sabato 17 Ottobre 2026

Compie 6 anni la lotta di ‘Plastic free’ per un’Italia pulita

Dalla raccolta dei rifiuti al dialogo della Onlus con Comuni, Ue, Onu

ROMA – Il problema degli oggetti di plastica – dagli imballaggi a posate o bottigliette – è che dopo un po’ di tempo iniziano a degradarsi, frammentandosi in pezzetti sempre più piccoli e rilasciando nell’ambiente tutte quelle sostanze chimiche che avevano contribuito a tenerli insieme. Questo processo è irreversibile e infinito, come dimostrano i recenti studi su microplastiche e nanoplastiche rinvenute nell’acqua, nell’aria, nel terreno, fino al sangue e al cervello umani. Prevenire la produzione e soprattutto la dispersione dei rifiuti nell’ambiente è la missione di Plastic Free Onlus, che in sei anni di attività in Italia ha raccolto 4.629.489 kg di plastica e rifiuti dall’ambiente, organizzato 8.733 appuntamenti di clean up e sensibilizzato oltre 309mila studenti in 3.995 interventi nelle scuole. “Era una giornata di fine inverno del 2019 e passeggiavo sulla spiaggia di Termoli: la mareggiata aveva disseminato plastica ovunque. Già mi interessavo di temi ambientali e salvaguardia degli oceani ma in quel momento mi è venuta l’idea di passare ai fatti”: così Luca De Gaetano, fondatore e presidente della Onlus, ricorda con l’agenzia Dire il momento in cui è nata l’associazione, che a luglio ha compiuto sei anni. “Siamo partiti con semplici iniziative di pulizie ambientali e sensibilizzazione tramite i social, dove abbiamo raggiunto i 100mila follower in pochissimo. Il 29 luglio con la mia compagna abbiamo aperto l’associazione, che in due anni aveva già 100mila volontari; oggi ne contiamo 260mila in tutta Italia, insieme a 60 referenti in oltre trenta Paesi del mondo“.

PER AVVICINARE I CITTADINI È CRUCIALE IL “RAPPORTO CON LE ISTITUZIONI”

Il potere del “fare rete”, che dallo spazio intangibile dei social si sposta nelle località, porta Plastic Free a coinvolgere sempre più individui. Un grande traguardo, continua De Gaetano, è la partnership nel 2020 di Centro per il recupero delle tartarughe marine (Crtm) a Calimera, nel Salento, che ad oggi ha permesso di salvare 230 esemplari. Tuttavia, per avvicinare i cittadini, cruciale diventa il “rapporto con le istituzioni” dice il presidente della onlus, spiegando che per superare ogni barriera, viene lanciato un protocollo d’intesa a cui hanno aderito oltre 500 Comuni, da nord a sud”. Le amministrazioni comunali più virtuose, che rispettano determinati requisiti e si impegnano con progetti per il territorio, vengono premiate con il Riconoscimento Comune Plastic Free. “Ad esempio- continua De Gaetano- promuovere la raccolta differenziata, oppure istituire delle ‘smoking areas‘: si tratta di un progetto nuovo per combattere la dispersione dei mozziconi di sigarette nell’ambiente”. In pratica si istituiscono zone negli spazi aperti per i fumatori, dotati di portaceneri e cestini.

TRA LE INIZIATIVE SI PROMUOVONO GLI ‘ECO EVENT PLASTIC FREE’

Ma le campagne di Plastic free non si limitano a questo: “lottiamo contro il volo dei palloncini, perché tutto ciò che vola prima o poi cade giù e diventa pericoloso non solo per l’ambiente, ma anche per la fauna, principalmente quella marina; poi promuoviamo gli ‘eco event plastic free’, cioè eventi con l’uso zero di materiali in plastica, o scelte più sostenibili; infine questa estate chiediamo lo stop agli ombrelloni hawaiani in rafia sintetica, i cui filamenti di plastica si spargono dappertutto”. Non meno importanti sono le attività nelle scuole, dove tramite i volontari e l’iniziativa dei singoli insegnanti, sono previste iniziative di sensibilizzazione in classe accompagnate da laboratori specifici per tutte le età, dalle elementari alle università: “Collaboriamo con 11 atenei– dice il presidente- e già 15 hanno chiesto di entrare in rete“. A settembre verrà poi lanciato il riconoscimento Scuola Plastic Free, “analogo a quello ei comuni: chiediamo un impegno non oneroso, in termini di cambiamento delle abitudini scolastiche, come per esempio mettere i cestini per la raccolta differenziata o installare un distributore d’acqua al posto delle bottigliette: ognuno di essi abbatte 39-40mila bottigliette di plastica da mezzo litro all’anno“.

UNA RICERCA SULL’IMPATTO DELLE NANOPLASTICHE SUL CORPO UMANO

Infine, sempre a settembre, partirà un’altra importante novità: la onlus, tramite il proprio comitato scientifico e in collaborazione con prestigiose Università, avvierà una ricerca sull’impatto delle nanoplastiche sul corpo umano. Come spiega De Gaetano, “stavolta il nostro focus sarà sulla salute. Molte persone non riflettono sui problemi ambientali, mentre magari sono più aperte alle tematiche che hanno direttamente a che fare con la loro salute”. Il punto di partenza dello studio sarà il principio secondo cui nessuna plastica “scompare, bensì si frammenta all’infinito e anche quando sarà invisibile ad occhio nudo – diventando una nanoparticella – continuerà ancora a frammentarsi. Ciò fa sì che finisca nell’acqua, nell’aria, nel terreno e quindi nelle verdure che mangiamo o negli animali. Oltrepassa anche la barriera ematoencefalica del cervello umano nonché la placenta che dovrebbe proprio proteggere il feto. A livello chimico- prosegue il presidente di Plastic Free- può trasportare con sé tutti gli additivi chimici che possedeva o quelli che assorbe durante la decomposizione, con possibili conseguenze sul sistema endocrino, metabolico e così via”.

PLASTIC FREE TRA LE ASSOCIAZIONI ITALIANE ACCREDITATE CON L’UNEP

Temi, questi, al centro delle cinque sessioni di lavoro che si chiudono domani a Ginevra per mettere a punto obiettivi ancora più ambiziosi nel Trattato globale sulla plastica, indetta dall’Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente. Dal 5 agosto, anche Plastic Free ne ha fatto parte, essendo “tra le associazioni italiane accreditate con l’Unep. L’obiettivo è ridurre l’uso della plastica e dei prodotti monouso in particolare. Siamo già stati a Bruxelles per incontrare il commissario per l’Ambiente Antonio Decaro per parlargli dell’importanza di avviare fondi per la ricerca”. Conclude De Gaetano: “Bisogna avanzare alla velocità luce su questa tematica, per capire danni che non sono ancora stati stimati bene, poi per accendere i riflettori sui limiti da fissare per legge sulla presenza della plastica negli alimenti“.

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