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Veneto, Donazzan: “Non ho alimentato l’odio cantando ‘Faccetta nera’”

elena donazzan
L'assessore regionale ad Istruzione e Lavoro, rea di aver intonato la canzone fascista a 'La Zanzara' su Radio 24, si appella alla pacificazione e richiama alla Costituzione: "Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero"
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GENOVA – È un appello alla pacificazione e un richiamo alla Costituzione, quello dell’assessore regionale ad Istruzione e Lavoro Elena Donazzan, nei confronti dei consiglieri regionali veneti che saranno chiamati ad esprimersi su una mozione ‘severa’ sulle sue affermazioni fatte durante la trasmissione radiofonica ‘La Zanzara’ di venerdì 8 gennaio. “Cari colleghi, per la prima volta questo Consiglio regionale è invitato ad esprimersi su una mozione che chiamerà ciascun consigliere, per appello nominale, a dare giudizio sulle affermazioni ed i comportamenti di un assessore regionale. Questa prima volta toccherà a me”, scrive Donazzan in una missiva indirizzata oggi ai consiglieri regionali. “Riaffermo ‘prima’ perché con tutta probabilità questo diverrà un precedente che spianerà la strada alla facoltà di giudicare parole, pensieri, espressioni, atteggiamenti posti in essere in qualsiasi occasione e quindi non solo nell’esercizio del proprio mandato e nelle sedi istituzionali o nel proprio ruolo di rappresentanza, ma in ogni luogo ed in ogni momento”, avverte l’assessore.

“Ho affermato in un comunicato stampa ufficiale, quindi rivolto idealmente a tutti i cittadini veneti, che se qualcuno in buona fede si fosse sentito offeso in qualunque misura, me ne scuso perché con altrettanta buona fede e certamente con un po’ di leggerezza, ho partecipato ad una trasmissione di satira notoriamente informale, irridente ed a tratti sopra le righe, fatto di cui si è già ampiamente scritto e discusso”. E lì si è parlato di temi “che lacerano la nostra Nazione dal dopoguerra, o addirittura da ancor prima”. Tuttavia, osserva Donazzan, “la memoria si perde nel tempo tra Guelfi e Ghibellini, tra Borbonici e Garibaldini o, per restare nei confini della Serenissima, tra chi votò per il plebiscito e chi lo osteggiò e ancora oggi rivendica la ‘grande truffa’. La storia è storia. La storiografia è scritta dai vincitori e spesso non trova le ragioni dei vinti. Non è un giudizio moralistico, bensì un dato di fatto”, sostiene Donazzan. E intanto “l’Italia continua a vivere una perenne guerra civile, una guerra dolorosa e fratricida per la quale sempre, ovunque, in ogni modo, anche da quest’aula, io ho chiesto di smettere di alimentare l’odio con la speranza di una pacificazione nazionale”. Di qui l’appello, che Donazzan fa “idealmente a tutti coloro che credono debba cessare il clima di guerriglia permanente creato da italiani contro gli italiani. Che si guardi verso il futuro, si costruisca una unità di intenti, una fratellanza vera ed una vera pacificazione”.

