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Direzione Mercurio, l’ultimo saluto a Bepi Colombo

ROMA – All’alba di venerdì 10 aprile la sonda Bepi Colombo, nata da una collaborazione tra le agenzie spaziali europea e giapponese, si è avvicinata alla Terra per l’ultima volta. Ha salutato il nostro pianeta da una distanza di 12.700 chilometri per poi riprendere il viaggio verso la sua destinazione, il pianeta Mercurio. Tecnicamente la manovra effettuata si chiama flyby ed è una sorta di fionda spaziale necessaria a modificare la traiettoria di una sonda sia per quanto riguarda la direzione che la velocità, risparmiando carburante. Ci ha spiegato i segreti del viaggio attraverso il Sistema Solare Raffaele Mugnuolo, dell’Unità Esplorazione e Osservazione dell’Universo dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi)
 
Innanzitutto, ci ha detto, i tipi possibili di flyby sono due. “Ci sono due tipi di flyby. Immaginiamo che la Terra si muova in una certa direzione intorno al Sole. Se il flyby avviene passando ‘dietro la Terra’, induce un incremento della velocità e un cambio di direzione. E’ quello che avviene quando ci si dirige verso  pianeti esterni rispetto alla Terra, verso Marte, Giove o altro. Se invece avviene passando ‘davanti alla Terra’ questa manovra induce un rallentamento oltre che un cambio di direzione, e in questo caso specifico il flyby viene usato per rallentare la velocità della sonda in modo da poter andare a puntare verso il Sistema solare interno, verso i pianeti più vicini al Sole. Per cui è necessario che la sonda disperda una certa quantità di energia, quindi rallenta per poter poi puntare verso il Sistema interno”.
 
Il flyby di Bepi Colombo con la Terra è stato solo il primo di una lunga serie prima di riuscire a raggiungere l’ambita meta. Ne seguiranno due con il pianeta Venere, il prossimo ottobre e ad agosto 2021, mentre a ottobre dell’anno prossimo ci sarà un primo passaggio vicino al pianeta Mercurio, ma la destinazione non sarà ancora raggiunta. Serviranno, infatti, sei flyby prima di assumere la posizione giusta per le osservazioni della missione. L’arrivo è atteso per dicembre 2025.
 
Bepi Colombo  oltre a quelli giapponesi porta con sé undici esperimenti europei. Di questi quattro sono italiani. Il più importante è Symbiosis, ci spiega Mugnuolo. Si tratta di uno strumento ottico a tre canali in grado di osservare la superficie nelle bande dell’infrarosso, e di realizzare immagini singole ad altissima risoluzione. C’è poi l’accelerometro Isa, per esperimenti di dimostrazione della legge della relatività generale. Lo strumento Serena cercherà di osservare l’esosfera di Mercurio, un pianeta di solito definito ‘senza atmosfera’. In realtà ci sarebbero emissioni naturali dalla superficie, qualcosa che viene rilasciato e rimane sospeso, che forma appunto l’esosfera che studierà lo strumento italiano. Infine, lo strumento More è dedicato alla radioscienza: con antenne radio misura le perturbazioni delle frequenze e sarà usato per comprendere la composizione interna del pianeta, che ad oggi, rimane ancora misterioso sotto molti punti di vista.
 
Mercurio è uno dei pianeti meno esplorati, un oggetto ancora misterioso. C’è stata una sonda della nasa nel ’74, la Mariner 10, e poi nel 2011 sempre la Nasa ha inviato Messenger, ancora operativa. Ma è un pianeta di cui si conosce ancora poco. E’ importante l’esplorazione. Con Bepi Colombo cercheremo di capire anche le tempeste solari. Studiare gli effetti di queste su Mercurio potrebbe rivelare una serie di caratteristiche che ci possono aiutare a prevedere cosa potrebbe accadere sulla Terra in coincidenza di questi fenomeni”.
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13 Aprile 2020
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