Un sindaco “fantasioso” per una Bologna “solidale” e “vivibile”: focus #mandaloadire sulle professioni sanitarie

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Il presidente dell'Ordine provinciale degli infermieri, Pietro Giurdanella, e il numero uno dell'Ordine cittadino dei medici, Luigi Bagnoli, sono gli ospiti del nostro format sulla città in previsione delle amministrative
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Montaggio video di Davide Landi

BOLOGNA – La città descritta in tre parole e altre tre per indicare come dovrebbe essere o come la si vorrebbe, una cosa da salvare e una da cambiare nei prossimi cinque anni. Infine, una proposta per rilanciare la città dopo il Covid e, immancabilmente, il pronostico su chi sarà il prossimo sindaco di Bologna. Cinque domande in tutto: cinque domande per “#mandaloaDiRE”, la rubrica-format che l’Agenzia Dire avvia in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna.

Gli ospiti del settimo appuntamento sono il presidente dell’Ordine provinciale degli infermieri Pietro Giurdanella, e Luigi Bagnoli, presidente dell’Ordine dei medici di Bologna.

GIURDANELLA: “BISOGNA INVESTIRE SULLA SANITÀ A DOMICILIO”

“C’è bisogno che la casa diventi il luogo di cura del cittadino”. È questo che si aspetta dalla Bologna del futuro Pietro Giurdanella, presidente dell’Ordine provinciale degli infermieri, ospite dell’agenzia Dire per la rubrica ‘#mandaloaDiRE’ in vista delle prossime elezioni amministrative. Giurdanella parte dalla Bologna di oggi, che descrive in tre pensieri tutti legati alla pandemia. “Il grande sacrificio dei bolognesi e di tutti gli operatori sanitari- sottolinea Giurdanella- la grande resilienza di tutti i professionisti sanitari, che in oltre un anno di pandemia hanno dato prova di esserci e di essere accanto ai pazienti. E la terza parola è ringraziamento, che da una parte dobbiamo fare ai cittadini perché ci sono stati molto vicini. Ma il grande ringraziamento è anche per tutti gli infermieri e i professionisti sanitari, che con grande abnegazione hanno lottato ogni giorno” contro il Covid.

Anche a seguito della pandemia, la Bologna del domani è quindi “piena di aspettative– continua Giurdanella- gli operatori sanitari, ai quali abbiamo detto che arriverà un domani migliore, aspettano una diversa organizzazione del territorio e delle sue politiche sociali e sanitarie”. Il numero uno degli infermieri sottolinea quindi il termine “comunità”, sempre per la Bologna del domani, che riguarda “gli operatori sanitari e i cittadini, i quali ancora oggi sono chiamati a fare la loro parte e devono essere parte attiva in una comunità in divenire. E poi la coesione sociale: dobbiamo sempre più stare uno vicino all’altro, per rispondere al grande bisogno di cambiamento che c’è”.

Cosa occorre cambiare dunque, a Bologna? “Assolutamente l’organizzazione della sanità a livello territoriale– risponde Giurdanella- come già definito anche dal Governo nel Pnrr, c’è bisogno che la casa diventi il luogo di cura del cittadino. A ciò aggiungiamo gli ospedali di comunità e la grande rete che dobbiamo creare degli infermieri di famiglia e di comunità, per rispondere più in prossimità ai tanti bisogni di salute del cittadini”. Da salvare, invece, “penso che ci sia il grande senso di solidarietà che tanti cittadini bolognesi hanno dimostrato in questo anno di pandemia”. Per la Bologna post-Covid, dunque, “la proposta è andare sempre più in prossimità ai bisogni del cittadino– insiste il presidente dell’Ordine degli infermieri- dobbiamo creare una rete efficace ed efficiente a livello del territorio di infermieri di famiglia, all’interno di una logica multi-disciplinare insieme ai medici di medicina generale, psicologi e assistenti sociali”.

In definitiva, qual è l’identikit ideale del prossimo sindaco di Bologna? “Quello di una persona che sarà capace di prendere in carico i grandi bisogni sociali e sanitari dei cittadini– tiene il punto Giurdanella- abbiamo sempre più bisogno di sorreggere le famiglie che hanno al loro interno anziani con più patologie, di tipo cronico, la cui risposta non può essere solo legata all’ospedale. C’è bisogno di una grande rete di prossimità, un grande sforzo corale all’interno del quale chiediamo fortemente la figura dell’infermiere di famiglia. E in tutto questo partire anche dalla scuola, il primo luogo dove educare alla salute i cittadini fin da piccoli”.

