ROMA – Coca-Cola da bere, ma non solo. Può servire anche a portare farmaci e test sanitari nelle zone più remote dell’Africa. L’idea è del Fondo globale per la lotta all’aids, alla tubercolosi e alla malaria. La cornice è la volontà dell’organizzazione, nata nel 2001 con il sostegno del G8 allora a presidenza italiana e delle Nazioni Unite, di “valorizzare al massimo” le competenze del settore privato. A parlare di Coca-Cola, portata come esempio tra molte collaborazioni con imprese, è Alessia Montanari, portfolio manager e donor relations del Fondo globale. “La partnership è cominciata dieci anni fa e si è sviluppata già in dieci Paesi dell’Africa“, riferisce la responsabile, nel corso di un panel ospitato dalla manifestazione Codeway Expo 2026. “L’idea è quella di sfruttare al meglio la capacità di penetrazione di Coca-Cola, capace di arrivare anche nei luoghi più remoti del continente: attraverso la sua rete logistica e di distribuzione, facciamo arrivare test sanitari e farmaci nei villaggi”. La collaborazione ha funzionato e si è deciso di ampliarla. “Ci stiamo spostando in altre regioni dell’Africa”, anticipa Montanari, “in particolare nell’Africa orientale e occidentale”. Altre collaborazioni del Fondo globale riguardano Siemens o anche, con un’iniziativa ora in fase di valutazione, Roche. “Proprio in questi giorni presentiamo i risultati di un modello di gestione dei rifiuti sanitari sostenibile e sicuro”, riferisce Montanari. “Potremmo estendere buone pratiche già attuate in Eswatini“.




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