lunedì 16 Marzo 2026

Marlene Kuntz, 30 anni dall’uscita del loro album più importante

Rock, rumore, libertà e speranze, lontani dal web

Di Walter Gatti

ROMA – C’è stato un tempo, a cavallo tra gli Anni 80 ed il decennio successivo, in cui il rock alternativo italiano ha prodotto band e dischi destinati all’immortalità discografica e musicale. Nell’arco di un decennio elettrizzante emergevano e si affermavano Litfiba, Cccp (e poi Csi), Afterhours e Massimo Volume, in un mix robusto di suoni aggressivi, contenuti sfidanti, poetiche immaginifiche, violente e viscerali. Una parte fondamentale di questa tempesta rock italiana è stata interpretata dai Marlene Kuntz, band piemontese capace di emergere tra il ’94 e il ’96 con un progetto musicale ed artistico ruvido, influenzato nei suoni dal grunge e dal noise nordamericano, come da certa letteratura europea. Uno dei dischi-capolavoro di quel tempo, Il vile, compie trent’anni e i Marlene Kuntz ne celebrano i fasti e i brividi con una edizione speciale (vinile colorato e booklet illustrato da Alessandro Baronciani) ed un tour che dal 5 marzo (Livorno) al 18 aprile (Bari) attraverserà l’Italia a tutto vantaggio degli amanti del rock duro e puro. Ne abbiamo parlato con Cristiano Godano e Riccardo Tesio, fondatori ed anima della band che comprende anche Davide Arneodo, Luca Saporiti e Sergio Carnevale.

Siete nati in un periodo speciale: Marlene Kuntz ha esordito in un’epoca in cui il rock italiano viveva una stagione splendida. Cosa ricordate di quel clima di inizio Anni 90?
Riccardo Tesio: ‘La spinta a fare rock in Italia c’è sempre stata, però in quel periodo è sbocciata una voglia nuova e prepotente di mettersi insieme, seguendo implicitamente l’esplosione del grunge, che segnò i presupposti per un cambio di passo radicale anche per chi voleva far musica nel nostro Paese. Quell’onda lunga coinvolse un numero sorprendente, nuovo e crescente di ascoltatori. Noi eravamo consapevoli di essere parte di una situazione alternativa che sino ad allora non faceva di certo dei grossi numeri. Quello che è successo dopo in un certo modo ha sorpreso anche noi’.
Cristiano Godano: ‘Già perché nel ‘91 arriva Nevermind dei Nirvana. Con quel disco certi suoni aggressivi vengono sdoganati ed acquisiti da un sacco di giovani che di colpo si accostano a queste cose. In quel momento la fortuna ci ha aiutato: eravamo lì e facevamo quella musica, proprio in quell’istante. Anche il nostro suono arrivava con un impatto potente, insolito e nuovo: così siamo esplosi mentre in tutto il mondo c’era un identico fermento. Lo sentivi in radio, nei locali, lo leggevi sui giornali. Ricordo che in alcune interviste dicevo: ‘Non so cosa sta succedendo, ma la situazione è fantastica”.

Ed oggi vi ritrovare a ‘celebrare’ uno dei vostri dischi fondamentali. Al di là dell’anniversario di Il vile, viene da chiedere: a voi oggi quei suoni e quelle parole cosa dicono? Li sentite ancora come ‘vostri’?
Godano: ‘Diciamo prima di tutto che questo tipo di “celebrazioni” piace al pubblico ed ha un suo significato oggettivo, perché incontrare situazioni che portano indietro di venti o trentanni è piacevole e interessante per chi ascolta, per i media, per il circuito artistico. Per quanto ci riguarda, noi affrontiamo questo ritorno con consapevolezza, soprattutto perché ci divertiamo molto: è eccitante ritrovarsi ad avere quell’impeto che avevamo ed abbiamo ancora nonostante ci siano tre decenni di differenza, e nonostante ormai siamo quasi sessantenni’.

Quel lavoro conteneva undici brani, alcuni davvero epocali come Cenere, Overflash, Retrattile, Ape Regina, in un mare di chitarre, di feedback, di urla abrasive. Sinceramente: vi capita di riascoltare quel disco e cosa ne pensate?
Godano: ‘Ho riascoltato in macchina Il Vile alzando molto il volume alcuni giorni fa, mentre andavo a trovare mia madre. Sono uscito dalla sala prove dove stiamo preparando il tour e l’ho messo nel lettore Cd dell’automobile e devo dire che mi è di nuovo piaciuto molto. L’ho sentito… all’altezza. Quando l’abbiamo inciso avevamo una premura estetica: ci interessava prima di tutto che i nostri dischi suonassero in modo degno al confronto con le produzioni dei nostri idoli. All’epoca per noi questa cosa era una questione di vita o di morte: avere un disco che suonasse decentemente non dovesse impallidire al paragone con gli americani. All’ascolto trentanni dopo penso che quel disco non tema il confronto. Ed è un grande risultato’.
Tesio: ‘Per quanto mi riguarda sono andato a cercare un po’ di appunti dell’epoca di Il Vile, sulla regolazione degli amplificatori, sui suoni, sulle accordature e sulle parti di chitarra. Andare a ripescare tutto quel lavoro è stato molto interessante, perché certe sfumature le avevo dimenticate. Riattualizzare quel percorso alla luce di quello che ho imparato dopo è uno degli aspetti più interessanti di questo momento di lavoro artistico per il tour’.

