, compresa la chiusura dei confini del paese. Sono preoccupati per l’ondata di omicron e sono alla ricerca di test antigenici rapidi in un momento in cui le scorte di cibo e generi alimentari stanno finendo in alcuni supermercati. Non è il momento di offrire esenzioni speciali ad un tennista. Agli australiani è stato impedito di visitare un genitore morente in ospedale, di vedere un nuovo nipote e di sposarsi. Dovrebbero accettare che una stella del tennis abbia il margine di manovra che è stato negato loro? Far arrabbiare quegli australiani sarebbe stato un enorme pericolo per Morrison quando mancano solo pochi mesi alle elezioni”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il quotidiano ‘The Age’. Estremamente duro il titolo dell’editoriale a firma di Malcom Knox: “Se avessero un senso della realtà, Tiley e il consiglio di Tennis Australia si dimetterebbero”. Craig Tiley è il capo del torneo degli Australian Open e Knox si chiede se in questi giorni abbia riposato bene. Il giornalista scrive che “in una settimana, Tiley ha mandato in fumo così tanto da aver riportato gli Australian Open dall’oscurità nell’ultimo quarto di secolo che il mondo del tennis si chiede se si riprenderà mai; anzi, se meriterà ancora lo status di ‘grande slam’ dopo la debacle di Novak Djokovic’.

Malcom Knox mette poi nero su bianco che “Governi incompetenti e sfuggenti hanno fatto la loro parte, ma quelli erano fatti consolidati che non hanno molto a che fare con il tennis. Quella che è una storia di tennis è la complicità instaurata tra Djokovic e Tiley’. Si legge inoltre che ‘qualunque cosa accada, fasce del potenziale pubblico del tennis su entrambi i lati del dibattito sono nauseate da come l’Australia, e il suo Open, abbiano affrontato i loro affari’. E ancora: “Un torneo di questa statura dovrebbe essere più grande di qualsiasi giocatore. Djokovic e gli organizzatori sono riusciti a renderlo più piccolo”. Nella parte finale dell’editoriale è riportato che “indipendentemente dal fatto che Djokovic giochi o meno, sarebbero necessarie le dimissioni immediate di Tiley e dell’intero consiglio, se avessero qualche connessione con la realtà”.

IL CASO DJOKOVIC SUI GIORNALI DELLA SERBIA

E in Serbia cosa sta accadendo? I giornali di casa prendono le parti del figliol prodigo Novak, nei giorni scorsi diventato addirittura Gesù nelle parole di suo padre che ha tuonato: “Cercano di crocifiggerlo come hanno fatto con lui”. Scorrendo il portale del giornale serbo “Novosti”, si sottolinea spesso che Djokovic è ‘Il miglior tennista del mondo e detentore del torneo’, come se questo gli potesse garantire lo status di ‘primus inter pares’. Al fianco di Novak Djokovic si pone Dragan Markovic.

Secondo il presidente della Serbia Unita, deputato e presidente dell’assemblea della città di Jagodina, ‘il problema più grande di Novak Djokovic è che lui è un cittadino serbo. Novak è vittima di una decisione politica. Alcune persone pensano che abbia vinto nove volte gli Australian Open, pensano che sia il più forte in senso psico-mentale. Nole è il miglior tennista del mondo, ha trascorso la maggior parte delle settimane al primo posto della classifica e sono sicuro che uscirà più forte da tutta la situazione”. E ancora. “Tutte le organizzazioni sportive mondiali dovrebbero reagire, ma la politica interferisce nello sport. Il mondo intero, la gente comune, non i politici, dice che è un’ingiustizia nei confronti di Novak”.

