Etiopia, il presidente Abiy: “Liberata parte del Tigray”. L’Onu chiede inchiesta su uccisione di civili

Secondo Amnesty Internationale sarebbero "decine" o "forse centinaia" le persone uccise in un assalto nella località di Mai-Kadra, nel sud-ovest del Tigray
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ROMA – L’esercito etiope ha “liberato” la zona occidentale del Tigray dal controllo del Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf): lo ha comunicato il primo ministro Abiy Ahmed, che ha anche annunciato la nomina di un nuovo governatore ad interim per la regione.

La decisione dell’esecutivo di Addis Abeba è giunta nel decimo giorno di ostilità e all’indomani dell’emissione di un mandato di arresto nei confronti del presidente del Tigray e capo del Tplf, Debretsion Gebremichael. Il politico, al quale ieri è stata anche revocata l’immunità, è accusato insieme con altri dirigenti del Fronte di “aver messo in pericolo” l’ordine costituzionale e l’esistenza stessa dell’Etiopia. Al suo posto è stato nominato Mulu Nega.

Fino a oggi media e organismi locali e internazionali hanno denunciato difficoltà nel reperire informazioni su cosa sta accadendo, soprattutto a causa dell’interruzione delle principali linee di comunicazione con la regione. Un report dell’ong Amnesty International, realizzato a partire da alcune testimonianze, parlerebbe però di “decine” o “forse centinaia” di persone uccise in un assalto all’arma bianca nella località di Mai-Kadra, nel sud-ovest del Tigray.

L’organizzazione ha detto di aver visionato foto dell’episodio. Testimoni avrebbero attribuito la responsabilità dell’assalto a forze alleate al Tplf.

ONU CHIEDE INCHIESTA SU UCCISIONI DI CIVILI NEL TIGRAY

L’Alto commissariato per i diritti umani ha sollecitato l’apertura di un’inchiesta per far luce sulle denunce di uccisioni di massa tra i civili nel Tigray, nel nord dell’Etiopia. La regione è ostaggio da oltre una settimana di un conflitto tra le forze regolari e i ribelli del Fronte di liberazione del popolo tigrino (Tplf). Se le accuse si rivelassero fondate, si potrebbe profilare l’accusa di “crimini di guerra”.

A denunciare le stragi è stata ieri l’ong Amnesty international che, sulla base di testimonianze raccolte sul terreno e di immagini e video ottenuti, sostiene che nella notte del 9 novembre la città di Mai-Kadra (o May Cadera) è stata assaltata e il giorno dopo decine di corpi sono stati trovati ammassati ai bordi delle strade. Secondo le informazioni ottenute da Amnesty, le vittime riportavano ferite da machete, lance e coltelli, e nessuno avrebbe mostrato fori di proiettile.
Il governo di Addis Abeba ha puntato il dito contro i miliziani del Tplf, ma Debretsion Gebremichael, l’ex governatore del Tigray – che è anche il leader dell’ala politica del Tplf – ha smentito le accuse.

Abbiamo confermato il massacro di un numero molto elevato di civili. Dovrebbe trattarsi di lavoratori a giornata, che non erano in nessun modo coinvolti nell’offensiva militare in corso” ha dichiarato Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l’Africa orientale e meridionale, aggiungendo che la verità tarderà ad arrivare dato che “le comunicazioni nel Tigray rimangono interrotte”, per volere del governo federale.

Ieri intanto, in un video condiviso sui social network, il primo ministro Abiy Ahmed Ali è tornato a ribadire che l’esecutivo “ha il pieno diritto di dispiegare le forze di sicurezza laddove si verifichino “corruzione”, “violazione dei diritti umani” e “violenze contro l’integrità politica dello Stato” commessi dal Tplf, che con le sue azioni avrebbe messo “a rischio la stabilità del Paese”.

Pertanto gli esponenti “della cricca del Tplf”, come ha continuato il premier, incorreranno in un’inchiesta per i crimini commessi, “che è già in corso e non richiederà molto tempo”, in modo da contrastare “la cultura dell’impunità”. “L’alto tradimento – ha concluso Abiy – è un reato grave secondo le nostre leggi”.

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13 Novembre 2020
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