VIDEO | Giuseppina maresciallo dell’Arma: “Mai sentita fuori luogo, in divisa con orgoglio”

Il suo sogno fin da bambina era vestire la divisa. E sull'appellativo con cui chiamarsi dice: "Né soldatessa, né carabiniera. Carabiniere va benissimo"
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ROMA – “Il nostro non è un lavoro come gli altri. Il mio ruolo mi impone responsabilità e l’attività spesso non termina nelle ore di servizio. Sono sempre riuscita a trovare un connubio con la vita personale. Un domani, con una famiglia, farò del mio meglio”. A parlare con l’agenzia Dire per lo Speciale ‘Donne in Armi’, dedicato ai venti anni dell’arruolamento delle donne nella Difesa, è il maresciallo Giuseppina Raimondo, addetta alla stazione dei Carabinieri di Roma Villa Bonelli, incontrata in una giornata di lavoro come tante quando il Sottoufficiale si divide tra la Caserma in cui riceve il pubblico e la pattuglia in strada. Indossare l’uniforme era il suo sogno di bambina.

“Avevo 10 anni- ricorda il maresciallo- quando venne a scuola il Comandante di stazione del mio piccolo comune casertano per tenere un convegno sulla legalità”. La “fierezza e l’orgoglio” di quel Comandante ha segnato la vita di Giuseppina Raimondo: l’arruolamento, “una formazione di tre anni presso la Scuola marescialli e brigadieri dei Carabinieri. Il primo anno a Velletri, poi Firenze. Ho conseguito una laurea in scienze giuridiche della sicurezza- spiega- e nella scuola ho seguito un addestramento militare”.

Anche se il mondo militare è prettamente maschile il sottoufficiale Raimondo dice di “non essersi mai sentita fuori luogo” e che “la popolazione ha ormai ben accolto la presenza delle donne nell’Arma”. Né soldatessa, né carabiniera: “Carabiniere– ha detto con orgoglio- va benissimo“.

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13 Gennaio 2020
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