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Giannone (Fi): “Bambini non siano scopi economici per case famiglia”

veronica giannone
La deputata è intervenuta nell'audizione della Commissione inchiesta affidi
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ROMA – “Viene usato il termine conflittuale anche quando ci sono denunce di violenza domestica e maltrattamenti e ci ritroviamo con l’inserimento di CTU (consulenti tecnici d’ufficio). A noi risulta che l’allontanamento del minore avviene in questi casi, non per l’articolo 403 del codice civile, ma per perizie di valutazione psicologica legate a costrutti ascientifici e abbiamo centinaia di casi in cui si arriva ad allontanamenti forzosi, due solo nelle ultime settimane. Siamo qui a fare una commissione d’inchiesta per questo. In questi casi perché si mandano i bambini in casa famiglia, ha da guadagnare la casa famiglia? Dichiarino quanto spendono e siano rimborsate per la spesa effettuata, solo cosi argineremo la questione economica. Il bambino non può essere uno scopo economico”.

È la deputata di Forza Italia, Veronica Giannone, membro della Commissione Affidi, a tuonare nell’audizione di ieri della Commissione d’inchiesta sugli affidi, ricordando le segnalazioni in aumento di prelievi dei minori, in nome della PAS (alienazione parentale) sconfessata in tutte le sedi, e spesso riutilizzata sotto mentite spoglie con sinonimi che ancora si trovano nelle CTU: ‘dalla mamma adesiva e simbiotica, al conflitto di lealtà’.

L’avvocata Maria Emilia de Martinis di Foggia, anche curatrice speciale e mediatrice del tribunale di Foggia, audita in Commissione ha risposto “di non avere contezza dell’esperienza diretta dei casi segnalati dalla deputata nè nel mio Tribunale- ha detto- nè professionalmente”. Ha parlato invece, oltre che di prevenzione, di interventi sulle famiglie e la necessità che il giudice unico ha di delegare all’onorario per la mole di procedimenti, e di come “il collocamento in comunità viene visto non come strada per l’adozione del bambino, ma come un ambiente neutro nel quale poter lavorare sulla conflittualità dei genitori”. Un’affermazione che la deputata di Forza Italia, Veronica Giannone, ha comunque respinto senza mezzi termini: “In un caso di conflittualità tra genitori- ha detto rivolgendosi alla mediatrice- è il bambino quindi che si ritrova punito in una casa famiglia?”. 

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