Rabbia e indignazione sono i sentimenti che la fanno da padrone anche su un altro mezzo di informazione di casa Djokovic. ‘Telegraf.rs’ scrive infatti che è “incredibile ciò che il ministro australiano dà come giustificazione: la salute pubblica e il bene comune. E questo accade in un paese che ha 150.000 nuovi contagi ogni giorno. È pazzesco!’. (

In aiuto al tennista serbo arriva anche il vicino di Novak al ‘Park Hotel, quello che è stato ribattezzato ‘l’albergo dell’orrore’. Il profugo iraniano Ali Mehdi twitta che si tratta di “una tipica, sporca decisione del ministero dell’Immigrazione di fare tutto a tarda notte”, alludendo probabilmente al fatto che al miglior tennista del mondo, così è scritto un’altra volta sul portale di Novosti, è rimasto pochissimo tempo per la denuncia che i suoi legali hanno inviato”.

A proposito di legali, Novosti dà spazio a Nicholas Wood, l’avvocato di Novak Djokovic. Il legale spiega che “ogni minuto prima dell’inizio del torneo di lunedì è prezioso’ e aggiunge che “il giudice Anthony Kelly potrebbe tenere il caso presso il tribunale distrettuale federale, al fine di evitare perdite di tempo durante il trasferimento del caso al tribunale federale”. Wood afferma inoltre che “non vi è alcun conflitto di interessi o pregiudizio del giudice Kelly, nonostante abbia giudicato in un caso precedente, perché la seconda esenzione dal visto è un processo completamente separato dal primo”.

IL CASO DJOKOVIC SUI GIORNALI EUROPEI

E il resto del mondo come reagisce a questa ennesima puntata della telenovela serbo-australiana? Il quotidiano francese ‘Le Monde’ si chiede se questa sia la fine della partita di Djokovic in Australia. Nell’intervista rilasciata ad Elisabeth Pineau, lo specialista in geopolitica dello sport, Jean-Baptiste Guégan, parla di “una questione di politica interna. Non si possono imporre 262 giorni di reclusione a una popolazione e consentire a un giocatore, con il pretesto della sua notorietà, di entrare nel territorio nazionale. Djokovic beneficia di un sistema eccezionale, vuole porsi al di sopra della common law”. Guégan aggiunge che “c’è una sensazione di onnipotenza in lui. Ha sempre avuto un particolare rapporto psicologico con il corpo. Djokovic pensava che il suo status di atleta di punta gli avrebbe aperto tutte le porte. Solo che comunicando molto male il fatto di aver beneficiato di un’esenzione, è diventato il volto degli anti vax, perché immaginiamo che non sia vaccinato. Ciò che è problematico è la sua posizione rispetto alla politica di salute pubblica del governo australiano, che è stata molto severa dall’inizio della pandemia”.

Una foto in primo piano di un Djokovic semiserio campeggia sul sito di ‘Der Spiegel’. Emblematico il titolo di un articolo del quotidiano tedesco: ‘Il caso di Djokovic, da eroe del tennis a idolo per pensatori esoterici’. Sottotitolo: “L’Australia non vuole far entrare Novak Djokovic nel paese, la star del tennis ha pasticciato con milioni di fan. Potrebbe essere il miglior giocatore del pianeta, probabilmente non sarà mai il più grande”.

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Altri titoli: ‘Unica decisione possibile’ e ‘Tutto questo non va bene per il tennis’. La scritta ‘Breaking news’ è ancora in primo piano sul sito del quotidiano britannico ‘Daily Mail’, con notizie arricchite da gallery fotografiche e dirette da Melbourne, mentre il giornale spagnolo ‘El Paìs’ usa la via della diplomazia, dando solo la notizia ma preferendo non commentarla, dopo averlo fatto abbondantemente nei giorni scorsi. Come una pallina da tennis durante il match point, sospesa sulla rete, al termine di uno scambio mozzafiato, mentre sta per cadere in uno dei due lati del campo, pronta a regalare la vittoria ad uno dei due contendenti e a far bere l’amaro calice della sconfitta all’altro. Così immaginiamo in questo momento lo stato d’animo di Novak Djokovic e di tutti coloro che sostengono la sua causa da una parte e quello del governo australiano, con in testa il ministro dell’Immigrazione, Alex Hawke, dall’altro. La pallina dovrà cadere prima o poi, probabilmente lo farà nell’ennesima nottata italiana. Ma lo spettacolo messo in campo fino ad oggi è stato abbastanza deprimente. Meglio il tennis.

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