martedì 21 Luglio 2026

La CEDU condanna l’Italia: “Discriminati i Testimoni di Geova sull’otto per mille”

"L’Italia ha discriminato i Testimoni di Geova nell’esercizio della loro libertà religiosa e dei diritti ad essa correlati"

ROMA – “L’11 giugno 2026, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso all’unanimità una sentenza nella quale ha stabilito che l’Italia ha discriminato i Testimoni di Geova nell’esercizio della loro libertà religiosa e dei diritti ad essa correlati“. Così una nota della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova.

Per “oltre quattro decenni, nonostante ripetuti sforzi”, alla Congregazione “non è stata concessa l’intesa prevista dall’Articolo 8 della Costituzione. In assenza di tale intesa, non ha potuto accedere al sistema di ripartizione dell’otto per mille, il principale meccanismo italiano di finanziamento delle confessioni religiose tramite una quota dell’imposta sul reddito dei contribuenti. Mentre altre 13 confessioni religiose hanno stipulato intese tra il 1984 e il 2021, la Corte ha concluso che i Testimoni di Geova — pur trovandosi in una posizione del tutto simile — sono stati esclusi senza alcuna giustificazione oggettiva e ragionevole'”.

La Corte ha inoltre chiarito che l’accesso a tali meccanismi di finanziamento non rappresenta solo una questione economica, ma “contribuisce all’effettivo esercizio della libertà di religione”.

È “significativo” che la Corte abbia respinto le argomentazioni del governo a sostegno dell’esclusione dei Testimoni di Geova, incluse quelle legate alle loro convinzioni religiose. Ha ribadito che le autorità pubbliche devono rimanere neutrali e imparziali in materia religiosa e ha sottolineato che, “salvo casi del tutto eccezionali, non spetta alle autorità pubbliche valutare la legittimità delle convinzioni religiose né il modo in cui esse vengono espresse2.

Alessandro Bertini, portavoce nazionale dei Testimoni di Geova, ha dichiarato: “Siamo grati per questa decisione, che porta sollievo dopo molti anni di attesa. I Testimoni di Geova hanno sempre rispettato la legge, e la Corte ha ora confermato il loro diritto alla parità di trattamento”.

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