A Reggio Emilia le storiche lotte delle donne nella mostra ‘Amatissime’

Da sabato 18 gennaio (inaugurazione alle 17 con il segretario della Cgil Maurizio Landini) fino all'8 marzo
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REGGIO EMILIA – Una “memoria dimenticata” degli anni della contestazione a Reggio Emilia, passata anche per le lotte femminili delle operaie tessili di tre grandi aziende del territorio (Max Mara, Bloch e Confit) tra gli anni ’60 e ’70. E’ quella riattualizzata e spiegata dalla Camera del Lavoro provinciale, in un’originale mostra fotografica che apre i battenti sabato pomeriggio allo spazio Gerra in città. Al centro dell’esposizione “l‘emergente protagonismo femminile di quegli anni” e una stagione di conflitti che, secondo Valerio Bondi, della segreteria della Cgil, “segna uno snodo di trasformazione della realtà del territorio reggiano in cui dalle lotte delle donne emersero, saldandosi con quelle sociali, anche importanti conquiste sul lavoro, in tema di diritti e tutela dell’occupazione, agibilità sindacali e salute degli ambienti”.

A raccontare tutto questo sono 120 fotografie, tratte dall’archivio storico del sindacato, esposte da sabato 18 gennaio (inaugurazione alle 17 con il segretario della Cgil Maurizio Landini) fino all’8 marzo e aperte al pubblico con ingresso libero e gratuito tutti i venerdì dalle 10 alle 13 e sabato e domenica anche dalle 15.30 alle 19.30. Il titolo della mostra è “Amatissime”, da quello del romanzo della scrittrice afroamericana Toni Morrison, premio nobel per la letteratura nel 1993 e scomparsa nel 2019, che nel suo romanzo “Beloved” racconta le battaglie delle donne di colore contro le discriminazioni di genere e razza negli Stati Uniti.

LA MOSTRA

Come spiega Stefania Carretti di Spazio Gerra, la mostra, suddivisa in quattro sezioni e corredata da una serie di videointerviste a delegate sindacali dell’epoca, è visitabile anche con visite guidate (prenotazioni allo 0522-456786). Aspetti affrontati nelle varie sezioni sono “i luoghi di lavoro”, la “solidarietà alle lotte delle operaie che arrivò dalla cittadinanza e dalle istituzioni locali, ma anche da importanti personaggi come Nilde Iotti e Dario Fo e persino il Living theatre”, chiosa Carretti, raccontando però “anche una grande storia della comunità, come documentano le immagini dei Natali nelle fabbriche occupate”.

Infine, con documenti originali “ciclostilati” e sindacali, si esplorano le conquiste sociali e le rivendicazioni sul posto di lavoro, come quelle relative “agli asili aziendali”. Eloisa Betti, docente di Storia del lavoro all’Università di Bologna e curatrice della mostra, sottolinea la particolare ricostruzione “della storia del mondo del lavoro in questo territorio, che non va letta solo dal punto di vista maschile dell’operaio metalmeccanico, ma anche di un protagonismo femminile fino ad oggi rimasto sottotraccia”.

Il lavoro sull’esposizione analizza infine anche le dinamiche del comparto tessile dopo il declino, diventato oggi globalizzato nella produzione, ma che a Reggio vede ancora oggi circa 5.000 addetti impiegati nella logistica. “Ci sono a questo proposito esperienze positive- sottolinea Becchi- come nel caso della Bloch dove le operaie, attraverso innovativi accordi sindacali, furono ricollocate nel ‘vincente’ settore metalmeccanico o avviarono le prime forme di lavoro a domicilio”. Annalisa Rabitti, assessore comunale con deleghe a Cultura e Pari Opportunità commenta: “Questa mostra si intreccia bene con le politiche di promozione dei diritti della nostra amministrazione. La questione di genere è ancora aperta: lo dimostrano i dati sulle violenze ma anche quelli sugli stipendi, che registrano come a parità di mansioni le donne percepiscano uno stipendio inferiore rispetto agli uomini, di circa due mensilità”.

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13 Gennaio 2020
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