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La risposta delle religiose cattoliche al dramma delle migranti/VIDEO

Un seminario per fare il punto su quello che le donne della Curia e delle congregazioni religiose fanno per aiutare le popolazioni migranti, e in particolare le donne
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ROMA – Il 3% della popolazione mondiale è migrante oggi come decenni fa. Ma grazie ai media il fenomeno è percepito come più ampio e grave. Lo spiega l’Ambasciatore dell’Ordine di Malta presso la Santa Sede Antonio Zanardi Landi, promotore del seminario di stamani a Roma, in collaborazione con ‘L’Osservatore Romano’, per riflettere sul ruolo delle donne della Curia e delle congregazioni religiose nel sociale e in particolare nell’accoglienza dei migranti. Al problema da lui sollevato risponde il cardinale Antonio Maria Vegliò, del Pontificio Consiglio per i migranti: “Oggi è necessario cambiare prospettiva, e l’approccio femminile può essere di grande aiuto. E poi- aggiunge- le migrazioni possono essere uno strumento di responsabilizzazione per le donne“.

L’incontro è anche occasione per presentare il mensile dell’Osservatore Romano ‘Donne, Chiesa, Mondo’. Un mensile – al suo quinto anno di vita- in grado di colmare “il vuoto in Italia delle pubblicazioni dedicate alle donne”, come osserva la sua curatrice editoriale, Lucetta Scaraffia, che quindi spiega: “L’edizione di questo mese è intitolata ‘Donne in fuga’. Le migrazioni per le donne sono un’esperienza ancora più dura da affrontare, che le rende particolarmente vulnerabili. In Messico ad esempio, prima di partire la maggior parte accetta iniezioni di ormoni per bloccare l’ovulazione poichè consapevoli che saranno violentate da chiunque incontreranno nel loro viaggio. Cercano quindi di non restare incinte, ma subiscono danni psicologici e sulla loro salute molto gravi”.

In due anni, sulle coste siciliane sono arrivate 12mila nigeriane secondo stime dell’Oim, come ricorda Suor Eugenia Bonetti, dell’associazione ‘Slaves no more’, una rete di religiose impegnate ad aiutare le vittime di tratta. La maggior parte di loro finisce nel giro della prostituzione, e per questo sottolinea come anche i nostri paesi possono diventare minaccia e luogo di sfruttamento per tante ragazze. “La ricchezza dei tanti carismi delle nostre congregazioni consente alla rete di aiutare tante donne per prevenire, sensibilizzare e reintegrare nei paesi di origine coloro che vogliono ritornare in dignità”. Quindi denuncia i Centri di identificazione ed espulsione (Cie), in cui “molte migranti si trovano ingabbiate solo perchè senza documenti, dopo essere state sfruttate, e ora lasciate alla disperazione”. E’ anche all’interno di questi luoghi – oltre che in strada – che le suore della rete danno la loro assistenza per far sentire protette e ascoltate tante vittime di un fenomeno quanto mai attuale.

di Alessandra Fabbretti, giornalista

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