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VIDEO | Gli esperti di risorse umane: “Ti piace il kytesurf? Scrivilo nel curriculum”

Se ne è parlato alla Summer school della Scuola di Politiche, in corso a Cesenatico

Pubblicato:13-09-2019 12:58
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 15:41
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CESENATICO (Forlì-Cesena) – La ricetta per scrivere un curriculum perfetto? Anche fare kytesurf può essere una qualità importante. Una dopo l’altra, si alzano le mani dei ragazzi della Summer school della Scuola di Politiche, in corso in questi giorni a Cesenatico, per chiedere consigli ai responsabili delle risorse umane di alcune delle più importanti aziende in Italia. Questa mattina i ragazzi iscritti alla scuola di formazione politica fondata da Enrico Letta, hanno partecipato al ‘job matching project’, un laboratorio pratico-teorico, dove hanno simulato un colloquio di lavoro, imparando così alcuni trucchi che magari saranno vincenti per il futuro. La “mia paura più grande è quella di non essere abbastanza preparato- racconta alla Dire Francesco, che studia scienze politiche a Parma- ci si presenta spesso con mega titoli di studio ma poi nel concreto non ci si sente all’altezza“. Per lui, come per tanti altri ragazzi presenti, la chiave è quella di “ridurre il divario tra il mondo del lavoro e quello dei giovani”.

Avete una capacità particolare? “Scrivetela– consiglia Paolo Barile, responsabile risorse umane di Europe energies- se vi piace il kytesurf scrivetelo, non nascondetevi. Magari non vi assumiamo proprio per questo, ma siate voi stessi”.

Camminando tra gli stabilimenti balneari e gli hotel di Cesenatico, dove sono dislocati i 260 studenti della Summer school, spesso emergono gli stessi timori e paure. “Spesso ci si lascia influenzare dall’attuale realtà italiana- si sfoga Benedikta, che ora collabora con l’università per tutelare i diritti degli studenti- pensiamo che non ci sia spazio per noi giovani. In alcune aziende c’è solo il 5% dei millennials e questo dato ci dice che c’è un problema generazionale“. I numeri dicono che il 10% dei lavori che esistono oggi nei prossimi anni sparirà e il 30% di questi invece sarà profondamente diverso, per questo “si deve far fronte a queste modifiche strutturali investendo sulla formazione continua”, dice Cristina Fioravanti, hr di Asvis- Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile. Il segreto è quello di “rimanere fluidi in un mondo fluido. Non bisogna mai smettere di essere curiosi, spesso anche quando si è già in azienda si guarda solo il proprio settore, invece bisogna sempre capire il contesto intorno a noi, con curiosità”, aggiunge l’esperta. Una strategia da seguire potrebbe essere la ‘formula del triangolo’, basata su tre punti: competenze, network (inteso come capacità di farsi conoscere e non raccomandazione), e ‘employee branding’. Tradotto? “Chiedete sempre ai vostri amici e parenti di descrivervi, anche solo in cinque parole- consigliano Roberto Farina, di Msc Cargo e Marco Guadagnuolo, di Eurosearch Consultans- se tutti vi ripetono che siete permalosi, beh, allora forse lo siete”.


L’importante quindi è “conoscere la proiezione che diamo al di fuori di noi per capire dove migliorarci e anche su cosa puntare in fase di colloquio”. Più gli esperti raccontano le loro storie personali e svelano i trucchi del mestiere, più gli occhi dei ragazzi sembrano illuminarsi davanti a qualche speranza in più. Come quelli di Davide, che ha origini australiane ed è italiano di terza generazione: “Alle ultime elezioni ho fatto il volontario per la circoscrizione estera del Partito democratico e ora sì, vorrei rimanere a vivere in Italia per mantenere viva quella connessione necessaria tra l’estero e il nostro Paese. Vorrei rimanere qui e scrivere policy e buone pratiche per raccontare un punto di vista differente sui paesi esteri come il mio”.

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