Quel vostro album ha presentato un grande lavoro testuale e di scultura delle parole. Erano testi viscerali, spesso sprezzanti. Come vi sentite oggi davanti a quella produzione ed a quel grido?
Godano: ‘Quei testi sono conformi all’irruenza di quel momento, un sentimento che poi si è trasformato in consapevolezza. Quando uno suona a lungo ha la fortuna di sviluppare un percorso artistico che poco alla volta gli fa capire cosa sta facendo, dove sta andando. Tutto questo permette di crescere. In questo momento c’è una parte irruente e aggressiva di quello che ho scritto che non potrei più scrivere in quello stesso modo. Per quanto io sia sempre stato attento molto alle parole utilizzate, però c’è un tasso di responsabilità maggiore, sia etica che estetica. Non credo che utilizzerei oggi una certa violenza letteraria…’.

Sono trascorsi trent’anni. Oggi c’è la trap, il web, gli streaming: come percepite oggi la musica, la cultura, l’immaginazione, il rumore, il silenzio, la ricerca, la necessità di speranza, cioè con i temi che vi hanno caratterizzato?
Godano: ‘Personalmente ho dei problemi con l’andamento attuale delle cose. Anche altre volte ho tirato in ballo internet, ma per me il web ha creato i presupposti per un cambio radicale, non soltanto nelle questioni della musica: penso che proprio il genere umano stia subendo una trasformazione ed ho la sensazione che siamo diventati più stupidi. Come se il nostro cervello si stesse intorpidendo‘. Eppure internet è presentato come la rete delle opportunità infinite
Godano: ‘Sono preoccupato per le nuove generazioni che crescono con il presupposto della bontà aprioristica di internet e dell’intelligenza artificiale. Preferisco pensare alle rockband che nascono, si trovano e suonano ancora nelle cantine e nei garage, sperando di riuscire a trovare un pubblico. Sono ad esempio preoccupato che gli algoritmi oggi non ti fanno neanche vedere quali sono le giovani rockband italiane che fanno rock’.
Tesio: ‘Conosco un sacco di musicisti in gamba, giovani, più bravi di come eravamo noi alla loro età. C’è gente appassionata, che suona bene, che ha consapevolezza dello strumento e che ammiro. Ma il problema che vedo per tutti loro è proprio la distribuzione, che è una criticità persistente e che internet ha acuito. Noi all’epoca avevamo il problema delle major discografiche che determinavano il mercato dell’ascolto, ci sembrava quello il problema: la musica indipendente faticava a farsi notare. Adesso il problema è che la fruizione avviene principalmente tramite streaming e chi fa streaming sono soprattutto i ragazzini, gli adolescenti, i teenager… E l’incontro tra domanda e offerta, che avviene su web, premia solo ed unicamente un certo tipo di linguaggio musicale. Per il resto rischia di non esserci spazio nemmeno oggi’.
Godano: ‘E diciamo pure che i signori che hanno sviluppato internet ci hanno dato l’illusione della grande opportunità smisurata ed infinita: mi pare che a conti fatti sia una delle più grandi panzane raccontate all’umanità’.

Qual è dunque la grande scommessa oggi, per chi fa rock da decenni come voi?
Godano: ‘Nel nostro percorso musicale abbiamo sempre cercato una forma di rinascita, perché ogni nostro nuovo disco ha provato a esplorare qualche territorio nuovo, espandendo la sperimentazione e andando oltre rispetto a quello che hai già saputo fare fino a quel momento lì. Abbiamo sempre avuto questa attitudine a cercare di rinascere, di rinnovarci, anche se non siamo stati sempre ripagati da una comprensione diffusa nel pubblico. E dunque anche per il prossimo disco cercheremo di provare a suonare divertendoci, senza nessun retropensiero. Anche se in realtà i pensieri noi li avremo, perché ci chiederemo che cazzo facciamo, cosa vogliamo fare, dove vogliamo andare’.

E adesso andate in tournée: cosa accadrà subito dopo? Il vostro ultimo album, Karma Clima, è del 2022…
Godano: ‘Per ora stiamo suonando, ci divertiamo e desideriamo divertirci con chi viene a sentirci in tutta Italia, senza romperci troppo… Prima o poi anche questa fase finirà: a quel punto saremo pronti per un altro disco‘.

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