Violenza sulle donne, Grevio: “In Italia preoccupa rivittimizzazione madri”

Così nel primo rapporto pubblicato oggi sull’attuazione, da parte dell’Italia, della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

NAPOLI – “La causa dell’uguaglianza di genere – seppur riconoscendo i progressi compiuti per promuovere i diritti delle donne in Italia – incontra ancora resistenze nel Paese e sta emergendo una tendenza a reinterpretare e riorientare la nozione di parità di genere in termini di politiche per la famiglia e la maternità”. Così nel primo rapporto pubblicato oggi sull’attuazione, da parte dell’Italia, della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, il Gruppo indipendente di esperti sulla Convenzione di Istanbul.

Il Grevio “esprime soddisfazione per l’adozione di una serie di riforme legislative che hanno consentito l’introduzione di misure concrete per porre fine alla violenza sulle donne: alcuni di tali interventi legislativi hanno rappresentato sensibili passi avanti, come la normativa del 2009 contro lo stalking, o la legge n. 119/2013, che ha sancito l’obbligo delle autorità di sostenere e promuovere, in particolare attraverso l’assegnazione di mezzi finanziari, una vasta rete di servizi di assistenza alle vittime. Altri due testi sono stati ritenuti particolarmente innovativi: il decreto legislativo n. 80/2015, le cui disposizioni prevedono un congedo speciale retribuito per le lavoratrici vittime di violenza di genere, e la legge n. 4/2018, che contiene numerose misure a tutela degli orfani di una vittima di crimine domestico“.

D’altro canto, dal rapporto emerge come “nel campo della protezione e dell’assistenza alle vittime le autorità nazionali dovrebbero in priorità stanziare finanziamenti adeguati ed elaborare soluzioni che permettano di fornire una risposta coordinata e interistituzionale alla violenza, basate sul forte coinvolgimento delle autorità locali e sulla partecipazione di tutti gli attori interessati, in particolare le Ong femminili che offrono strutture di accoglienza per le vittime. Occorre ugualmente adottare con urgenza altre misure complementari, ispirate a un approccio fondato sui diritti umani, per colmare le lacune nei servizi di supporto specializzati per le vittime di violenza sessuale, istituendo centri di accoglienza per le vittime di stupro o di violenza sessuale”. 

La riforma legislativa attuata con il cosiddetto Codice rosso – spiega il Grevio – “ha contribuito a porre in essere un solido quadro legislativo conforme alle disposizioni della Convenzione, che prevede vie di ricorso in materia civile e penale per le vittime di violenza”, ma non si manca di sottolineare l’esistenza di “un certo numero di lacune legislative, come, ad esempio, l’assenza di mezzi di ricorso civili efficaci nei confronti delle autorità statali che abbiano mancato al loro dovere di adottare le necessarie misure di prevenzione o di protezione nell’ambito delle loro competenze”.

Tema caldo in Italia, che il rapporto non manca di sottolineare, è quello sulla determinazione dei diritti di custodia e di visita dei figli che “richiede un esame urgente da parte delle autorità: sono raramente utilizzate le disposizioni previste dalla legge che consentirebbero, nei casi di violenza familiare, di fare prevalere il principio dell’interesse superiore del bambino rispetto a quello della genitorialità condivisa”.

Viene espressa “preoccupazione per la tendenza ad esporre a una vittimizzazione secondaria le madri che cercano di proteggere i figli denunciando la violenza”. Tra gli inviti prioritari che il Grevio fa all’Italia, nella parte conclusiva del rapporto, ci sono quelli di “garantire l’applicazione delle disposizioni legali sul reato di maltrattamenti in famiglia, tenendo presente lo specifico carattere di genere della violenza domestica perpetrata contro le donne; garantire che le politiche e i provvedimenti affrontino ugualmente la prevenzione, la protezione, le indagini e le sanzioni, conformemente all’obbligo di dovuta diligenza enunciato all’articolo 5 della Convenzione; adottare misure supplementari per garantire che le politiche di lotta contro la violenza nei confronti delle donne siano globali e integrate, e siano attuate e monitorate mediante un coordinamento efficace tra le autorità nazionali, regionali e locali; prevedere risorse finanziarie e umane adeguate per le misure e le politiche; rafforzare il sostegno alle organizzazioni femminili indipendenti che operano a favore delle donne e il loro riconoscimento; rafforzare le attività di prevenzione nel campo della sensibilizzazione, dell’educazione, della formazione dei professionisti, dei programmi rivolti agli autori di violenze e nel settore dell’occupazione, proseguendo l’attuazione di misure proattive e durevoli, destinate a promuovere i cambiamenti dei comportamenti sessisti nel contesto sociale e culturale, basati sull’idea dell’inferiorità delle donne”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

13 Gennaio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»