VIDEO | Covid, presidente associazione parchi permanenti: “Riaprire l’1 giugno”

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"Non è possibile che l'unica categoria che apra il primo luglio sia la nostra" tuona Giuseppe Ira, che è presidente anche del parco divertimenti Leolandia
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ROMA – Si chiama Leo, è un leoncino amato da grandi e piccoli e si aggira spaesato per le rapide di Leonardo, il galeone, le sedie ballerine e Minitalia, alcune delle numerose attrazioni vuote e ferme del Parco di Leolandia, uno dei tanti parchi a tema costretti alla chiusura forzata a causa del covid. Niente grida di bambini festanti, nessuna giostra in funzione, nessuna luce sfolgorante accesa e nessun negozio aperto. A farla da padrone solo un silenzio assordante.
Leo non è un leone vero, è la mascotte del parco a tema del bergamasco, uno dei oltre 200 parchi italiani pronti a ripartire dal primo luglio per la gioia dei bimbi e, perchè no, anche degli adulti. Una data, però, che lascia del tutto scontento e insoddisfatto il settore, come spiega ai microfoni dell’agenzia Dire il presidente dell’associazione parchi permanenti italiani e di Leolandia, Giuseppe Ira.

“Siamo gli ultimi a riaprire, siamo molto offesi da questo tipo di proiezione, è un fatto che non possiamo accettare. Non è possibile – tuona – che l’unica categoria che apra il primo luglio sia la nostra, nonostante tutte le altre attività al chiuso, dai ristoranti ai cinema, dai teatri alle palestre fino alle piscine al chiuso, possano aprire dal primo giugno”. Sono 230 i parchi in Italia, tra faunistici, parchi avventura, parchi acquatici e parchi tematici, che sono i più grandi. Strutture che impiegano 25.000 persone fisse, altre 40.000 stagionali, per un totale di 100.000 famiglie, con un indotto complessivo pari a oltre 2 miliardi di fatturato e che comprende punti di ristoro, centri commerciali e negozi, in particolare quelli per i bambini.

“Premesso che in tutti i paesi occidentali i parchi di divertimento aprono per primi – prosegue Ira – voglio solo ricordare che all’inizio della campagna vaccinale le strutture a tema degli Stati Uniti hanno aperto a febbraio con il 50% di capienza. Ora che la campagna vaccinale sta andando avanti, ecco che possono aprire completamente”. Il presidente di Leolandia cita poi l’esempio dell’Inghilterra. “Quando ha cominciato ad avere 30 milioni di vaccinati -aggiunge -Londra ha dato subito il via libera ai pub all’aperto e ai parchi di divertimento. Quindi non si capisce perché noi dobbiamo essere gli ultimi. Vogliamo aprire il primo giugno, insieme con tutte le altre strutture chiuse di cui ho parlato prima”. “Negli altri paesi forse perché il debito pubblico non è certamente quello italiano – sottolinea – a fronte di queste chiusure sono stati concessi innanzitutto ristori ma anche finanziamenti agevolati a tasso addirittura nullo e per un lungo periodo di tempo. Invece in Italia questo questo non è accaduto. Veniamo considerati troppo grandi per avere ristori, perchè se superi i 5 o i 10 milioni di fatturato non ricevi nulla, ma per il sistema bancario non siamo neanche degni di avere finanziamenti, perché con una perdita pari all’80% del fatturato per due anni consecutivi il sistema bancario si guarda bene da elargire nuovi aiuti”.

Un settore, dunque, messo in ginocchio dalla pandemia e che vuole tornare a riaprire i cancelli dei propri parchi all’insegna del sorriso. Eppure le difficoltà non sono poche.
“Lo scorso anno – evidenzia Ira – Leolandia ha perso 15 milioni di euro, ma non una perdita di fatturato, pari a circa 30 milioni di euro. Su 15 milioni di perdite, rispetto al 2019, di cui 5 milioni civilistiche, perchè si tratta degli ammortamenti che potremmo anche non considerare, abbiamo ricevuto 150.000 euro di ristoro. Lo scorso anno abbiamo lavorato 4 mesi scarsi, perché siamo stati chiusi il 25 ottobre e non abbiamo potuto organizzare nemmeno la festa di Halloween, per noi molto importante. Contro i 650 cartellini del 2019, lo scorso anno ho potuto assumere non più di 350 persone”.
Le cose non vanno bene nemmeno a livello nazionale. “Abbiamo perso definitivamente 10.000 posti di lavoro – si rammarica – e altri 10.000 ne perdiamo quest’anno. Non parliamo poi dell’indotto, di quanti normalmente lavorano per noi, perché in una situazione del genere abbiamo bloccato gli investimenti. E purtroppo non lavoreranno nemmeno le maestranze che lavorano sempre per noi, e posso assicurarle che sono davvero molte”.

