VIDEO | La manager che non ha conciliato: “Io felice in carriera”

"Il mio consiglio? Non scimmiottare i maschi per farsi accettare"
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ROMA – “Sono nata in Germania da madre tedesca e padre italiano. Ho sposato un napoletano e ho iniziato a viaggiare da giovanissima”. A raccontare il suo percorso professionale e di vita all’agenzia Dire, per lo Speciale ‘Donne al comando‘ è Bettina Amelia Christa Giordani che ha ripercorso la sua carriera, i successi e le questioni legate alla famosa conciliazione, sempre richiesta alle donne: “Non ho conciliato nulla“, questa la sua ammissione. “Nasco venditrice, ho sempre sognato di negoziare qualcosa” ha raccontato Bettina Giordani che alle origini della sua carriera “ha iniziato all’IBM al Dipartimento marketing”. Da subito ha sfidato i luoghi comuni del tempo: “Ho avuto successivamente l’opportunità di iniziare come venditore junior d’informatica per una società, in un ambiente totalmente maschile. Tanti chilometri in macchina, da sola, in giro per l’Italia, tra clienti tutti uomini. Non mi sono tirata indietro”.

Sulle questioni di genere, la carriera e il successo “c’è voluto tanto tempo e credibilità” per affermarsi, ha spiegato Giordani, ricordando che nel suo caso “nella grande multinazionale americana la promozione è arrivata per la competenza e perché dopo i 35 anni non ero più a rischio maternità”. Una promozione che, a differenza di quanto accade per gli uomini, per lei prevede però un periodo di prova perché “mi dissero che il nostro modo di esporre le cose, come donne, in una posizione di leadership, è ruvido e diventiamo aggressive. Mi sforzavo tantissimo di parlare in modo più pacato con il mio gruppo lavoro” per scardinare lo stereotipo che “le donne al comando fossero tutte isteriche”.

Bettina Giordani scopre che oltre al periodo di prova anche la sua retribuzione non è pari a quella dei predecessori e “ho affrontato il problema- ha raccontato- Noi donne abbiamo il coraggio di parlare di quanto guadagniamo. Il genere- ha aggiunto- incide nella vita imprenditoriale e nella carriera: la differenza arricchisce anche una riorganizzazione aziendale profonda, come è accaduto a me”. Il mito della conciliazione, che tanto incide nella vita professionale di una donna in carriera, “significa che ci siano due cose separate invece io sono una. Non ho conciliato- ha ammesso Giordani- Non mi sono resa conto che il ciclo per avere un figlio ha un suo tempo, ero impegnata a sentirmi felice per la carriera che stavo vivendo”.

Nelle selezioni “mi sono ritrovata spesso a pensare alla produttività di una donna, collegandola al tema della maternità. Ho fatto quello che non si dovrebbe fare- ha ammesso Giordani- per questo penso che sarebbe diverso se io questo stesso pensiero potessi averlo quando faccio il colloquio a un uomo, laddove il progetto familiare fosse condiviso” e non solo onere di conciliazione delle donne.

Alle giovani che vogliano intraprendere una carriera Bettina Giordani, che oggi prosegue il suo impegno come Past President di Fidapa Roma e ha delega per i rapporti con la rete InclusioneDonna, ha detto di “non sentirsi in colpa delle proprie scelte e di avere la leadership individuale magari di andare in azienda con il proprio figlio perché lo si sta allattando o di condividere con i compagni gli impegni familiari”. Cosa non fare? “Non scimmiottare i maschi per farsi accettare, siamo donne- ha concluso- e siamo diverse”.

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