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Un sit-in nel giorno del compleanno per non dimenticare Emanuela Orlandi

pietro orlandi
La cittadina vaticana riuslta scomparsa dal 1983. Il fratello Pietro: "È importante per noi familiari, spero possa passare il messaggio che una ingiustizia non si può accettare"
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ROMA – “Lo faccio da diversi anni. Tanti mi hanno chiesto ‘Perché continui?’. Secondo me è importante, per tenere alta l’attenzione, per non far dimenticare“. Pietro Orlandinon abbassera’ mai la guardia. Finché non avr° notizie di sua sorella Emanuela, continuerà a lottare. E per questo domani, in largo Giovanni XXIII a Roma, sarà in sit-in dalle 17, “con il mio megafono e il mio altoparlante” per chiedere “verità e giustizia” per Emanuela. Lo urlerà, ma sempre con la sua solita educazione. Nel giorno del 53esimo compleanno di Emanuela, scomparsa a 15 anni il 22 giugno del 1983. “Il modo peggiore per non arrivare alla verità è dimenticare, per arrivarci bisogna non dimenticare. E poi non riesco ad accettare passivamente un’ingiustizia– racconta all’agenzia Dire- È importante per noi familiari, spero possa passare il messaggio che una ingiustizia non si può accettare anche se sono passati 37 anni, come nel caso di Emanuela. Tanti dicono ‘Pensa a te, sono passati troppi anni…’. Non devono vincere sempre i cattivi. Ogni tanto devono vincere anche i buoni”. Pietro Orlandi ci tiene a ringraziare “la Questura che ci ha dato l’autorizzazione. Ovviamente ci hanno detto che se all’ultimo viene fuori un Dpcm che impone la zona rossa, allora il sit-in è rinviato”. Sul perché di largo Giovanni XXIII, “noi avevamo scelto di nuovo Sant’Apollinare, ma ci hanno detto che per quella piccola piazzetta non concedono più autorizzazioni…”.

“NELLA VICENDA DI EMANUELA UN RICATTO IN CORSO”

 

Ci sarebbe un ricatto dietro la vicenda della sparizione di Emanuela Orlandi. Ne è convinto il fratello Pietro. Un ricatto che sarebbe ancora in corso. In questi 37 anni, 38 a giugno, sono state fatte tantissime ipotesi a proposito di quanto successo in quel giorno di giugno. “È difficile- spiega Pietro alla Dire- In 37 anni sono state fatte tantissime ipotesi, più si va avanti e più è facile tirar fuori ipotesi. È grave, però, quando qualcuno la propria la considera certa, e magari la gente la prende per vera. Questo genera confusione. Io purtroppo non riesco a scartare le diverse ipotesi fatte, in ognuna c’è qualcosa di vero, ci sono indizi, riscontri. Come per la richiesta di scambio con Ali Agca, passando alla criminalità organizzata, quindi la questione economica”. Difficile, secondo lui, pensare che “una ragazzina possa essere oggetto di un ricatto ad uno Stato come il Vaticano. Credo ci sia altro dietro. Emanuela può essere stata usata e messa sì in condizione di fare un ricatto”. Per il fratello di Emanuela “il modo di fare del Vaticano lo capisci se lo vivi. Il fatto che loro, dopo 37 anni, non hanno ancora chiuso la vicenda, vuol dire che non possono farlo. Credo che ci sia qualcuno che continua a ricattare qualcun altro, ma non ho idea del movente. Ci sono personaggi interni al Vaticano legati a personaggi esterni, e magari in queste storie hanno usato persone minori come manovalanza”. 

