Il Governo Draghi ha giurato, speriamo non si trasformi in ‘armata Brancaleone’

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L'editoriale del direttore Nico Perrone
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ROMA – Sarà per il fatto che ognuno doveva stare a un metro di distanza l’uno dall’altro, alla fine però il colpo d’occhio sui 23 ministri del Governo Draghi dava l’impressione fossero molti di più, quasi un’armata. Speriamo non diventi ‘L’armata Brancaleone‘, immortale film di Mario Monicelli campione di incassi nel 1966, entrato nei dizionari come sinonimo di “gruppo variopinto, accozzaglia di persone dalle idee confuse e poco organizzate”. Oggi durante la cerimonia del giuramento due cose mi hanno colpito: le espressioni sul volto di alcuni ministri, colte anche dietro le mascherine; le tante ‘canzoni’ diverse nei toni e nella musica ascoltate in questi anni dai ‘nuovi’ ministri politici, che ora però dovranno mandare a memoria in tempi rapidi lo spartito del ‘maestro’ Draghi. Alcuni volti erano scuri, tesi, che mal si adattavano col solenne momento della nascita di un nuovo esecutivo. Segno che questa nuova avventura viene già avvertita come piena di rischi e insidie.

Il nuovo governo Draghi è nato perché quello di Conte era stato giudicato non adatto a gestire i 209 miliardi che arriveranno dall’Europa per far ripartire l’Italia. C’è stata una forzatura, con Matteo Renzi, leader di un partitino del 2 per cento, che ha fatto saltare il tavolo potendo contare su quanti a livello trasversale volevano togliere di mezzo ‘Giuseppi’. Forse è anche per la manovra politica che ha dovuto subire, che al momento dell’uscita da Palazzo Chigi, Giuseppe Conte è stato salutato da tanti dipendenti affacciati alle finestre con scroscianti applausi. Venendo ai soldi, vero oggetto della battaglia politica in corso, fatti alcuni calcoli, dei 209 miliardi europei più di 170 mld verranno gestiti direttamente dai pochi ministri tecnici messi da Draghi nei posti chiave. Tradotto: tutti gli altri ministri politici gestiranno ‘briciole’, e questo significa già qualcosa. La navigazione sarà subito burrascosa, non potrà neanche bearsi della luna di miele dei primi 100 giorni che viene concessa a tutti.

I primi a saltare saranno i ‘grillini’, che già stasera litigheranno di brutto sul magro, se non risibile, risultato di posti ottenuto nel nuovo governo considerato che stiamo parlando della prima forza politica, forte di quasi 300 parlamentari. Sarà lotta dura, che Di Maio e gli altri ‘governisti’ faranno fatica a contenere. Con il rischio di una ‘scissione’ che può contare non solo sul 40 per cento di quanti hanno votato contro Draghi, ma anche sul passaggio all’opposizione di senatori e deputati che si sentono fregati e che potrebbero schierarsi con Alessandro di Battista. Senza contare che anche Giuseppe Conte, se non vorrà essere dimenticato tra qualche giorno, dovrà mettersi in gioco, diventando lui il Capo politico del M5S fuori dal Governo. Potrebbe essere questa la sua forza perché i ministri ‘grillini’ saranno gestiti da Draghi e lui potrebbe svolgere un ruolo non solo di controllo ma anche di critica costruttiva per tener alto il morale del popolo Cinque Stelle.

Sarà guerra dentro il Pd, con il segretario Nicola Zingaretti in forte difficoltà perché non era questa la soluzione su cui aveva puntato. Anzi, è passata sulla sua testa un’altra linea politica gestita dalle altre correnti del partito, che controllano quasi totalmente i gruppi parlamentari. Visto che tocca al segretario l’ultima parola per decidere le liste elettorali, è facile prevedere che tra poco partirà l’assalto al poltrona di segretario, per metterci magari Stefano Bonaccini, presidente dell’Emilia-Romagna, ritenuto più vicino alle ragioni dell’area non di sinistra del partito, improntata da posizioni di riformismo liberale. Per questa via potrebbe ricomporsi la ‘frattura’ e riportare dentro Matteo Renzi con tutti i suoi. Zingaretti è indebolito anche perché rischia di rimanere intrappolato in un governo dove stanno tutti dentro e quindi sarà difficile trovare un ‘nemico’ contro cui scagliarsi in campagna elettorale. Senza contare l’attacco che gli viene dalle donne Dem per non averne indicata nessuna nel nuovo governo: “Berlusconi ha fatto meglio di Zingaretti” ha sottolineato Lia Quartapelle. Non sarà una passeggiata per la Lega, che seppur con un Salvini strafelice del risultato ottenuto ora dovrà vedersela con quanti vorranno puntare sulla nuova linea incarnata dal ministro Giancarlo Giorgetti, vice segretario della Lega. Vero punto di riferimento di quanti stanno lavorando per far entrare i leghisti nel Partito popolare europeo, per riacquistare nuova affidabilità e far dimenticare il passato sovranista. Il Governo Draghi andrà avanti comunque e nessuno, al momento, ha la forza per metterlo in discussione. Ma ben pochi sono pronti a scommettere che Draghi arriverà alla fine della legislatura: tra un anno, alla scadenza, questa sua stessa stragrande maggioranza lo eleggerà nuovo Capo dello Stato. A furor di popolo, perché a quel punto ci sarà il tana liberi tutti per arrivare quanto prima a darsele di santa ragione alle elezioni politiche.

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