ROMA – Si vociferava da tempo sulle ‘centinaia di denunce’ depositate alla Procura di Milano dai parenti più stretti di Chiara Poggi contro giornalisti e blogger che nell’ultimo anno, dall’apertura del ‘Garlasco bis’, si sono accaniti sulle indagini sul suo omicidio, a distanza di 16 anni. E lo hanno fatto anche tirando fuori dal cilindro stravaganti ricostruzioni del delitto, senza curarsi di mettere in mezzo i familiari della vittima. E ora, quelle denunce avrebbero portato a un nuovo filone di indagine relativo al caso Garlasco, aperto dalla Procura di Milano. Ad annunciarlo oggi pomeriggio, mercoledì 13 maggio, dalle telecamere di Canale 5, è stato Gianluigi Nuzzi, nel corso della trasmissione da lui condotta “Dentro la notizia”.
“OLTRE 200 QUERELE PER DIFFAMAZIOE E ANCHE ATTI PERSECUTORI”
“Il Procuratore di Milano Antonio Pansa ha recuperato 200 querele per diffamazione, una 70ina quelle dei genitori Poggi, un centinaio quelle delle cucine di Chiara, le gemelle Cappa e altri soggetti- spiega i dettaglio il giornalista- per atti di diffamazione ma l’ipotesi di reato, in alcuni casi, è quella di atti persecutori”. Nuzzi ricorda che i reati su cui si sta indaganto prevedono la reclusione, “da uno a sei anni e mezzo di carcere”.
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NEL MIRINO “BLOGGER, GIORNALISTI E ANCHE IL DIRETTORE DI UN SETTIMANALE”
Al vaglio della procura di Milano dunque “ci sono le attività condotte nell’ultimo anno da tutta una serie di blogger e anche da un direttore di un settimanale, da giornalisti e comunicatori”, prosegue Nuzzi senza fare nomi e cognomi, né citare i nomi delle testate coinvolte. Tutte persone che “avrebbero reiteratamente diffamato una serie di soggetti compiendo atti persecutori”, ha aggiunto. “Questo si innesca nel filone di chi dopo aver patito un lutto, in qualche modo si è visto al centro di accuse”, ha proseguito il conduttore, ricordando “quelle lanciate contro Marco Poggi“– fratello di Chiara e amico ai tempi di Andrea Sempio, attuale indagato- su cui in trasmissioni televisive, blog e poi sui social è stata messa in dubbio la sua presenza nella vacanza in montagna con i genitori all’epoca del delitto, “ritenendolo addirittura presente sulla scena del crimine della sorella”. Ora tutte le ipotesi stravaganti che si sono susseguite per mesi e mesi nel tam tam mediatico diventano dunque oggetto di indagine.




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