ROMA – E qui entra in ballo il cuore. Quello che si stringe quando vedi la tua squadra per la quale hai sempre tifato umiliata, sbeffeggiata, offesa e non rispettata. E vedi i suoi tifosi, quelli di cui fai parte da sempre, provare a starle vicino, a sostenerla. Ma poi, esausti, li vedi andarsene, a testa bassa, mentre la Roma sta perdendo sul campo, e non per ripicca ma per non vederla ancora presa a bastonate (metaforiche certo, ma sempre dolorose). E allora prendi il tuo cellulare, vedi se è acceso, se c’è campo, chiedendoti “forse non prende? Perché non mi chiamano?”. Pensi di fare tu il numero, ma poi aspetti, perché in cuor tuo, quello che si è stretto per la tua Roma, senti che quella chiamata arriverà. Perché sei Claudio Ranieri e tutto il mondo lo sa che “se la Roma chiama, devo dire di sì”.
E così succede. E allora un taxi al volo, chiamato con l’altro telefono mentre al cellulare la voce americana continua a chiederti se accetti quella panchina complicatissima, mentre ti stai imbarcando per quel volo che da Londra ti porterà ancora a casa, a Roma, a vestire quella divisa romanista, diversa da quella che indossi tutti i giorni ma pur sempre giallorossa, per la terza volta da allenatore. Sei ore di volo tra andata e ritorno, in tutto poco più di tremila chilometri.
Ora, dopo una lunghissima giornata di discussioni e sì, ora è ufficiale: Ranieri è il nuovo responsabile tecnico della Roma. Ma il club fa sapere anche che “al termine della stagione- si legge nel comunicato- assumerà un ruolo dirigenziale senior: sarà consulente della Proprietà per tutte le questioni sportive del club. La ricerca del nuovo allenatore continuerà nei prossimi mesi e Claudio avrà voce in capitolo anche in questa decisione”. Insomma un traghettatore.
E con la mente torni all’8 marzo del 2019 per quello che fu il primo ritorno sulla panchina della Roma, dopo l’esordio del 2009 quando prese il posto di Luciano Spalletti e sfiorò uno storico scudetto partendo dal fondo della classifica, sogno poi spezzato dall’Inter di José Mourinho. Corsi e ricorsi storici…
Nella conferenza di presentazione, era il 10 marzo di 5 anni fa, a proposito del ritorno a Roma, Ranieri disse che “è sempre qualcosa di speciale, per noi romani, per noi tifosi romani. Sappiamo che è un momento difficile, però sono pronto a lottare“.
È la storia che ritorna, che si ripete. Perché quelle parole sembrano dette oggi, con il ritorno a casa per aiutare quella Roma in difficoltà oggi come ieri. Ranieri da San Saba, tra Circo Massimo, Caracalla, Palatino (più Roma di così?), alla fine della passata stagione, dopo l’ennesimo miracolo compiuto questa volta su un’altra panchina amata, quella del Cagliari, aveva annunciato il ritiro, non avrebbe più allenato. Ma poi chi? Ranieri? Ma quando mai. Un uomo di campo come pochi, come avrebbe potuto lasciare? Già a fine ottobre scorso aveva rivelato la voglia di tornare, di rimettersi “in discussione”. Aspettando una nazionale (ma non quella di Spalletti verso il quale ha “massima fiducia”).
Se ti chiama la Roma puoi dirle mai di no? “Un’altra società non l’avrei presa- disse sempre in quel marzo ‘anticipatore’- e se la Roma chiama, devo rispondere di sì. I soldi? Sono venuto per la maglia”. Musica per le orecchie e per il cuore, trafitto e sanguinante, dei tifosi della Roma pronti a tifare “solo la maglia”. E qui c’è in ballo il cuore, quello dei romanisti, quello di Claudio Ranieri III da San Saba.




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