sabato 12 Settembre 2026

Domanda da cronista: “Chi vuole distruggere l’Ue?”

Risposte e nuovi interrogativi al corso per giornalisti a Bologna

ROMA – La pubblicazione della ‘National security strategy‘, il documento di 33 pagine in cui l’amministrazione Trump ha delineato la propria strategia di sicurezza, ha aperto una spaccatura con l’Europa, il “vecchio continente” accusato di “censura della libertà di parola” e “aspettative irrealistiche” sui negoziati per l’Ucraina. “Se non cambia- il monito di Trump- rischia la cancellazione della sua civiltà“. Parole che Elon Musk, miliardario ed ex braccio destro di Trump, ha confermato annunciando che “l’Ue va abolita“, dopo che la sua piattaforma X è stata multata per 120 milioni di euro per evasione fiscale. “È il Quarto Reich“, ha aggiunto il tycoon dopo aver chiuso, per rappresaglia, il profilo X della Commissione Ue, mai perdonata per aver cercato di regolamentare le mega-piattaforme digitali tramite il Digital services act e il Digital markets act. Temi, questi, al centro degli interventi di eurodeputati e docenti che hanno preso parte al Corso di formazione del Parlamento europeo per giovani giornalisti e content creator, organizzato in Italia dall’agenzia di stampa Dire e dal service TotalEu, preso la sede della Dire di Bologna.

LA CONSAPEVOLEZZA DELLA NECESSITÀ DI “UNA POLITICA DI DIFESA”

Sicuramente l’Ue ha fatto degli errori, ma un conto è ammetterlo e esprimere critiche, mentre molto diverso è affermare che l’Ue non serve affatto. E all’Ue non c’è un piano B”, afferma Carlo Corazza, direttore del Parlamento europeo in Italia. Il responsabile mette in guardia dagli effetti della “guerra ibrida” condotta da nazioni come Russia o Cina, ma anche dai colossi del web, attraverso “fabbriche di troll e bot o finanziamenti ai politici“, che producono fake news e manipolano i processi elettorali. Filippo Andreatta, professore di Scienza politica all’Università di Bologna, avverte che l’effetto di un coinvolgimento eccessivo sui social spinge certi elettori a “rifiutarsi di votare perché convinti di aver già esercitato la propria partecipazione mettendo un like“. Il docente poi evidenzia come il mondo intorno all’Ue sia cambiato: “Al bipolarismo si è imposto il multipolarismo, alla divisione in democrazie e regimi autoritari si sono aggiunti altri sistemi come le ‘anocrazie’ o le ‘democrature’, e si assiste a una frammentazione della globalizzazione”. E allora: “I conflitti regionali sono più probabili, mentre la volontà di commerciare con tutti è limitata dal timore di rafforzare e/o diventare troppo dipendenti da questo o quel Paese”. Ma, soprattutto, con l’avvento dell’amministrazione Trump “si è fatta più evidente una tendenza che risale già alle ere Biden e Obama – anche se in modi diversi: l‘ombrello americano- avverte il docente- non può essere più dato per scontato“. L’Europa pertanto “viene considerata antipatica, se non addirittura un avversario, ed è ritenuta meno importante dell’area del Pacifico”. Da qui, secondo Andreatta, nell’Ue si è fatta strada la consapevolezza della necessità di “una politica di difesa”.

ROSSOLILLO: “NON LASCIARE CHE I SINGOLI STATI SIANO ‘COLONIZZATI’ DA GOVERNI ESTERNI”

Compito tuttavia non facile, come spiega Giulia Rossolillo, ordinaria di Diritto dell’Unione Europea all’Università di Pavia, nonché presidente del Centro studi sull’Ue dello stesso ateneo. Quella della difesa, insieme ad altri “settori cruciali” come la politica estera e fiscale, come dice Rossolillo “non rientra tra le prerogative delle istituzioni europee, che su questi temi sono ancora vincolate al voto all’unanimità“: bisogna insomma mettere d’accordo tutti e 27 gli Stati membri. In attesa di una riforma dei trattati che abolisca il diritto di veto – che condanna sempre l’Ue a compromessi al ribasso e consente anche al più piccolo dei Paesi di decidere per 450 milioni di eurocittadini – l’Ue deve fare attenzione a non lasciare che i singoli Stati siano “colonizzati” da governi esterni, da cui si rendono dipendenti per esigenze commerciali, energetiche o di sicurezza. “Il paradosso- avverte la docente- è che essere dipendenti dall’unanimità dei 27 ci rende dipendenti da Paesi extra europei”.

La docente quindi invita a “uno scatto in avanti” nelle riforme, così da mettere a frutto anche tutte le conquiste ottenute in decenni di storia: “Se paragoniamo i livelli di disuguaglianza, quelli in Ue sono decisamente inferiori rispetto a Stati Uniti, Russia e Cina, grazie al fatto che da noi si sono sviluppati diritti sociali e politiche contro la povertà”. Inoltre “grande attenzione viene data allo Stato di diritto”. L’Ue registra anche “maggiori tassi di aspettativa di vita o di standard ambientali“. Avanzamenti tali che spiegano come mai dall’esterno, conclude la docente, “si vuole distruggere l’Unione: fa paura cio che potrebbe realizzare se riuscisse ad esprimere tutto il suo potenziale“.

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