Voglia di amaro? Arriva l’Atlante interattivo di Rubik e Amaroteca

Caffè Rubik Bologna
La sinergia tra il locale bolognese e il marchio che ne deriva ha dato vita ad una serie di attività culturali, volte a valorizzare il liquore tipico italiano: l'ultima idea è una mappa interattiva dei piccoli produttori
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Foto e video di Davide Landi

BOLOGNA – Scegliere un amaro in base agli ingredienti, all’aroma, oppure a seconda della vicinanza territoriale: tra pochi giorni si potrà. Come? Consultando l’Atlante interattivo dell’amaro d’Italia, l’ultima creazione di Caffè Rubik in sinergia con Amaroteca che, nonostante il periodo, ha già raccolto il consenso di una trentina di produttori. “Insieme a tre ricercatori universitari, due di Ferrara e uno di Bergamo, stiamo realizzando questo strumento- racconta alla ‘Dire’ Edoardo Schiazza, ideatore del marchio Amaroteca a cui fa capo il progetto- un ‘WebGIS open source’, una mappa navigabile del territorio nazionale, capace di fornire all’utente una serie di informazioni georeferenziate sugli amari: provenienza, caratteristiche, storia dell’etichetta, link al sito web del produttore, e molto altro”. L’amaro lo si berrebbe la sera, e dunque c’è “un po’ di preoccupazione da parte dei produttori. È un prodotto che viene utilizzato per la mescita, e con queste restrizioni agli orari è difficile che qualcuno venga a berlo alle 9 del mattino”, dice Schiazza.

‘Amaroteca’, continua, “è un marchio che abbiamo registrato grazie al fatto che è una parola inesistente, creata da noi. Col tempo l’iniziativa si è trasformata in una sorta di agenzia di servizio per la valorizzazione di prodotti tipici”. Il Caffè Rubik, da cui Amaroteca prende vita e con cui collabora alla realizzazione dei progetti, non è infatti nuovo alla proposta di attività culturali e artistiche, spesso contestualizzate nel piccolo spazio di via Marsala a Bologna. “Siamo aperti dal 2006, ed in 15 anni abbiamo sempre avuto il piacere di scoprire cose nuove: musica, artisti- racconta il giovane gestore Alessio Schiazza alla ‘Dire’- viviamo nel bar la maggior parte del nostro tempo, quindi facciamo attività culturali senza scopo di lucro anche per piacere personale, oltre che per promuovere realtà locali”.

Tra le iniziative culturali del Rubik c’è ad esempio ‘Musica Sigillata’, una serie di piccolissimi concerti all’interno del locale con il pubblico fuori dalla vetrina, la realizzazione del cortometraggio sulle musicassette dal titolo ‘È solo un nastro che gira’ visionabile su Youtube, le storiche proiezioni di film e videoclip contro la parete all’incrocio con via Mentana, e ancora le mostre di fotografie, dipinti, disegni nella ‘Piccola galleria del Rubik’ che con la sua vetrina illuminata è stata attiva per tutto il periodo della quarantena con la mostra ‘Volano le scarpe’ di Chiara Paterna. “Persino i tavolini che allestiamo fuori dal locale sono stati disegnati ad hoc dagli artisti– spiega Edoardo- perché anche questo è un modo per dare un pochino di visibilità”. La sua è una vocazione nata per caso: “Sono di origini abruzzesi, e da giovane andavo spesso in montagna, sul Gran Sasso. Lì c’era il Monte Amaro: chissà se è da lì che è nata la mia passione. Non sono un bartender professionista, né un degustatore o un vero cultore, ma ho capito che dietro agli amari ci sono delle storie pazzesche, bellissime. Ho sempre sofferto quando qualcuno entrava al bar e genericamente diceva ‘Dammi un amaro’. Le chicche ci sono, sono buone, e la differenza di prezzo è irrisoria: è proprio una questione culturale, di valorizzazione di un nostro prodotto”.

Con questo intento è nata anche la mostra ‘Amaro mio’: una sessantina di fotografie che ritraggono i clienti del locale mentre sorseggiano un liquore, il tutto accompagnato da un breve racconto. “L’idea è di presentare dei prodotti di nicchia di qualità, ma non facendo la classica foto pubblicitaria all’etichetta. Abbiamo coinvolto dei fotografi e degli artisti, e le storie sono scritte appositamente per ciascuna immagine da Filippo Dionisi”.

Tra le proposte di Amaroteca e Rubik c’è poi la prima Fiera italiana dell’amaro, che ha purtroppo potuto aprire per una sola edizione a Villa Zarri nel novembre 2019 prima di essere interrotta dalla pandemia. “I piccoli produttori sono nicchie particolari, che non hanno la forza di stare sul mercato dal punto di vista pubblicitario- continua Schiazza- per questo abbiamo dato vita anche alle degustazioni, con tanto di ‘Guida alla degustazione dell’amaro italiano’, e ad una sorta di rete grazie alla quale se qualcuno viene qui e beve un amaro può acquistarne la bottiglia nella piccola enoteca Dioniso dietro l’angolo, in via Belle Arti. Poi c’è l’Associazione Nazionale dell’Amaro d’Italia che raccoglie oltre 400 etichette, e infine ci piacerebbe anche internazionalizzare il marchio con un bando regionale, in modo da poter portare alle fiere estere i piccoli produttori italiani”.

Insomma, Edoardo Schiazza è un vulcano di idee, nonostante a suo dire si sia ritirato dalle scene in favore dei figli: “Io sono in pensione ormai- spiega-: ora tocca a loro, ai ragazzi di Vagone31, la società che gestisce il Caffè Rubik e che ora dovrebbe raccogliere il testimone, adattando le attività anche all’età, decisamente differente tra noi”. Dal canto loro, i ragazzi capitanati da Alessio stanno “cercando di valorizzare i prodotti con la miscelazione e la creazione di cocktail, che spesso inventiamo e a cui diamo nomi particolari, che proponiamo durante le degustazioni. Cerchiamo di proporre dei prodotti a volte anche difficili da ‘vendere’ ma che secondo noi meritano di essere presentati, in modo che possano trovare il loro mercato prima di dover soccombere”. “Probabilmente c’è anche una tendenza a tutelare i più deboli– gli fa eco Edoardo-, i grandi non hanno bisogno di noi”.

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