Nel Governo Draghi nove lombardi su 25 ministri

MARIO DRAGHI
In totale sono 18 su 25 i ministri del Nord Italia (oltre ai nove lombardi e ai quattro veneti, due dall'Emilia Romagna, un piemontese, uno dal Friuli-Venezia Giulia e un ligure)
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MILANO – Una rivincita tutta padana. Dopo l’annus horribilis vissuto dalla Lombardia, vero e proprio epicentro mondiale di una pandemia ‘gestita’ nel nostro paese da un esecutivo con due soli ministri locali (peraltro confermati), sono ben nove i dicasteri a trazione lombarda nel governo ufficializzato stasera dal neopremier, Mario Draghi: quasi il doppio rispetto alla seconda regione rappresentata, cioè il Veneto (quattro ministri).

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Da Brescia arriva Vittorio Colao, il cosiddetto ‘uomo delle task force’ del secondo governo Conte, che sarà il titolare del ministero all’Innovazione tecnologica. Sempre da Brescia, più precisamente da Leno, arriva Mariastella Gelmini, ex ministro dell’Istruzione nel governo Berlusconi 13 anni fa, e che ora avrà quello agli Affari regionali e Autonomie. La renziana Elena Bonetti, mantovana, a sorpresa confermata alle Pari opportunità, il parlamentare leghista Massimo Garavaglia da Cuggiono (Milano), già assessore al Bilancio lombardo sotto la presidenza di Roberto Maroni, sarà il ministro del Turismo, mentre la ex presidente della Corte costituzionale Marta Cartabia (prima donna a ricoprire quel ruolo), nata a San Giorgio su Legnano, nel milanese, sarà quello della Giustizia. Ma non finisce qui: il lodigiano Lorenzo Guerini è stato confermato al ministero della Difesa, mentre sarà Paolo Cingolani, meneghino e responsabile dell’innovazione tecnologica di Leonardo, il nuovo responsabile della Transizione ecologica, ossia la nuova veste del ministero dell’Ambiente. La monzese Cristina Messa, ex rettrice dell’Ateneo Bicocca, sarà il nuovo ministro dell’Università, mentre Giancarlo Giorgetti, nato a Cazzago Brabbia, nel varesotto, ed ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo gialloverde, sarà il nuovo responsabile dello Sviluppo economico. Insomma, un governo lombardo e prettamente settentrionale, quello guidato da Mario Draghi, che in qualche modo inverte la rotta geografica intrapresa dal secondo governo Conte: in totale sono 18 su 25 i ministri del Nord Italia (oltre ai nove lombardi e ai quattro veneti, due dall’Emilia Romagna, un piemontese, uno dal Friuli-Venezia Giulia e un ligure). Per il resto, sono due i titolari di dicastero provenienti dal Centro (entrambi laziali), mentre cinque sono nati al Sud (due lucani, due campani, un pugliese).

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