RIMINI – Da una parte il racconto di una storia tra amanti come tante: un marito che “trattava male” la moglie e l’ex che provava ad aiutarla, anche economicamente. Poi le accuse: da Manuela “solo bugie” perché “copre qualcuno o sé stessa”. Lunedì 13 aprile, Louis Dassilva, a processo per l’omicidio di Pierina Paganelli, avvenuto nell’ottobre 2023, è tornato davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Rimini, a distanza di una settimana, per concludere la sua testimonianza.
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DI NUOVO IN AULA A DISTANZA DI UNA SETTIMANA
Al centro del dibattimento, le perizie sui telefoni cellulari, in particolare quello di Valeria, moglie di Dassilva, l’analisi delle registrazioni audio e la ricostruzione tecnica dell’aggressione. Ma soprattutto, come una settimana fa, il senegalese è tornato a negare la versione di cosa sia successo l’indomani mattina del delitto, fornita da Manuela Bianchi, l’ex amante e nuova della vittima, che lo vuole presente sulla scena del crimine, il garage del condominio in cui risiedeva la vittima ma anche tutti gli altri ‘protagonisti’ della vicenda.
LA SMENTITA DELL’EX AMANTE: “VUOLE PROTEGGERE SÈ STESSA O UN ALTRO”
Dopo quasi cinque ore di deposizione, il senegalese- unico accusato del delitto di via del Ciclamino-, si è difeso contrattaccando e puntando il dito contro la donna che ormai è la sua principale accusatrice. Di fatto i due ormai sono l’uno contro l’altra. “La mattina del 4 ottobre non ero di sotto in garage. Come posso essere così bravo a costruire tutta questa messa in scena? Di sotto non c’ero, è lei che è venuta a chiamarmi”: è invece la ricostruzione data da Dassilva che smentisce il resoconto fornito agli inquirenti dall’ex amante solo in un secondo momento, dopo l’incidente probatorio e l’accusa a lei rivolta di favoreggiamento. “Ho capito- è la spiegazione-denuncia di Dassilva- che lei voleva proteggere sé stessa o un altro”.
DASSILVA: “OK A UN CONFRONTO DIRETTO CON MANUELA”
Alle domande del Pm Paci, l’accusato di omicidio è tornato anche sulla possibilità di un confronto con l’ex amante, a cui invece si era sottratto una prima volta durante l’incidente probatorio. “In quel momento decisi di non sottopormi perché non era il momento giusto, ma adesso lo accetterei”, è stata la motivazione offerta oggi. A riguardo, potrà esprimersi la Corte che per ora non si è espressa.
IL TIMORE DI VENIRE INCASTRATO E LA PROPOSTA DI FUGGIRE INSIEME
Sugli incontri con Manuela Bianchi successivi alla morte di Pierina Paganelli e quindi sul proseguimento della relazione tra i due, Dassilva ha ribadito la versione offerta una settimana fa: non si era sottratto agli incontri con Manuela Bianchi non perché follemente innamorato di lei, ma perché temeva di essere incastrato da lei. “Avevo paura ci fosse contaminazione di dna tramite i vestiti che Manuela aveva. Manuela aveva i miei vestiti”, ha sostenuto. In più Dassilva ha riferito che in un incontro avvenuto in hotel il 22 ottobre successivo al delitto la donna “aveva ipotizzato l’idea di scappare insieme”.
LE “BUGIE” DELL’EX AMANTE
Il racconto dato da Bianchi che inguaia Dassilva collocandolo nel seminterrato al momento del ritrovamento del cadavere della vittima, viene etichettato dall’imputato semplicemente come “bugie”. La donna avrebbe mentito anche durante l’incidente probatorio “perché io e lei, lì sotto, non ci siamo mai incontrati quella mattina prima che mi chiamasse”, ha detto in aula il 38enne senegalese. “Io non parlo bene l’italiano– ha aggiunto per spiegare su quali basi possa sostenere che Bianchi non dica la verità- eppure secondo lei sarei stato così bravo da spiegarle tutte quelle cose su cosa fare o no in quel momento, e lei altrettanto brava nel metterle in pratica”.
Il motivo della bugie per Dassilva sarebbe chiaro: “Copre qualcuno o sé stessa. Prima dell’incidente probatorio la reputavo una brava persona, ma dopo è evidente che non abbia detto la verità e- ha aggiunto- che sappia più di quanto dice sull’assassinio di Pierina”.
“IL MARITO DI MANUELA LA TRATTAVA MALE”
Nella testimonianza di oggi, Dassilva ha parlato anche del rapporto tra l’ex amante e il marito, Giuliano Saponi, figlio della vittima. “Il marito (di Manuela) era un problema grosso per lei. Me lo diceva sempre- ha rivelato l’imputato- Mi ha raccontato che lei non poteva usare il denaro che guadagnava, non aveva il bancomat, e veniva messa in punizione del marito. Se il marito era arrabbiato non la faceva uscire se voleva andare con le sue amiche e non gli faceva comprare ciò che voleva. E una volta l’ha chiusa in casa, in punizione”. Non solo, la donna confidava all’amante di sentirsi sola in famiglia: “Giuliano Saponi spesso mangiava per primo con la figlia e Manuela mangiava da sola in un secondo momento”, ha raccontato.
GLI AIUTI ECONOMICI
Per sostenere Manuela Bianchi in un periodo definito “problematico”, lo stesso Dassilva ha spiegato di darle consigli, ma anche soldi. “L’ho aiutata economicamente- ha ammesso- perché lei dopo l’incidente di Giuliano Saponi aveva i conti bloccati”. Saponi infatti cinque mesi prima del delitto era rimasto vittima di un misterioso investimento in bicicletta che lo aveva costretto a un lungo ricovero in ospedale.
LA CHAT SEGRETA, I MESSAGGI CON GLI INSULTI AI FAMILIARI DI MANUELA
In aula sono stati anche letti nuovi messaggi della chat segreta tra i due ex amanti. Messaggi in cui Dassilva, qualche settimana appena prima dell’omicidio, scriveva a Manuela Bianchi chiamando i suoi familiari come “mostri” o addirittura “bastardi”. Chiamato a identificare a chi fossero rivolte queste offese in particolare, l’uomo ha risposto con un ‘non ricordo’, spiegando però che tagli aggettivi erano stati riferiti dalla stessa ex amante. “Per Manuela il marito era un problema grosso – ha ribadito – e il suo ritorno dall’ospedale avrebbe rappresentato l’obbligo di cambiare le proprie abitudini”.
IL CALENDARIO DELLE PROSSIME UDIENZE: SENTENZA A INIZIO GIUGNO?
La testimonianza di Dassilva non si è conclusa oggi: dovrà tornare sul banco dei testimoni per una terza e ultima volta, concludendo anche il contro-esame dei propri legali Fabbri e Guidi, dopo aver esaurito le domande di parti civili e del pm Daniele Paci. La Corte ha inoltre definito la tabella di marcia del processo: lunedì prossimo e il 27 aprile è prevista la chiusura dell’istruttoria, seguiranno le udienza del 11, 18 e 25 maggio: la sentenza potrebbe quindi arrivare anche per inizio giugno.





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