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A Varazze un fumetto tra i manifesti funebri: terza dose come la morte

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Polemica per il manifesto affisso nel comune in provincia di Savona. L'Ordine dei medici savonese: "Un gesto di fanatici"
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ROMA – Un fumetto con raffigurata la morte che, falce in mano, suona un campanello. ‘Chi è?’ chiede una voce dall’interno. ‘Sono io, la terza dose‘, risponde lei con un ghigno. Il disegno è apparso oggi tra i manifesti funebri a Varazze, in provincia di Savona.


Un gesto di fanatici, di pochi estremisti che forse non si rendono conto delle gravità e delle possibili ricadute”. Così lo definisce Luca Corti, presidente dell’Ordine dei medici savonese. “Le persone più influenzabili potrebbero rimandare la vaccinazione – aggiunge Corti -, mettendo a rischio la propria vita e la salute della collettività. Auspico che le autorità preposte indaghino per sanzionare i responsabili“.

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“Esprimiamo la nostra solidarietà al locale Ordine dei medici e al suo presidente Luca Corti – afferma il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli – Dispiace che i no-vax usino questi mezzi così irrispettosi della sensibilità di tutti i cittadini, in particolare dei parenti delle persone defunte, per giocare sulle paure delle persone, portandole a scelte controproducenti per la loro salute e incolumità. Allo stesso modo, anzi ancora più intensamente, ci hanno amareggiato e ci rattristano le prese di posizione di alcuni personaggi pubblici – prosegue Anelli -. Penso, solo per restare sulla più stretta attualità, al video andato in onda su La7, dove Monsignor Carlo Maria Viganò ha parlato di ‘psico-pandemia’, arrivando addirittura ad accusare il personale sanitario di aver volontariamente ucciso i malati per imporre l’uso delle mascherine e il lockdown”.

Il presidente Fnomceo continua: “Abbiamo aspettato un po’ ad intervenire, perché le accuse erano troppo dolorose e ingiuste. Ma oggi, dopo aver ascoltato questa mattina in Senato le storie dei medici e degli infermieri che hanno operato durante la pandemia, ripensando ai loro occhi stanchi dietro i dispositivi di protezione, alle sembianze dei 365 colleghi che hanno perso la vita per continuare a curare, non riusciamo più a tacere e dobbiamo esprimere a voce alta la nostra ferma condanna contro chi oltraggia la loro memoria e le loro persone e, insieme, mette in pericolo la vita e la salute dei cittadini”.

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