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Appalti e voti nell’agrigentino, operazione antimafia per 35 persone

Per dodici di loro è stato eseguito l'arresto. Tra i destinatari delle misure anche i presunti fiancheggiatori del boss Giovanni Brusca
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ROMA – Operazione antimafia dei carabinieri del Comando provinciale di Agrigento: eseguiti 35 provvedimenti cautelari, tra cui 12 arresti per altrettanti indagati finiti in carcere con l’accusa di associazione mafiosa. L’inchiesta, denominata ‘Oro Bianco’, è della Direzione distrettuale antimafia di Palermo: impegnati dalle prime luci dell’alba oltre duecento carabinieri. L’accusa per gli indagati è quella di essersi avvalsi della forza di intimidazione della mafia “e delle condizioni di assoggettamento ed omertà che ne derivano per commettere gravi delitti, acquisire la gestione o il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici e procurare voti eleggendo propri rappresentanti in occasione delle consultazioni elettorali”. Tra gli arrestati figurano presunti fiancheggiatori dell’ex boss di San Giuseppe Jato, oggi collaboratore di giustizia, Giovanni Brusca, appartenenti alla famiglia stiddara che uccise barbaramente il giudice Rosario Livatino, e politici locali.

L’indagine riguarda la città di Palma di Montechiaro. In carcere sono finite undici persone, mentre un dodicesimo indagato si trova ai domiciliari. Il reato di associazione mafiosa è contestato anche ad altri 23 indagati. L’operazione, che ha portato anche al sequestro di 70mila euro, è stata condotta dai carabinieri del Reparto operativo del Comando provinciale. Al centro dell’inchiesta la ‘stidda’, storicamente radicata a Palma di Montechiaro, nella veste dei vecchi e antesignani ‘paracchi’, gruppi antesignani della Stidda: tra questi quello dei Pace, detti ‘Cucciuvi”.

Il gruppo sarebbe stato guidato dal 61enne Rosario Pace, nipote del capostipite Domenico. Secondo gli inquirenti i Pace, oltre ad occuparsi di droga, avrebbero messo in atto estorsioni a imprese e attività commerciali di Palma di Montechiaro, minacce anche alla polizia municipale. Tra le attività del clan anche quella delle pompe funebri, con i clienti costretti ad assegnare a due ditte diverse lo stesso funerale, le rapine a compro-oro e portavalori e il recupero crediti. Tra gli indagati anche un consigliere comunale, Salvatore Montalto, considerato “capo decina” del paracco dei ‘Cucciuvi”, eletto nel 2017 con 413 preferenze: una elezione che, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuta “grazie all’apporto determinante degli altri membri del paracco”. Gli indagati, inoltre, avrebbero offerto sostegno elettorale a un “inconsapevole” parlamentare regionale.

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