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Afghanistan, all’università classi speciali e obbligo di abiti islamici per le donne

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Il ministro dell'Educazione del governo provvisorio guidato dai talebani: "Le classi miste non sono accettabili"
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ROMA – Classi solo per donne e obbligo di indossare abiti tradizionali islamici: queste le regole annunciate dal ministro dell’Educazione, Shaikh Abdul Baqi Haqqani, per le studentesse universitarie dell’Emirato di Afghanistan. Secondo il ministro del nuovo governo provvisorio guidato dai talebani, le classi miste “non sono accettabili” e il nuovo regolamento verrà definito e applicato in osservanza della sharia, la legge islamica, di cui i talebani danno un’interpretazione particolarmente rigida e non condivisa da buona parte del mondo musulmano.


Il dirigente ha inoltre fatto sapere che verrà effettuata una revisione dei corsi di studio in modo da “abrogare ogni materia in contrasto con la legge islamica”. Secondo il ministro, un programma per permettere agli studenti di compiere scambi di studio negli atenei stranieri sarà definito a breve. La riforma dell’università giunge a una settimana dalla riapertura degli atenei nel Paese, tanto quelli pubblici quanto quelli privati. Dopo mesi di scontri e violenze culminati con l’insediamento dell’emirato guidato dai talebani, si osservano alcuni sforzi che sembrano voler riportare il Paese alla normalità. Tra questi, la ripresa, nel fine settimana, dei voli anche dal e per il Pakistan, dopo che qualche giorno fa è stata riaperta la tratta Doha-Kabul.


Una normalità che però vacilla: le violenze non si sono del tutto arrestate e molti afghani denunciano minacce. Chi ha collaborato con le forze Nato o le organizzazioni internazionali, oppure svolgeva un lavoro ritenuto scomodo (insegnanti, giornalisti, difensori dei diritti umani) e non è riuscito a lasciare il Paese, denuncia di sentirsi in pericolo di vita. Molte critiche arrivano da parte di governi e delle istituzioni internazionali anche per le restrizioni imposte alle libertà delle donne, sebbene in un primo momento gli ex combattenti avessero assicurato che i loro diritti non sarebbero stati compromessi.


Prosegue anche la polemica per gli arresti e le denunce di tortura a danno dei giornalisti che nei giorni scorsi hanno seguito le manifestazioni di protesta contro il nuovo esecutivo. Intanto, la resistenza nella regione settentrionale del Panjshir ha subito un altro colpo, a pochi giorni dall’annuncio della riconquista della regione da parte dei talebani: è stato ucciso Rohullah Azizi Saleh, il fratello dell’ex vicepresidente e leader della ribellione Amrullah Saleh. Lo ha confermato il nipote alla stampa internazionale, riferendo che l’uomo è stato ucciso dai miliziani a un posto di blocco.

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