BAGNOLI: “BISOGNA AFFRONTARE LA MODERNITÀ RECUPERANDO LE TRADIZIONI”

Il prossimo sindaco di Bologna? Dovrà essere “una persona colta, capace, al servizio della comunità e della città“, che sia in grado di “dare risposte ‘fantasiose’ e muoversi su campi non ancora conosciuti”. È questo l’identikit tracciato da Luigi Bagnoli, presidente dell’Ordine dei medici di Bologna, ospite dell’agenzia ‘Dire’ per la rubrica ‘#mandaloaDiRE’ in vista delle prossime amministrative. “Bologna è una città colta, ricca, con molte energie e competenze– analizza Bagnoli- è una città in cui si vive bene, ma è anche pigra, per certi versi accidiosa, forse incapace di pensarsi nel futuro. Dà la sensazione di una città che si guarda l’ombelico”. Secondo Bagnoli, Bologna “deve imparare ad affrontare la modernità”, ma allo stesso tempo deve anche “recuperare alcune tradizioni”.

Il presidente dell’Ordine dei medici ricorda che “c’era una scuola tecnica che ha fatto la fortuna di Bologna: le Aldini. Da lì sono usciti tanti imprenditori e un tessuto economico fondamentale nel Dopoguerra”. Bologna avrebbe dunque “bisogno di recuperare un tipo di cultura tecnica, che va rivalorizzata. Sarebbe opportuna anche per recuperare fasce di popolazione escluse, soprattutto giovani. E sarebbe opportuno che si riuscisse a ‘meticciare’ la cultura accademica, quella imprenditoriale e del fare, che sono la chiave per affrontare la modernità”. Ad esempio, cita Bagnoli, “mi ha colpito in questo periodo vedere studiare l’epidemia da parte dei matematici: la contaminazione è fondamentale. Riuscire a mettere insieme queste competenze, che a Bologna sono presenti, fare innovazione su questo è la chiave per affrontare la modernità e per mantenere il livello di Bologna. Che oggi è alto, ma non si può pensare che sia un dono”.

Secondo Bagnoli, dunque, “più che da cambiare, a Bologna c’è da innovare e lavorare sulle cose che ci sono. Bisogna ‘meticciare’, in tanti sensi. E in questo si gioca il ruolo dell’amministrazione e della burocrazia. Non una burocrazia notarile- precisa il presidente dell’Ordine dei medici- ma un’amministrazione che riesce a essere motore di questi cambiamenti. Bisogna costruire i luoghi e le reti, questo è il ruolo dell’amministrazione e della politica”. Da questo punto di vista, afferma dunque Bagnoli, “il futuro sindaco dovrà essere capace di ascoltare con attenzione i bisogni della città, non solo attraverso quello che gli viene detto, ma con la comprensione dei fenomeni profondi della città”.

Un sindaco che “sappia dare risposte ‘fantasiose’– continua il presidente dell’Ordine dei medici- nel senso che bisogna anche usare l’intelligenza per trovare cose nuove, per muoversi su campi non ancora conosciuti. Non dare necessariamente una risposta banale, ma avere la capacità di studiare e inventare strumenti nuovi”. Quindi, insiste Bagnoli, il prossimo sindaco dovrà essere “una persona colta, capace, al servizio della città e della collettività, per non lasciare indietro nessuno. Bologna ha queste possibilità, ci vuole impegno e fatica, ma le risorse ci sono”. Infine, una proposta per risollevare Bologna dopo la pandemia. “La cosa più semplice è rilanciare il turismo– suggerisce Bagnoli- ricordando sempre però che Bologna non è come Firenze o Roma, che sono musei all’aperto. Bologna è apprezzata anche per come può essere vissuta, quindi non può snaturare le sue caratteristiche per il turismo. Deve riuscire a mantenere le sue caratteristiche di vivibilità e di città che vive, in questo modo può essere appetibile per un turismo anche abbastanza raffinato”.

Leggi qui gli episodi precedenti di #mandaloadire.

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