Ecuador, dirigente del Cdes: “Con Lasso presidente pagano i lavoratori”

"Il nuovo governo - spiega Iturralde - dovrà dimostrare che le misure che vorrà imporre sono ragionevoli, proporzionate e non discriminatorie"
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Di Brando Ricci

ROMA – Riduzione dei costi del lavoro, tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni e aumento delle tasse indirette, come chiesto all’Ecuador dal Fondo monetario internazionale (Fmi). Secondo Pablo Iturralde, coordinatore generale dell’organizzazione Centro de Derechos Economicos y Sociales (Cdes), saranno questi i capisaldi della politica di Guillermo Lasso, eletto presidente con il 52 per cento delle preferenze.

Banchiere e imprenditore, 65 anni, candidato del Movimiento Creo che ha fondato nel 2012 e indicato come sfavorito dai sondaggi sulle intenzioni di voto dei giorni scorsi, Lasso ha ottenuto cinque punti in più del candidato del centro-sinistra Andres Arauz al secondo turno delle elezioni che si è svolto domenica. Secondo Iturralde, intervistato dall’agenzia Dire a spoglio ormai concluso, le politiche che il neoeletto presidente ha promesso durante la campagna elettorale costituiscono “una regressione”.

Il dirigente di Cdes, organizzazione nata nel 1997 per la promozione dei diritti umani e sociali, di base nella capitale Quito, sottolinea che le misure improntate alla flessibilità che Lasso ha intenzione di portare avanti “potrebbero portare a una maggiore facilità nel licenziamenti e alla riduzione degli stipendi nel settore privato“. Gli effetti sarebbero negativi, secondo Iturralde: “Maggiore instabilità lavorativa e quindi una diminuzione della qualità della vita, oltre che un aumento delle restrizioni all’accesso ai beni di prima necessita’, compresi il cibo, la salute e l’istruzione”.

A preoccupare il dirigente del Cdes è anche un orizzonte fatto di “austerity, privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica”. Il coordinatore sottolinea che c’è un solo modo affinché queste politiche “non colpiscano i diritti dei cittadini”. Secondo Iturralde, “i provvedimenti dovranno rispondere ai principi delle convenzioni internazionali sui diritti umani e alle indicazioni del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali”.

Un riferimento, questo, a un organo istituito dall’Onu nel 1985 e costituito da 18 esperti che si occupano di monitorare il rispetto del Patto omonimo adottato dall’Assemblea generale nel 1966. “Il nuovo governo – spiega Iturralde – dovrà dimostrare che le misure che vorrà imporre sono ragionevoli, proporzionate e non discriminatorie verso gruppi di popolazione vulnerabili, come i popoli originari, le donne e le famiglie meno abbienti”.

Politiche incentrate sull’austerità e i tagli alla spesa sociale hanno caratterizzato gli ultimi anni del governo del presidente uscente Lenin Moreno. Il rifiuto di alcune misure del suo esecutivo, come quella relativa al taglio ai sussidi al carburante o a quelle imposte per contenere gli effetti della pandemia di Covid-19, provocarono due ondate di protesta in tutto il Paese nel 2019 e l’anno scorso.

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