Coronavirus, Andreoni (Simit): “Sulle superfici in poche ore non è più infettivo”

Lo spiega il direttore scientifico della Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali, Massimo Andreoni, intervistato dall'agenzia Dire
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ROMA – “Quanto resta attivo il virus sulle superfici? Intanto bisogna chiarire cosa significa ‘rimanere attivo’, perchè il virus attivo come tale, quindi un ‘virus vitale’, può rimanere molte ore o addirittura qualche giorno. Il virus come capacità infettante invece, quindi come capacità di infettare una persona, in realtà nel giro di poche ore non è più infettivo. Per infettare una persona serve che il virus arrivi in una concentrazione sufficientemente alta. Allora su una superficie inanimata, che può essere un tavolo o una maniglia, il virus non può replicare perche’ per farlo ho bisogno di cellule viventi. Per cui una volta che arriva su una superficie inanimata, il virus progressivamente muore e perde quella quantità, quella carica infettante che è in grado di infettare una persona”. Lo spiega il direttore scientifico della Società italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit), Massimo Andreoni, intervistato dall’agenzia Dire.

“Nel giro di pochissime ore, diciamo un paio, un oggetto che è stato contaminato non è più in grado di infettare una persona – prosegue Andreoni-  è complicato pensare che un oggetto sia stato contaminato da una quantità massiva”. Diverso è il caso di uno starnuto, spiega ancora l’esperto: “Se io faccio uno starnuto e mi metto la mano davanti, tutta la mia mano sarà imbrattata di tutto quello che ho emesso con la mia starnutazione. Se dopo quindi stringo un’altra mano ho invece una quantità di virus infettante che può essere molto più pericoloso”. Quando c’e’ una grande quantità di popolazione infetta anche l’ambiente è a maggior rischio di essere contaminato. Si spiega così la sanificazione delle strade che si è resa necessaria a Milano. “La sanificazione delle strade – spiega il direttore scientifico della Simit- dipende dall’entità dell’epidemia, cioè da quante persone sono contagiate. Quando le persone sono molte, non si ragiona più su uno starnuto di una persona, ma si inizia ragionare su migliaia di persone infette”. In questo caso la contaminazione ambientale “può diventare molto più rilevante rispetto ad un’epidemia, come quella che al momento c’è a Roma, in cui le persone interessate sono certamente tante e stanno aumentando di numero, ma non sono così tante, da pensare ad una sanificazione ambientale anche dentro Roma”, conclude.

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13 Marzo 2020
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