Se la voglia di ripartire all’insegna dei sorrisi è comunque davvero molta, lo stesso si può dire per l’esigenza di farlo nel pieno rispetto della sicurezza, degli ospiti e dei lavoratori dei parchi. “Possiamo fare affidamento su sistemi di sicurezza eccezionali e collaudati – dichiara Ira – perché le strutture italiane devono aderire ai protocolli mondiali della federazione internazionale dei parchi di divertimento, la Iapa. In base alle misure messe in atto lo scorso anno abbiamo avuto risultati eccezionali, tant’è che non abbiamo registrato alcun tipo di focolaio tra i nostri dipendenti. Voglio però ribadire che il virus si trasmette al chiuso e con le secrezioni personali, quindi tra parenti, tra conoscenti. All’aperto non si trasmette, meno che mai nei parchi acquatici dove addirittura l’acqua clorata lo fa decadere immediatamente”.



Davvero imponenti, tra l’altro, le misure di sicurezza messe in atto. “I parchi aprono alle 10:00 – informa – e due ore prima vengono sanificati tutti gli ambienti. Alle 18:00 i parchi chiudono e avviene un’altra sanificazione generale. Durante la giornata sono inoltre presenti i sanificatori mobili che passano da una giostra all’altra. Ci sono poi le igienizzazioni in ogni angolo del parco per dare la possibilità all’ospite di igienizzarsi e i bagni vengono puliti costantemente”.
Leolandia ha inoltre investito 2 milioni di euro in sovrastrutture che consentono un maggiore distanziamento della clientela. Tra queste le ‘queue lines’, le linee di coda, vere e proprie serpentine in cui ci si incontra prima di arrivare ad un gioco, di fatto raddoppiate per fare in modo che l’incontro non avvenga.
Il presidente Ira tiene a precisare che “la cosa più importante, in termini di sicurezza, è però stata quella di aver ridotto la capacità oraria. Il parco di Leolandia può contenere fino a 20.000 persone, ma ora abbiamo messo un tetto a 6.000. Questo significa assenza di code alle giostre, se non di un paio di minuti, e assenza di contatto tra le persone”.

Le novità anti covid riguardano anche gli spettacoli, che si svolgono solo all’aperto e con distanziamento di due metri tra una persona e l’altra. Ci sono poi addetti alla sicurezza che presidiano continuamente il parco per raccomandare i distanziamenti e l’eventuale uso non corretto della mascherina. “Per noi, tra l’altro, l’uso della mascherina è stato sempre obbligatorio -afferma Ira -anche quando le disposizioni governative dicevano che all’aperto si poteva non indossare”.
Ogni parco ha dunque una propria mascotte: se Leo è quella di Leolandia, Gattobaleno rappresenta il parco romano di MagicLand, mentre se passeggiate per la struttura veronese di Gardaland vi troverete faccia a faccia con il simpatico draghetto verde Prezzemolo.

Presidente Ira, avete pensato di realizzare una mascotte ad hoc, a ricordo della pandemia?

“No- risponde sorridendo- perché preferiremmo proprio dimenticarla. Vogliamo invece che l’ospite, quando visita i nostri parchi e le nostre attrazioni, non abbia l’ossessione della pandemia”.
Manca dunque un mese e mezzo all’apertura dei parchi a tema italiani. Non ci resta che attendere che Leo torni a ruggire in piena libertà, aggirandosi nella sua Leolandia, circondato solo dalla gioia e dalle grida di grandi e piccoli.

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