“Prima gli italiani? È la degenerazione della democrazia”

Al Festival della Filosofia 2019 le parole di Roberta De Monticelli, professoressa di Filosofia della persona all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano
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ROMA – Che cos’è la democrazia? “Se non è degenerata, se ancora conserva qualcosa della sua dimensione ideale, la democrazia in fondo è il mezzo per consentire a qualcuno di accedere alla sua propria dignità, esercitando la sua libertà di ‘trasformatore di circostanze’, di iniziatore”.

E se “la democrazia è o dovrebbe essere, diremmo oggi, l’aspetto politico di una civiltà umanistica”, allora “la sua degenerazione è esattamente quello che si esprime con la frase ‘prima gli italiani’, in cui rinneghiamo l’universalità della dignità e dei diritti”. Ci si arriva quando si perde di vista il vero valore dell’unicità o quando si sgretola la ‘fragile’ essenza individuale, che non a caso “è proprio la parola chiave di questa edizione del festival”.

È la ratio più politica cui approda oggi pomeriggio Roberta De Monticelli, professoressa di Filosofia della persona all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, animando con la sua lezione la prima giornata del Festivalfilosofia 2019 a Sassuolo.

Esperta di Agostino, Socrate, Platone, Husserl e non solo, De Monticelli offre dal palco della 19esima edizione del festival, centrato quest’anno sulla persona e sulle sue fragilità, un nuovo assaggio di reinterpretazione della tradizione fenomenologica legata ad una teoria dell’identità e della persona (che si è cimentata anche con le filosofie della mente e le neuroscienze).

Declinando il tutto a un’etica civile utile all’attualità, in sala a Sassuolo si procede alla ricerca di una visione fenomenologica che consenta di trovare nel presente, appunto, i tratti che compongono la conoscenza personale e segnano la nostra unicità.

De Monticelli, per spiegare come il ‘prima gli italiani’ diventi in sostanza regressivo, si inoltra in un parallelo tra uno dei suoi ‘maestri’, il filosofo di origine alsaziana Herbert Spiegelberg, e l’adolescente migrante morto nel Mediterraneo a inizio 2019 con una pagella cucita nella tasca della sua giacca. “Spiegelberg ha potuto sperimentare la tragicità dell’accidente della nascita”, premette la filosofa.

Nato alsaziano a Strasburgo, ne viene cacciato con la sua famiglia dopo la prima guerra mondiale e le conquiste francesi. Di discendenza ebraica, in epoca nazista deve poi fuggire riparando negli Usa, come del resto molti filosofi dell’epoca.

Ebbene, “Spiegelberg si imbarca da solo con un pezzo di carta su cui stila quella che lui chiama la lux sapienti, il suo piccolo credo scritto in latino visto che stava prendendo congedo da tutto ciò che era tedesco. Ci sono nove proposizioni e l’ultima dice: mettiti al posto dei tuoi compagni di fronte alla sorte di esistere, in un posto che è non tuo solo per accidente”.

Si tratta di un’apertura ad “un’etica complessiva”, e non dunque individualistica, ma più che altro alla “idea che noi siamo essenzialmente in ciò che abbiamo di più nostro e di più intimo: siamo con-sorti di qualunque altro individuo, perché è proprio l’accidente della nascita che abbiamo o non abbiamo fatto nostro, se abbiamo avuto la possibilità di fare qualcosa”.

Insomma, traduce De Monticelli, non è altro che l’etica alla base della globalizzazione: “Prefiguro una democrazia come totalmente ignara di sovranità nazionale perché appunto si vive in una dimensione sovranazionale, di riconoscimento cosmopolitico dei diritti dell’individuo”. Individuo nella sua accezione più complessa di persona, e non “prima” di qualcun altro.

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13 Settembre 2019
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