sabato 18 Aprile 2026

Referendum, il pm Francesco Vicino: “No all’Alta Corte, sarebbe come un tribunale militare”

Così alla Dire il sostituto procuratore al tribunale di Nola, che sostiene le ragioni del no al referendum confermativo del 22 e 23 marzo

NAPOLI – “Al centro della riforma c’è il Csm perché, così come lo volevano i nostri padri costituenti, è il fortino delle indipendenze, dell’autonomia della magistratura. E questa riforma punta proprio a cambiare il dna di questo fortino con il rischio di indebolire il controllo di legalità sui poteri forti. Ciò avviene soprattutto attraverso la sottrazione al Csm della sua principale attività, quella della funzione disciplinare, attribuendola ad un tribunale speciale. Ove se oggi il capo del Csm è il Presidente della Repubblica, domani in questo nuovo tribunale speciale, chiamato Alta corte disciplinare, potrà essere solo un membro di estrazione politica. Questo tribunale speciale ha assunto i connotati del tribunale militare in tempo di guerra, previsto dall’articolo 103 della Costituzione, perché saremmo l’unica magistratura al mondo a non poter adire la Cassazione avverso le sentenze disciplinari di questo nuovo organismo”.

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I TRE MOTIVI DEL ‘NO’

Così alla Dire Francesco Vicino, sostituto procuratore al tribunale di Nola, che sostiene le ragioni del no al referendum confermativo del 22 e 23 marzo sul testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”. I motivi per il ‘no’ al sorteggio contenuto nella riforma – aggiunge – “sono tre”.

Il primo “è di carattere squisitamente tecnico: il sorteggio può funzionare solo tra personalità che abbiano le medesime e competenze, nel caso specifico non vi è assoluta parità perché non tutti i magistrati hanno una capacità di occuparsi delle materie, lontane da quelle che i magistrati sono abituati a gestire quotidianamente, di cui si occupa il Csm”.

Il secondo motivo è rappresentato dal fatto che il sorteggio “è pericoloso e non limita in alcun modo il rischio delle degenerazioni correntizie. L’estratto a sorte non risponde ai magistrati per cui noi intravediamo il rischio di cedere alle suggestioni e alle pressioni della componente politica in seno al Csm, perché non rispondendo più ai magistrati c’è il rischio che possa rispondere alla componente politica”.

L‘ultimo motivo è che il sorteggio è “inutile” e “aumenterebbe il proselitismo delle correnti stesse perché cercheranno sempre di più di acquisire consensi e di ridurre il più possibile la percentuale dei non eletti al consiglio facenti parte della loro stessa famiglia. Quindi il sorteggio potrebbe fungere da acceleratore di un processo espansionistico delle correnti, esattamente l’opposto di quello che si vuole scongiurare”.

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