Nardella: “Firenze ha 70 milioni di euro di deficit, fondamentali gli aiuti dal governo”

dario nardella
Il sindaco del capoluogo toscano spera che Draghi metta tra le priorità dell'esecutivo il rilancio del turismo: "Le città d'arte sono l'immagine del Paese nel mondo"
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ROMA – Nel bilancio del Comune di Firenze anche quest’anno “dobbiamo far fronte a un deficit di circa 70 milioni di euro. È fondamentale che dal governo arrivino aiuti” alle città. “Attenzione, però, questo non è assistenzialismo, ma un meccanismo che consente alle città di ripartire e di far ripartire l’economia: c’è infatti una relazione diretta tra i bilanci dei Comuni e il sistema delle imprese, perché alla fine paghiamo le ditte con gli appalti per i servizi e le opere che fanno lavorare le persone”. Lo spiega il sindaco Dario Nardella nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia Dire.

Nel 2020 “siamo sopravvissuti ai problemi economici e finanziari con un aiuto importante del governo Conte. Stiamo facendo lo stesso con il governo Draghi: abbiamo avuto un incontro con il presidente del Consiglio che ci ha rassicurato sull’aiuto dello Stato ai Comuni, in particolare alle grandi città. A breve avrò un incontro con il ministro dell’Economia Franco, al quale porteremo le posizioni dell’Anci”. Ovvero, “aiutarci sulla Tari, perché è giusto andare incontro a tutte quelle imprese che sono rimaste chiuse e si trovano a dover pagare la tassa sui rifiuti; i ristori ai Comuni che hanno azzerato altre tasse, ad esempio il canone per il suolo pubblico”, misura “fondamentale per far ripartire la ristorazione e molte attività che si svolgono all’aperto”. Infine “aiutare i municipi, soprattutto quelli a vocazione turistica, che per esempio hanno visto una drastica riduzione dell’imposta di soggiorno”.

“LA PRIORITÀ DEL GOVERNO SIA IL RILANCIO DELLE CITTÀ D’ARTE”

Le città d’arte “sono l’immagine del Paese nel mondo ed è per questo che ora più che mai il governo deve mettere in cima alle priorità il rilancio del turismo e di queste destinazioni”. In questo senso “ho visto con grande favore la presa di posizione, netta e chiara, del presidente Draghi ieri in Parlamento” sottolinea il sindaco di Firenze, Dario Nardella, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia Dire.

Il nodo, osserva Nardella, resta sempre la doppia presa, la pandemia unita alla crisi, che in questi centri del Paese ha stretto con più forza. Con il Covid, spiega, “le città d’arte in Italia hanno pagato il prezzo economico più alto. Da uno studio recente di Unioncamere si registra una perdita di occupazione tra il 2 e il 4% nel periodo della pandemia”. Inoltre “più di un quarto delle aziende turistiche ha perso percentuali di fatturato altissime, che arrivano all’80%. Questo significa che il turismo è stato il comparto economico più colpito e questo danno si è riversato sull’occupazione e sulle imprese”.

C’è questo e poi ci sono le dinamiche in cui si struttura un settore complesso come il turismo, “che non è monolitico. Su questo faccio un esempio concreto: la prossima estate molti italiani inevitabilmente andranno in vacanza al mare o in montagna, e mi auguro che tante famiglie abbiano le risorse per farlo”. Le città d’arte, invece, “sono mete d’elezione per il turismo internazionale e intercontinentale. Rischiamo quindi che, in assenza di misure specifiche, anche quest’estate non rappresenti una grande opportunità di rilancio”.

Per questo, osserva, “dobbiamo fare una grande campagna per invitare gli italiani a visitare i musei e le bellezze della città d’arte. E dobbiamo poi accelerare sui certificati vaccinali, i green pass” che dovrebbero essere “non solo europei ma internazionali, perché noi recuperiamo se tornano i visitatori americani, giapponesi, cinesi. Terzo elemento, infine, degli strumenti economici ad hoc su queste realtà. In questo senso abbiamo presentato al governo una norma per un fondo di rilancio del turismo in sicurezza nelle città d’arte che riguardi il trasporto pubblico locale, il sostegno ai servizi di qualità per i turisti e la produzione culturale”.

NARDELLA PER IL SECONDO MANDATO PUNTA SU TRAM E STADIO

Tram, stadio e parallelamente riqualificazione di Campo di Marte. Dare nuovi chilometri di binari all’opera simbolo del primo mandato e riammodernare il cuore sportivo di Firenze. Su questi due asset punta il sindaco Dario Nardella, come spiega nel corso di un’intervista all’agenzia Dire. “Intanto- sottolinea- nel secondo bisogna finire il lavoro fatto nel primo. Anzitutto va quindi completato il sistema delle tramvie, perché il trasporto pubblico locale è fondamentale per le nostre città”. Significa “abbattere l’inquinamento, migliorare il livello della vita e aiutare i cittadini a muoversi più rapidamente spendendo meno”.

