Gli articoli della Dire non sono interrotti dalla pubblicità. Buona lettura!

Le Regioni: “Contare come casi positivi Covid solo i sintomatici”

tamponi rapidi
Il governatore del Veneto Zaia: "Seguiamo l'Ecdc, questo cambia la storia". E chiede di rivedere anche la definizione degli ospedalizzati: "Vengono conteggiati anche i 'Covid per caso'"
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

VENEZIA – Le Regioni, Veneto in testa, chiederanno che la definizione di caso di Covid sia cambiata, in adesione alle linee guida dell’Ecdc. E quindi identificando come caso solo chi, oltre ad un tampone molecolare o antigenico positivo presenti anche sintomi influenzali o malattia respiratoria. Lo ribadisce il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, oggi in conferenza stampa dalla sede della Protezione civile regionale a Marghera. “L’Ecdc invita a classificare come caso solo i positivi con sintomi, questo cambia la storia del Covid“, afferma Zaia.

LEGGI ANCHE: Speranza: “Due terzi degli ingressi in terapia intensiva avvengono da no vax”

Al momento il dibattito in Italia, come in altri Paesi europei, è in corso, “la perplessità è che se ci sono tanti positivi asintomatici il rischio è che questi infettino“, sottolinea il governatore, ma “a noi sembra che la quota dei sintomatici si stia abbassano molto e chiediamo di adottare le linee guida dell’Ecdc”. Anche perché, di fatto, è probabile che molti asintomatici siano comunque in giro, dato che “oggi ad esempio abbiamo 224.145 positivi individuati, ma non vuol dire che li abbiamo trovati tutti”, ricorda Zaia, anzi. L’incidenza di positivi sui tamponi effettuati è dell’11,7% e questo vuol dire che verosimilmente su cinque milioni di veneti i reali positivi sono almeno 500.000.

Un altro aspetto, su cui peraltro un eventuale cambiamento della definizione di caso inciderebbe, è quello relativo ai ricoveri ospedalieri. Oggi vengono infatti calcolati come pazienti Covid anche i pazienti che vengono ricoverati per altre ragioni e si scoprono poi positivi al momento del ricovero. “Il caso più frequente è quello della partoriente – nota Zaia – Chiariamoci, non è che siamo pieni di pazienti di questo tipo, noi li chiamiamo ‘Covid per caso’. Ma oggi a Verona su 131 ricoveri circa 50 sono di questo tipo. Chiediamo che questa quota di pazienti, che non è vastissima ma pesa nel passaggio di area, venga depennata dalle statistiche”, dichiara il presidente del Veneto.

Infine, c’è “il tema delle quarantene non retribuite, che è inquietante. Non possiamo imporre la quarantena e non riconoscerla come malattia“, conclude Zaia. “Capite che c’è il rischio che la gente che ha bisogno di lavorare neghi il contatto con il positivo”.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Agenzia DIRE - Iscritta al Tribunale di Roma – sezione stampa – al n.341/88 del 08/06/1988 Editore: Com.e – Comunicazione&Editoria srl Corso d’Italia, 38a 00198 Roma – C.F. 08252061000 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»