A Bologna il 38% delle donne non si sente sicura la sera

Ragazza donna sola strada
L'associazione Orlando, che in città gestisce il Centro delle donne, rivela che sei donne su dieci si sentono "abbastanza o molto sicure" nel rientrare a casa a fine giornata; le altre non lo sono per via della "presenza di soggetti che aumentano la percezione del rischio" o la "reputazione di alcune zone della città"
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BOLOGNA – Sei donne su 10 (il 61,6%) a Bologna si sentono “abbastanza o molto” sicure nel tornare a casa da sole la sera. Per converso poco meno del 40% invece non lo è, e questo per via della “presenza di soggetti che aumentano la percezione del rischio” o la “reputazione di alcune zone della città (piazza Verdi-zona Università) o di alcuni quartieri (Bolognina-San Donato)”. È quanto emerge dal questionario dell’associazione Orlando, che a Bologna gestisce il Centro delle donne e che sarà uno degli strumenti principali usati per preparare l’Agenda politica delle donne per una città inclusiva 2021 in vista delle prossime elezioni amministrative.

“Abbiamo messo questa domanda perché pensiamo sia importante introdurre un ‘filtro di genere‘ per quello che riguarda la politiche legate alla sicurezza in città”, spiega Valentina Bazzarin, ricercatrice ed analista di Digitalfems, mostrando i dati ai consigli comunali nella commissione Pari opportunità di oggi pomeriggio. Nonostante il numero positivo, c’è da tenere in considerazione che la percentuale è calcolata su un numero ridotto di persone che hanno risposto al questionario: in un mese l’associazione ha raccolto 1.130 risposte, e 812 arrivano da persone che vivono in città. Il questionario dell’associazione Orlando chiedeva anche di individuare tre priorità sui cui dovrebbe concentrarsi l’agenda politica delle donne e 630 intervistati hanno optato per più avere più spazi dedicati in città. Tra questi, “spazi di aggregazione spontanea; centri antiviolenza; spazi per il sostegno psicologico e per la salute più in generale”. In 410 invece hanno scelto la sezione ‘Maternità‘, nella quale rientrano “nidi gratuiti, supporti alla genitorialità, alle categorie vulnerabili e al lavoro di cura”. Oltre alle domande a risposta chiusa, Bazzarin ha riportato anche i punti salienti di alcuni focus group e interviste aperte in cui l’associazione chiedeva “idee per la città”. Tra le criticità da risolvere ci sarebbero “più razzismo; la diminuzione di iniziative culturali; la chiusura di luoghi non istituzionali di produzioni di cultura” ed è sentita come ancora “irrisolta la relazione tra il centro e la periferia”.

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“L’Agenda è un processo partecipativo per arrivare a far arrivare quelle che sono le proposte di Governo per la città”, dice Samanta Picciaiola, neo eletta presidente dell’associazione Orlando, precisando che non solo il questionario sarà importante per realizzare le proposte, ma che il tutto si articola in più fasi. “D’una città non godi le sette o 77 meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda- conclude Picciaiola- noi con l’agenda politica di donne vorremmo che questi progetti e desideri non fossero più invisibili ma diventino visibili e fortemente cogenti per chi arriverà a governare la città”.

LEPORE: “INTERVENIAMO SULLA CURA DEGLI SPAZI E DELLE PERSONE”

Nonostante un dato generale positivo, il fatto che il 38% delle donne che vivono a Bologna dichiarino di non sentirsi sicure nel tornare a casa sole la sera è una questione che “non va sottovalutata” e “segnala un bisogno di sicurezza al quale è importante dare risposte su più livelli”. Da un lato, “intervenendo proprio sugli elementi che contribuiscono ad alimentare la percezione di insicurezza, dalla mancanza di illuminazione o l’incuria in alcune aree della città; dall’altro rafforzando tutti quei presidi di legalità che servono a prevenire reati e contrastare prevaricazioni contro i diritti delle donne e di altra natura”, dice l’assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Matteo Lepore, commentando i risultati del questionario dell’associazione Orlando. Le sue proposte non vanno declinate “solo in termini di politiche di sicurezza, che sono e restano fondamentali, ma anche intervenendo sul piano della cura, sia degli spazi che delle persone”. Per questo, l’assessore trova utili le indicazioni emerse dall’indagine dell’associazione e presentate ieri in commissione Pari opportunità, in particolare quelle “sulla richiesta di maggiori spazi di aggregazione spontanea, centri antiviolenza, spazi per il sostegno psicologico e per la salute più in generale, così come di spazi verdi“.

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