Covid, ristoratori a Circo Massimo: “Non siamo Casapound, vogliamo lavorare”

Uno cuoco, tra i tanti, ha raccontato: "Vengo da una piccola realtà di 3mila persone, cosa ci faccio con l'asporto?"
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ROMA – “Noi con casapound e i violenti non c’entriamo nulla. Vogliamo solo lavorare”. Si è aperta con una presa di distanza dai disordini di ieri, la manifestazione al Circo Massimo, nel cuore di Roma, ‘Una volta, per tutti’ organizzato dalle associazioni Roma più bella, Ihn (Italian hospitality network), Tni Italia (Tutela nazionale imprese) e Lupe Roma. A parlare tra i primi una imprenditrice di Enna, mentre sul lato di via dei Cerchi alcuni ristoratori maremmani hanno appeso ad un filo alcune mutande e un cartello eloquente: “L’Italia a colori ci ha lasciato in mutande, ma ora basta”.

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In piazza anche chef e addetti della ristorazione di Cuneo, Piombino e Crema, Torino e diverse città della Puglia. Al momento sono presenti diverse centinaia di persone e gli interventi dal microfono della piazza si stanno susseguendo. Tutte simili le rivendicazioni: “Vogliamo solo lavorare, i ristori non bastano. Siamo allo stremo e la misura è colma. Vogliamo riaprire, rispettando tutte le restrizioni”. Uno cuoco, tra i tanti, ha raccontato: “Vengo da una piccola realtà di 3mila persone, cosa ci faccio con l’asporto?”.

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