venerdì 23 Gennaio 2026

La Guardiaparco del Parco dei Castelli Romani: “Il mio ufficio è grande 16mila ettari, a un passo dal lupo”

L'intervista della Dire a Benedetta Nati, mamma di due bambini, 44 anni: il suo rapporto con la natura, i boschi e le sue attività di ogni giorno

ROMA – “Quando torno la sera a casa dopo una giornata di lavoro non sono mai arrabbiata, anzi dico sempre ‘stacco e vado a lavorare’ non perché non ci sia impegno e fatica, ma perché stare in natura è ben diverso da un ufficio, tra quattro mura, e quello che costruisci con il lavoro lo vedi nel tempo ammirando proprio la bellezza dei luoghi”.

È una folgorazione, un vero colpo di fulmine il rapporto che Benedetta Nati, mamma di due bambini, 44 anni e guardiaparco dal 2003 nel Parco dei Castelli Romani, ha con la natura, i boschi e le sue attività di ogni giorno che pur intense la “staccano dalle pressioni del quotidiano”.

Qualcuno dice che è la magia del verde, o forse proprio di quelle passioni che Benedetta ha seguito scegliendo questa strada. “Quando sull’uniforme avevamo i gufetti- sorride mentre lo racconta intervistata dalla Dire- i miei figli mi prendevano in giro e mi chiedevano: mamma quanti gradi, anzi, gufi hai?'”.

Tantissime sono le attività che si fanno in un parco esteso 16 mila ettari che raggruppa ben 18 comuni come quello dei Castelli Romani: “le facciamo tutte e bene- puntualizza Benedetta- Facciamo protezione e censimento della fauna e delle specie arboree, ma anche controlli, redigiamo sanzioni, notizie di reato, c’è anche una parte di attività che si svolge in ufficio. E poi le escursioni, l’educazione ambientale ai giovani anche nei comuni limitrofi e nella comunità montana”.

Perché oltre alla protezione c’è la valorizzazione e la cultura, alla scoperta di sentieri archeologici riportati in vita e finalmente fruibili come quello dell’emissario del lago di Nemi: “una passeggiata di 1 km e 600 metri in epoca romana, dalle rocce alla storia”. Lo racconta in un modo che viene voglia di andarci. Le prove del concorso bandito dalla regione Lazio prevedevano una preselezione, ricorda la Guardiaparco, poi gli scritti, l’orale. Uno studio intenso dalla “tutela ambientale, alle direttive europee, alla legge nazionale sulle aree protette, ma anche il codice di procedura penale perché i guardiaparco sono agenti di polizia giudiziaria per le restrizioni sulla caccia ovvero l’antibracconaggio, e poi la normativa sui reati ambientali, la conservazione sulle specie protette”.

Dopo aver passato il concorso Benedetta non smette di studiare: prende due lauree e segue due master in scienze politiche internazionali. I guardiaparco, come spiega, sono agenti di polizia giudiziaria ma non solo. “Siamo anche agenti di pubblica sicurezza- dice Benedetta- e siamo armati su base volontaria con decreto del prefetto Roma”. Un’attività particolarmente orientata all’antibracconaggio. “Non siamo più figlietti dei fiori come si diceva un tempo”, ironizza.

Passato il concorso Benedetta Nati ricorda anche il mese di formazione sul campo insieme alla Forestale “al parco del Circeo per il riconoscimento delle specie arboree e facemmo affiancamento alla Tenuta di Castel Porziano per i censimenti della fauna selvatica, l’avifauna, cinghiali e i lupi”. E così torna alla memoria quell’episodio del lontano 2010 quando “siamo intervenuti dove c’era stato un incidente stradale- ricorda- e abbiamo trovato una carcassa di canide.

Ci era venuto un dubbio e abbiamo mandato ad analizzarla all’Istituto zooprofilattico e attraverso il dna hanno certificato che si trattava di un esemplare di lupo. Poi da lì abbiamo trovato altre tracce, impronte, abbiamo iniziato a raccogliere i dati scientifici da analizzare, gli escrementi, fino alle fototrappole che hanno immortalato anche dei cuccioli”.

Attraverso il lavoro di tanti anni Benedetta può documentare di aver visto un cambiamento da parte della cittadinanza del territorio rispetto all’ambiente. “Il Parco dei Castelli romani nacque da una volontà popolare di comuni nel 1982- ricorda- ma diventò Parco solo dopo la legge 394 del ’91. È cambiato il modo di approcciarsi, non si lavora solo sulla repressione di chi infrange le norme, ma anche sulla promozione e questo ha cambiato l’atteggiamento della cittadinanza che ha capito come fruire di quest’area protetta”.

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