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E quindi “chiedo vengano giudicate anche queste mie parole, che sono il mio sentimento più autentico e profondo. Rivendico di non aver mai alimentato l’odio, ma di averlo subito. Non auguro a nessuno di vivere così come io ho vissuto questi giorni di offese, insulti, minacce e ringrazio di cuore le migliaia e migliaia di cittadini di estrazione diversa, di appartenenza politica diversa, italiani e stranieri, che mi sono stati vicini”. Arriva poi il richiamo “alla nostra Costituzione italiana, articolo 21. Tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto, e ogni altro mezzo di diffusione… E ancor oltre la Costituzione, richiamo alla vostra attenzione i principi fondamentali che alla sottoscritta sono stati insegnanti al liceo, dove un professore antifascista e che ho molto amato, mi ha fatto studiare Voltaire. L’insegnamento più celebre a lui attribuito è riassunto in questo semplice principio: ‘non condivido ciò che dici, ma darei la vita perché tu possa dirlo'”. Ma “oggi, nel lontano 2021, ho scoperto che non è così. Ho scoperto che chi predica la tolleranza è violentemente intollerante, a meno che non si dica esattamente ciò che vuole che si dica; che il pensiero è libero soltanto se risponde al pensiero dominante; ho scoperto che questo pensiero assoluto censura, imbavaglia, denigra”. Perché “che cos’è la privazione della propria identità su un social network se non la nuova morte civile? Sono stata bloccata su Facebook ed insieme a me, e prima ancor di me, tanti esponenti politici, siti di giornale o di blog, tutti con un denominatore comune: davano fastidio al pensiero unico. Oggi tocca a me, su un tema divisivo per natura. Domani toccherà a chi altro si esprimerà su famiglia, droga, storia, persone, eventi, società”. E ora “questo Consiglio regionale può diventare il luogo della censura oppure ribadire ancora una volta che la ‘libertà’ viene prima di tutto. Come? Diventando il laboratorio per una proposta di legge nazionale che regolamenti e tuteli la libertà di espressione anche sui social, piattaforme che ormai rappresentano lo scenario di nuove guerre combattute con troll, hackeraggi e manipolazioni…”, conclude Donazzan.

I CONSIGLIERI DELLA LIGA VENETA CONDANNANO OGNI REVISIONISMO

Dopo gli zaiani, intervenuti ieri, oggi anche i consiglieri regionali della Liga Veneta, per voce dal capogruppo Giuseppe Pan, condannano l’intervento dell’assessore a ‘La Zanzara’ su Radio 24, durante la quale ha cantato ‘Faccetta nera’. “Indubbiamente l’assessore Donazzan avrebbe potuto evitare di fare quelle esternazioni, anche per rispetto dell’incarico e delle istituzioni che rappresenta. Le scuse della interessata hanno cercato di rimediare a quanto accaduto. Come Lega, però, condanniamo fermamente qualsiasi revisionismo. Si tratta di un pensiero che decisamente non ci appartiene”, afferma Pan. “L’assessore Donazzan ha raccontato di aver sentito cantare in casa, fin da piccola, ‘Faccetta nera’. Io, da parte mia, ho una storia personale diversa: fin da piccolo ascoltavo i racconti di mio nonno, oggetto invece di violenze da parte della Camicie nere. Lui, come troppi in quegli anni sciagurati, hanno dovuto accettare l’olio di ricino. Comprendo quindi coloro che si sono sentiti offesi e ai quali l’assessore, in prima persona, si è rivolta per fare ammenda”, continua Pan. Detto questo “non possiamo accettare che una rappresentante delle istituzioni ancora oggi affronti un tema del genere con questa leggerezza, da lei stessa ammessa pubblicamente e, in separata sede, con noi consiglieri”, conclude Pan. “‘Meditate che questo è stato’. Abbiamo tutti imparato a memoria questo verso della poesia di Primo Levi. Forse sarebbe bene che un assessore all’Istruzione lo ricordi”.

ZAIA: “LE SCUSE SONO ARRIVATE, MA IL CONSIGLIO È SOVRANO”

“Vedremo che discussione emergerà, il gruppo deve ancora incontrarsi. Io ho chiesto che ci fossero delle scuse che sono arrivate, dopodiché il Consiglio è sovrano”. Così il presidente della Regione Veneto Luca Zaia interviene in merito alla mozione di riserva firmata da gruppi di opposizione e Stefano Valdegamberi (formalmente del gruppo misto, ma eletto in lista Zaia) in Consiglio regionale nei confronti dell’assessore all’Istruzione e al Lavoro. “È un episodio infelice da condannare senza se e senza ma, ma io non ci voglio aggiungere altri contenuti. Questa amministrazione è assolutamente contro i totalitarismi”, assicura Zaia ricordando che l’episodio è avvenuto “in un contesto di assoluta goliardia”, ma sottolineando anche che “è improvvido andare in un contesto del genere in un momento come questo”.

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