Conte pronto alla verifica in Parlamento, ecco i numeri al Senato

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I numeri dovrebbero consentire al governo di ottenere la fiducia, con ogni probabilità anche senza Italia Viva. Tanto più che per la fiducia non è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti l'emiciclo di Palazzo Madama
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ROMA – Il premier Giuseppe Conte è determinato ad affrontare in Parlamento la prova della verifica di maggioranza. Il passaggio nelle aule è dettato dalla Costituzione. Il premier ci si può recare per annunciare le dimissioni, prima di tornare al Colle ed essere eventualmente reincaricato, oppure per tenere un’informativa sulla situazione politica. A quanto apprende la Dire da fonti di maggioranza, è questa la strada che il premier ha intenzione di percorrere, ben sapendo che potrebbe essere l’occasione per la presentazione della mozione di sfiducia da parte delle opposizioni. Ma i numeri a Palazzo Madama dovrebbero consentire al governo di ottenere la fiducia, con ogni probabilità anche senza Italia Viva. Tanto più che per la fiducia non è necessaria la maggioranza assoluta dei componenti l’emiciclo di Palazzo Madama. È il caso, perfettamente in linea con la Costituzione, del governo di minoranza. Si tratta di un esecutivo che ha il sostegno di entrambe le Camere, ma questo sostegno non è accordato necessariamente dalla maggioranza assoluta dei deputati (316 su 630) e dei senatori (161 su 321). Se alcuni si astengono o abbandonano l’aula può bastare anche una maggioranza relativa perché l’esecutivo sia fiduciato. Ad oggi le opposizioni al completo a Palazzo Madama vantano 138 voti, coi 18 voti di Italia viva al completo arriverebbero a 156. Ma questo solo in teoria.

Perché in Forza Italia sta emergendo un’area ‘della responsabilità’ che potrebbe quanto meno non votare contro il governo. Non sarebbe una novità: una decina di senatori forzisti sono mancati molto spesso nelle votazioni delicate degli scorsi mesi. Tanto che il governo Conte ha sempre mantenuto un margine di sicurezza di 15-20 voti rispetto alle opposizioni, anche quando non superava la soglia della maggioranza assoluta. Al momento i 92 del M5s, i 35 del Pd, i 5 delle autonomie, e i 20 del misto che votano la fiducia arrivano a 152, compresi i senatori del Maie, che oggi riunisce l’ufficio politico. Ma altri voti potrebbero arrivare in prima battuta dall’Udc, dai forzisti, da eventuali senatori di Italia Viva in dissenso. Questi voti uniti alle assenze e alla non belligeranza della parte responsabile delle opposizioni dovrebbe consentire di mettere al sicuro la fiducia. Nelle ipotesi di maggioranza questo sarebbe solo il primo step. Il numero di senatori a favore del governo potrebbe aumentare fino a superare la maggioranza assoluta. Renzi stesso ha assicurato il suo sostegno per lo scostamento di bilancio, il recovery fund, il dl ristori. Una circostanza che apre un intervallo di tempo durante il quale si può produrre la ricomposizione politica in maggioranza. Anche perché- ragionano fonti di maggioranza- una volta che si componesse un’area dei Responsabili strutturata, a Renzi non converrebbe stare fuori dal governo. Tanto più con lo sbocco obbligato del semestre bianco. La ricucitura in seno all’esecutivo è tutt’altro che impossibile. E a Palazzo Madama c’è chi è pronto a scommettere che alla fine il gruppo di Renzi potrebbe anche aumentare di consistenza.

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