DE PEDIS FREQUENTAVA LA SCUOLA DI MUSICA DI EMANUELA

“Mi dà fastidio quando parlano male di Emanuela”. Perché finché “lo fanno su di me va bene, non mi interessa”, sostiene Pietro Orlandi, intervistato dall’agenzia Dire, a proposito della vicenda della sorella Emanuela, scomparsa oltre 37 anni fa. Ad oggi solo ipotesi, più o meno veritiere, dietro la sua vicenda: “Mi dispiace per quelle del tutto infondate, come chi ha detto che è morta durante un festino e che si era drogata più del solito”. Al ritmo di almeno una volta al mese, Pietro Orlandi riceve chiamate, viene contattato da persone che si propongono con possibili soluzioni del caso, motivandole con documenti che però non sempre mostrano: “C’è stato chi mi ha detto che ero uno stalker perché avevo ricontattato la persona che mi aveva cercato lei proponendosi, prima magari di non farsi però più viva- continua- Nel corso degli anni, poi, ci sono state persone che mi hanno detto che avevano cose da mostrarmi, che avremmo dovuto incontrarci per sottopormi dei documenti. Che fai le mandi a quel paese? No. Nel frattempo si sono fatte avanti altre persone, mentre tu sei lì ad aspettare. L’attesa è stata il leit motiv di tutta la vicenda”. Ha poi rivelato di aver conosciuto una persona vicina a Emanuela: “Tempo fa mi ha contattato una persona che stava alla stessa Scuola di musica di Emanuela. Mi ha detto ‘Strano che delle cose che io ho verbalizzato non se ne sia mai parlato’. Poi mi ha detto che insieme ad un’altra persona era andata alla Digos per raccontare cose su questa vicenda”. Nel verbale, secondo il fratello di Emanuela Orlandi, avrebbe fatto mettere che “De Pedis frequentava la scuola, era amico di suor Dolores. Veniva descritto come una persona distinta e la suora lo presentava agli alunni come ‘una brava persona che aiutava la scuola’. Più volte, poi, lo hanno visto uscire dall’ufficio di Oscar Luigi Scalfaro, che si trovava proprio dentro il palazzo di Sant’Apollinare”, dove c’era la scuola di Emanuela Orlandi“. 

“IL CASO DEL CIMITERO TEUTONICO UN PUNTO INTERROGATIVO”

Nel caso Emanuela Orlandi, la vicenda del cimitero teutonico, all’interno del Vaticano, “resta un punto interrogativo”. Nell’estate 2019, infatti, a Pietro Orlandi era arrivata la segnalazione che all’interno di una tomba potevano esserci i resti della sorella, scomparsa nel 1983. Furono aperte due tombe, risultate vuote, mentre sotto fu scoperta una stanza, di epoca più recente rispetto alle tombe, piena di ossa. “È rimasto un punto interrogativo, nonostante per molti sia chiusa quella situazione- spiega Pietro all’agenzia Dire- Qualcosa non è andata. Per quella vicenda ho avuto sì una segnalazione anonima ma pure non anonima, ed importante, che indicava il posto. Chiedevo di essere ascoltato in Vaticano, chiedevo una indagine interna per capire. Loro hanno voluto creare il caos mediatico, annunciando l’apertura di due tombe, anche se io lo avevo chiesto per una sola”. Non solo: “Avrei voluto essere ascoltato, verbalizzato, far aprire un’indagine nel cimitero teutonico. Hanno voluto fare uscire invece la notizia in maniera mediatica. Tutto molto assurdo, loro sapevano che le due tombe erano vuote, hanno pure fatto una cerimonia religiosa prima di aprirla. Strano, però, che sotto sia stata trovata una stanza, scoperta per caso. Era in cemento armato, quindi non dell”800. Una camera ristrutturata in cemento armato sotto una tomba dell’800. Ho pensato, perché? Cosa ci fa?”. Ancora Pietro Orlandi: “Due giorni dopo hanno chiamato il mio avvocato dicendo che avevano trovato l’ossario e questo automaticamente ha spostato l’attenzione dalle tombe all’ossario. Sono stati tirati fuori 26 sacchi di ossa, che hanno analizzato in un giorno e mezzo a vista, dicendo che erano tutti materiali dell”800. La nostra antropologa forense si è opposta su alcune ossa. Per un cranio ci hanno detto che era del 1970, a vista non potevi farlo. Noi abbiamo ritirato una parte di ossa, c’è una laboratorio in Puglia che le sta analizzando. È per principio. Non mi è piaciuto l’atteggiamento. Non c’è stata collaborazione. Si sono anche rifiutati di dare all’avvocato le planimetrie del cimitero per capire quando avevano fatto quei lavori…”.

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