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Presidente ‘Renata Fonte’ di Lecce: “Vogliono affossare il nostro centro antiviolenza”

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Maria Luisa Toto commenta alla Dire la co-progettazione imposta dall'assessora ai Servizi sociali
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di Laura Monti

ROMA – “È sotto attacco l’autonomia del nostro centro antiviolenza: vogliono colonizzare un luogo delle donne e questo è becero patriarcato”. Così Maria Luisa Toto, presidente dello storico centro antiviolenza Renata Fonte a Lecce, ha commentato alla Dire la decisione della Commissione consiliare dei Servizi sociali del Comune di Lecce di vincolare il rinnovo della convenzione e del rifinanziamento del centro all’accordo per una co-progettazione dei programmi di fuoriuscita dalla violenza: il tutto avrebbe lo scopo di ‘stabilire e definire le procedure di accoglienza e presa in carico delle donne e dei minori, stabilire ruoli e funzione di ogni soggetto e adottare protocolli che disciplinano le modalità di integrazione con Asl, Forze dell’ordine, scuole e centri antiviolenza’, come riporta la nota stampa della Rete nazionale antiviolenza Reama di Fondazione Pangea.

Questo, però, per le attiviste della Rete Reama, provocherebbe ‘una rivisitazione e una ingerenza nelle decisioni e nell’autonomia, ad esempio su come affrontare i casi di violenza, divenendo di difficile e pericolosa applicazione ai percorsi e alle metodologie seguite dai centri antiviolenza’. In ballo ci sono anche i 20mila euro annui di finanziamento del Comune al centro antiviolenza (“niente più che un rimborso spese, visto che copriamo tutto il territorio di Lecce”, ha detto Toto), che senza la firma del centro alla coprogettazione verrebbero meno. Tuttavia, “a queste condizioni non firmeremo mai- ha assicurato Toto- perché equivarrebbe a tradire le donne”.

Questo perché, per Toto, “si sta cercando di eliminare l’autonomia del centro e di lottizzarlo per trasformarlo in un servizio. Ma un centro antiviolenza non è mai stato e non può essere un servizio. È un’altra cosa, è un luogo di autonomia per le donne”. Anche perché, fa notare ancora la presidente del Renata Fonte, “le donne non si rivolgono ai servizi, per loro equivale a un’autocertificazione del loro essere donne e madri inadeguate. Non dimentichiamo la paura, la vergogna, il senso di colpa delle donne vittime di violenza. In questo modo le donne non parlerebbero più e torneremmo ad avere una enormità di sommerso”. Lo scopo della co-progettazione dovrebbe essere quello di creare una rete fra centro antiviolenza e istituzioni, ma questo al centro Renata Fonte accade già, se non altro perché previsto dalla Convezione di Istanbul, come fanno notare ancora le attiviste di Reama: da 23 anni, infatti, il Renata Fonte ‘lavora con un approccio integrato con le istituzioni del territorio, mantenendo la sua indipendenza in quanto elemento essenziale del lavoro di tutela e protezione delle donne vittime di violenza”. “Teniamo per mano le donne che si rivolgono a noi in tutto il loro percorso- ha aggiunto Toto- anche per tutelarle dalla vittimizzazione secondaria che spesso subiscono dalle istituzioni. Collaboriamo dai primi anni 2000 con la Procura nazionale antimafia, con la Procura dei minori, senza contare le case rifugio, le Forze dell’ordine, i servizi sociali, le Asl. Ora ci chiedono di mandare tutto all’aria”.

Per Toto, l’imposizione della co-progettazione da parte dell’Ambito territoriale sociale di Lecce di cui il Comune è capofila con l’assessora ai Servizi sociali: “Vogliono affossare il nostro centro– ha detto- e prendersi una fetta di potere, propaganda e visibilità sul tema della violenza contro le donne”. Il prossimo 16 dicembre Maria Luisa Toto parteciperà alla Commissione consiliare convocata dalla stessa maggioranza del Comune di Lecce, che, ha incalzato Toto, “è dalla nostra parte, a eccezione di qualche consigliere vicino all’assessora ai Servizi sociali. E tutti, compresa l’assessora, continuano a dirci che siamo un ottimo centro antiviolenza. Il nostro è un luogo che dà voce alle donne e per noi sarà una battaglia difenderlo”, ha concluso.

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