Tra Letta e Conte è crisi: nemmeno il matrimonio d’interesse funziona

conte letta
L'editoriale di Nico Perrone per Dire Oggi
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ROMA – Per ora sono solo piccoli mugugni tra Dem, su questa o quell’uscita poco felice del segretario Enrico Letta. Ad esempio ad alcuni non è piaciuta l’apparizione del segretario ieri in piazza “a fianco di Salvini che faceva un comizio pro Israele, dove sembrava quasi che applaudisse al leader del Carroccio”; poi quest’alleanza da ricercare a tutti i costi col M5S “che non vuole starci”; poi con Di Maio “che pensa a smarcarsi sempre da Conte, che dovrebbe essere il leader…”; poi con “Conte, che perde troppo tempo, non decide, starà pure studiando tutte le carte ma se non si sbriga alla fine rischierà di trovarsi un M5S con dentro solo lui…”. Insomma, riprende a bollire il pentolone delle polemiche e, se qualcuno non toglierà il coperchio quanto prima, più prima che poi esploderà.

Dentro i Dem, ad esempio, sta riprendendo forza e si farà presto sentire la componente di quelli che, proprio facendo tesoro del caos M5S, vogliono puntare al sistema elettorale proporzionale mandando al macero il maggioritario che ha in testa il segretario Letta. Perché il maggioritario costringe alle alleanze ma se il M5S alla fine non ci sta allora si perde di sicuro. Meglio il proporzionale, che permette di menarsi a tutto spiano in campagna elettorale e dopo, contati i voti, mettersi al tavolo per trovare un accordo. Dentro il M5S è allarme rosso. Per i tempi che ogni giorno si allungano per far partire il nuovo Movimento a guida Conte; per le notizie sulla nascita o scissione di questo o quell’altro gruppo di fuoriusciti e ribelli; per i tanti convinti che alla fine Conte non ce la farà e si tornerà a Di Maio.

“Il vero problema per il M5S- spiega una fonte governativa- è che nel Pd ormai è partita la campagna che ci vede come inaffidabili, un qualcosa che presto esploderà in mille rivoli con cui non vale la pena perdere altro tempo”. Servirà del tempo, tanto tempo per riorganizzarsi, trovare una nuova linea politica, affermare la nuova leadership. Tra ‘grillini’ in molti stanno spingendo il ministro Stefano Patuanelli, potrebbe essere lui l’uomo nuovo attorno al quale riannodare il filo di una possibile alleanza in futuro. Ben visto dentro il Pd, rapporti solidi nel Movimento, buona testa e pratica politica e, soprattutto, “è uno che sta sempre sul pezzo”. Le prossime elezioni amministrative saranno un passaggio fondamentale. Lì si capirà davvero, visto che saranno chiamati al voto milioni e milioni di cittadini da Nord a Sud, il peso reale delle forze politiche. Dal giorno dopo si comincerà a ragionare su come ci si potrà salvare in vista delle elezioni politiche del 2023. E chi, come Salvini, spinge da sempre per arrivare al voto anticipato, resterà col cerino in mano. Come quelli che pensano di eleggere Draghi a febbraio nuovo Capo dello Stato.

“Non sarà possibile- spiega un esponente politico di primo piano- perché tra settembre e ottobre, non solo dopo aver litigato alle amministrative, tutte le forze politiche saranno travolte dal via libera ai licenziamenti e agli sfratti. A livello sociale avremo una situazione allarmante, e voi pensate che Draghi possa salutare tutti ed andarsene al Quirinale? Il presidente Mattarella non vuole, ma alla fine dovrà accettare di rimanere fino al 2023, dando la possibilità al premier Draghi di gestire, e si spera risolvere, le emergenze che ci saranno. E poi come si fa ad eleggere il nuovo Capo dello Stato a febbraio con un vecchio Parlamento ormai non in regola con la riforma Costituzionale che lo ha ridotto di numero? Meglio eleggere il nuovo Presidente nel 2023 con il nuovo Parlamento composto da 400 deputati e 200 senatori, e la nuova ripartizione degli altri grandi elettori”. Questa ipotesi nel centrodestra oltre a trovare favorevole Forza Italia potrebbe andare bene anche a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Ormai i sondaggi giornalieri certificano che il Salvini di Governo non piace agli elettori di quell’area e la Lega così scende, mentre Meloni sale. Un altro anno di responsabilità di Governo per il Carroccio e alla fine dalle urne potrebbe essere proprio Giorgia Meloni la nuova leader del Centrodestra, che nel suo libro “Io sono Giorgia” ha già chiarito il suo obiettivo: vuole governare.

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