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A Bologna apre la mostra di Bowie, ci sono anche oggetti mai visti/FOTO

BOLOGNA - Il piccolo David di 10 mesi,
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BOLOGNA – Il piccolo David di 10 mesi, i tanti e indimenticabili disegni e costumi, come quello di Yamamoto per il tour di “Aladdin Sane” del ’73 o quello in stile Dada in compagnia del contraltista synth pop Klaus Nomi. Ben 300 gli oggetti, molti mai visti prima, e soprattutto i filmati con le prime performance; il video alla Bbc che fece nascere Ziggy Stardust, e scaraventò a terra tutta o quasi la cultura pop dell’epoca. E poi le letture della fine del glam, da “Metropolis” a “1984”; gli storyboard originali dei video musicali; ma anche le locandine del Bowie attore, magari ‘aliene’ per i puristi del rock ma comunque una buona esca per gli eventuali neofiti. Sono queste le istantanee di “David Bowie Is”, l’attesa mostra sul Duca bianco (14 luglio-14 novembre, 15 euro il biglietto intero) al via oggi al Mambo di Bologna per gli addetti ai lavori (da domani al pubblico).

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Per l’anteprima arrivano puntuali tra gli altri il presidente dei Musei di Bologna Lorenzo Sassoli De Bianchi e il neo assessore alla Cultura Bruna Gambarelli (il sindaco Virginio Merola, che in aprile aveva parlato di mostra “che ci fulminerà”, dovrebbe arrivare stasera), ad aprire una lunga giornata che prevede il taglio del nastro alle 19.30 e la visita alle sale fino alle 24 per gli addetti ai lavori. Erano stati invitati la moglie e il figlio di Bowie, Iman e Duncan, ma non ci sono. Intanto, spuntano gli eventi collaterali: “Lady Stardust”, la rassegna estiva del Cassero che accoglie da domani sera e per tre giorni i visitatori, mentre venerdì sera via libera alla “défilé” con gli studenti dell’Accademia delle belle arti. Senza dimenticare piazza Maggiore, al cui cinema Sotto le stelle sarà di scena domani seraL’uomo che cadde sulla Terra” di Nicolas Roeg. Ma, appunto, i riflettori sono puntati sul Mambo.

Dopo il debutto al Victoria and Albert Museum di Londra, che l’ha prodotta e ha esclusivo accesso al vasto archivio Bowie (oltre 75.000 solo gli oggetti), la mostra ha toccato Canada, Brasile, Francia, Australia. A curarla ha pensato, oltre a Victoria Broackes, anche Geoffrey Marsh. Le date del ‘tour’ contemplano anche Giappone e Usa, per la primavera del 2017, ma appunto prima c’è Bologna: quella sotto le Due Torri sarà l’ultima tappa europea, oltre che la più lunga. Rispetto all’esposizione londinese, quella bolognese non cambia ma il salone finale è più completo. Anzi, al Mambo le pareti allestite sono quattro: “I promoter ci dicono che questa è la sede più bella, in altri casi ad esempio l’allestimento su due piani ha generato qualche momento morto. Qui è al piano terra, che è tutto occupato”, spiega Sassoli De Bianchi a margine dell’apertura di oggi. Su Bologna hanno lavorato per due mesi oltre 100 persone, delle quali una cinquantina di specialisti dall’Inghilterra: “Solo la conservazione di strumenti e costumi comporta problemi colossali”, spiega ancora il presidente dei Musei, che segnala come alla fine sia stata proprio “la credibilità del Mambo e la posizione centrale della città” a vincere la concorrenza su “David Bowie Is”, a partire da quella di Milano.

Bisognerà fare anche i conti con qualche numero, però: “Spero- continua Sassoli De Bianchi- in almeno 100.000 visitatori, il break even (che ad aprile era fissato a 86.000 ingressi, ndr) è più o meno a questa quota. Vuol dire in media 1.000 visitatori al giorno… tenendo conto che ad agosto la città si svuota. Tra passaparola e media prevediamo un sovraffollamento tra settembre e ottobre, consiglio a tutti di venire prima”. Nel frattempo, è confermato che “David Bowie Iscosterà 1,4-1,5 milioni alla ‘macchina’ bolognese: 130.000 euro li mette il Comune, al resto pensano privati, sponsor e, appunto, gli incassi.

di Luca Donigaglia, giornalista professionista

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