La scommessa di ‘Israele 360’: un’informazione senza politica

Bauer, italiano a Tel Aviv: "Non racconto il conflitto ma il resto"
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di Tommaso Meo

ROMA – Parlare di Israele senza parlare di politica é possibile? Secondo Gabriele Bauer, fondatore e curatore del progetto Israele 360, la risposta è “sì”. Progetto tutto italiano, nato come pagina Facebook nel 2013 e presente ora sui diversi canali social, Israele 360 ha da poco anche un sito internet. L’obiettivo però é sempre lo stesso: “Raccontare cosa succede in questo piccolo Paese, trattando di cultura, innovazione, cucina e vita di tutti i giorni“. Tutto a eccezione dell’attualità politica, tanto presente – e pressante – nella vita degli Israeliani, spiega Bauer, che e’ nato e cresciuto a Milano ma dal 2010 vive e lavora a Tel Aviv.

“Mi sono accorto che le notizie che riguardavano Israele erano sempre di taglio politico e lo identificavano soprattutto per la questione palestinese” dice Bauer. “Vivendoci, mi sono reso conto di quanto sia invece un Paese con molti aspetti positivi da raccontare”. I motivi della scelta editoriale sono pero’ anche altri. “Ho pensato che di informazione politica su Israele ce ne fosse gia’ troppa e non volevo essere identificato come uno dei tanti che, anche dall’Italia, ne scriveva” sottolinea l’ideatore del progetto: “Non mi avrebbe caratterizzato e non avrebbe aggiunto nulla in piu’ a quello che volevo raccontare io”.

Bauer dice di non interessarsi di politica, “a Milano come a Tel Aviv”. Il sito ospita in effetti notizie su startup e tecnologia, approfondimenti su eventi culturali e consigli turistici e, assicura il fondatore, “finora il progetto ha avuto successo”. “Per il prossimo anno puntiamo a produrre più contenuti originali” continua Bauer. “Durante il lockdown italiano abbiamo iniziato a fare alcune dirette da Tel Aviv che hanno avuto un grande ascolto. Molti si sono avvicinati così”. Ad apprezzare il progetto non sarebbero solo italiani o persone di religione ebraica. Dati alla mano, Bauer dice che sito e pagina “sono seguiti in tutto il mondo, soprattutto in Europa, ma anche in Sudamerica”.

La sensazione è che ci si perda molto di quello che succede in Israele se si ha negli occhi solo il conflitto mediorientale con i palestinesi. Quello che il progetto racconta non e’ un Paese senza problemi, ma comunque una realtà più aperta e inclusiva di cio’ che traspare spesso sulla stampa, in qualche caso anzi pure all’avanguardia.”Si parla poco dei veicoli a guida autonoma e delle rinnovabili su cui si sta investendo molto” dice Bauer. “Così come forse non sono molto conosciute le centrali di desalinizzazione di acqua marina o le startup che sviluppano sistemi per fornire acqua dove è scarsa. Israele è inoltre il primo Paese al mondo per numero di vegani e in cui questo tipo di cultura salutare è all’avanguardia”.

Fare un’informazione su Israele che non risente dell’attualità politica sarebbe però possibile anche in un’altra città, lontano da Tel Aviv, metropoli multiculturale? “Credo che sarei andato avanti anche vivendo altrove” risponde Bauer. “Tel Aviv però è in effetti il centro tecnologico e laico di Israele e da qui è più facile: sono a contatto con una realtà diversa, molto aperta”.

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13 Novembre 2020
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