Oltre al tram, però, “c’è un’opera che è alla ribalta: la riqualificazione dello stadio Artemio Franchi“. In queste settimane “siamo riusciti ad avere l’ok del governo per un fondo di circa 100 milioni” collegato al Recovery plan. Grazie a queste risorse l’idea è di riqualificare “tutta l’area di Campo di Marte, perché avere uno stadio moderno, funzionale, servito con infrastrutture per la mobilità e i parcheggi, è fondamentale non solo per la squadra di calcio”, la Fiorentina, “ma anche per la vita economica e sociale di un intero quartiere”.

Sono fondi, precisa, “del ministero dei Beni culturali. Se non andassero” sullo stadio “li perderemmo. Non è che sottraiamo risorse a ospedali e scuole, perché per questi settori nel Recovery plan ci sono appositi canali d’investimento”. Recovery, e conclude, che “è davvero il piano Marshall della nostra generazione. Non possiamo sprecare questa opportunità storica”.

“LA MANCATA INTESA TRA PD E M5S SULLE COMUNALI NON È IL FALLIMENTO DEL DIALOGO”

Il mancato accordo per le prossime amministrative “francamente non mi stupiscee non rappresenta il “fallimento strutturale del dialogo tra Pd e 5 Stelle, che a mio avviso è possibile“. È più “un campanello d’allarme in vista delle elezioni politiche, rispetto alle quali possiamo riprendere sicuramente questo dialogo”. Ne è convinto Dario Nardella, che affronta il tema partendo da un dato: in autunno “andranno al voto Milano, Roma, Napoli, Torino e Bologna che da sole fanno un quarto del Pil del Paese”. La scadenza, quindi, è “molto importante”.

In queste città, tuttavia, “per il momento ognuno si giocherà la sua partita e credo sia inutile, persino controproducente, parlare già di ballottaggi: ogni candidato deve fare la sua partita. E a Roma il Pd con Roberto Gualtieri mette in campo una figura autorevole, che ha relazioni internazionali e questo è importante, perché Roma non può non essere una città al centro delle relazioni internazionali”. Anzi “deve recuperare il prestigio e la credibilità internazionale anche per portare lavoro ed economia in città. Gualtieri può essere la persona giusta per questo tipo di obiettivo”.

Detto questo il primo cittadino si sofferma su un’alleanza politica e più strutturata tra i dem e il Movimento 5 Stelle, oltre cioè i laboratori locali e comunali. E qui, se da un lato ritiene possibile il dialogo delle due forze che hanno sostenuto il governo Conte, dall’altro torna sulla struttura di questo rapporto. Prima di tutto serve uno schema bipolare, con “conservatori, nazionalisti, sovranisti, spesso euroscettici da una parte, e dall’altra riformatori, progressisti ed europeisti”. Stabilito il terreno di gioco, le alleanze si costruiscono quando i partiti “hanno le idee chiare sulla loro identità e sui loro programmi. Come Pd stiamo facendo grandi passi in avanti grazie anche alla nuova leadership di Enrico Letta, e credo che dobbiamo dare il tempo ai 5 Stelle di trovare il proprio baricentro”. Stanno vivendo “un grande momento di trasformazione, di rivoluzione interna, ed è chiaro che fino a quando non si mettono a posto le cose in casa propria diventa difficile per un partito, un movimento, costruire alleanze strategiche”. Alleanze, ribadisce, che peraltro “non si fanno a freddo né si calano dall’alto, ma si devono basare su programmi chiari, sulla condivisione di progetti e sulle persone. Questo vale per il livello nazionale così come per quello locale”.

“TUTTI DOBBIAMO AIUTARE LETTA A RIFORMARE IL PARTITO DEMOCRATICO”

Sostengo Letta. È un vero riformatore e credo che questi sette anni fuori dall’intossicazione di una certa politica nazionale gli abbiano fatto bene. È tornato con grande motivazione”. È l’ex premier, insomma, la figura giusta che può riformare e ‘ristrutturare’ il Pd, sottolinea Nardella.

Il numero uno dei dem, spiega, così come “è stato riformatore a livello politico e istituzionale nel Paese, credo possa e debba esserlo anche dentro il partito. In questo senso il dialogo tra il segretario e i sindaci è fondamentale. Il nuovo partito che Letta sta disegnando, che parte dal basso, dove i circoli tornano a essere protagonisti, aperto alla società civile, non può che vedere nei sindaci un pilastro fondamentale”.

Inoltre “dobbiamo scrollarci di dosso l’immagine che hanno i cittadini, quella di un partito dell’establishment, romano, autoreferenziale. Letta può essere la persona giusta e credo che tutti noi dobbiamo aiutarlo, partendo dai temi. Ha fatto bene il segretario a porre la questione dell’identità del Pd, ad esempio su battaglie come lo Ius soli. Ma ha fatto ancora meglio quando ha posto il tema del lavoro: il Pd deve tornare a essere il partito del lavoro. Perché dopo il Covid il Paese si troverà con delle emergenze sociali e occupazionali mai viste prime negli ultimi decenni e noi non possiamo che essere il punto di riferimento degli italiani in questa battaglia”, conclude.

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