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Caso Genovese, indignazione contro ‘Non è l’arena’: “Come ‘Processo per stupro'”

Antonella Veltri, presidente di D.i.Re-Donne in Rete contro la Violenza: "Vicenda umana dolorosa, gettate nel tritacarne senza alcun rispetto le giovani vittime dell'imprenditore"
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ROMA – “Il processo ad Alberto Genovese nelle aule dei tribunali non è ancora iniziato, ma intanto la trasmissione ‘Non e’ l’Arena’ condotta da Massimo Giletti su La7 lo ha avviato in televisione, trasformando in spettacolo una vicenda umana dolorosa e gettando nel tritacarne senza alcun rispetto le giovani vittime dell’imprenditore“. Lo afferma in una nota stampa Antonella Veltri, presidente di D.i.Re-Donne in Rete contro la Violenza, in riferimento alla puntata della trasmissione condotta da Massimo Giletti su La7 andata in onda il 10 gennaio scorso. “Proprio come in ‘Processo per stupro’ – trasmesso dalla Rai nel 1979 – quello a cui siamo costrette ad assistere, ben 42 anni dopo, è il processo alle ragazze che hanno subito violenza, i cui comportamenti sono passati sotto la lente del pregiudizio sessista più retrivo per minimizzare le responsabilità dell’autore delle violenze“, afferma Mariangela Zanni, consigliera D.i.Re del Veneto. “Massimo Giletti si appoggia con forza sulle dichiarazioni di Daniele Leali, l’amico di Alberto Genovese e organizzatore delle sue feste, e della sua fidanzata Marilisa Loisi che in studio si ergono a giudici facendo a pezzi le ragazze con giudizi, allusioni e insinuazioni, per cavalcare l’onda della corresponsabilità in quanto è loro successo, una prassi che i media continuano a riproporre con costanza”, dichiara Nadia Somma, consigliera D.i.Re dell’Emilia Romagna.

“Gli interventi ragionevoli o indignati della psicologa Stefania Andreoli, dell’avvocato Ivano Chiesa, difensore delle altre due ragazze che hanno denunciato Genovese, del giornalista Luca Telese, non riescono a restituire dignità alle ragazze, come pure provano a fare- fa notare Cinzia Marroccoli, consigliera D.i.Re della Basilicata- e sembrano previsti per camuffare la linea editoriale sessista del programma, ovvero ‘se la sono cercata’, ‘le brave ragazze non si comportano così’“. “I responsabili di una linea editoriale di questo tipo contribuiscono a legittimare la violenza maschile verso le donne, cosi’ come chi giudica nei tribunali ‘vivisezionando’ la vita della donna e i suoi comportamenti- aggiunge Cristina Carelli, consigliera D.i.Re della Lombardia- Acquisire consapevolezza di questa responsabilità da parte di chi ha una funzione pubblica è l’azione di contrasto alla violenza che viene prima di qualsiasi altra azione, anche di quelle per il sostegno e la protezione delle donne che la vivono”. “Quello che fa ‘Non è l’arena’ in nome dello spettacolo tv e dell’audience è un’ulteriore violenza, è vittimizzazione secondaria. Che la direzione de La7 avalli tutto questo lascia esterrefatte e indigna“, conclude Antonella Veltri. 

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