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Muffe e virus, i biologi salvano l’arte italiana dagli organismi ‘voraci’

https://youtu.be/fjZ_-Ox_c9sROMA - La 'Primavera' del Botticelli, il 'Codice' di Leonardo, gli affreschi di Pompei, per noi opere d'arte inestimabili, sono invece
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https://youtu.be/fjZ_-Ox_c9s

ROMA – La ‘Primavera’ del Botticelli, il ‘Codice’ di Leonardo, gli affreschi di Pompei, per noi opere d’arte inestimabili, sono invece un potenziale pasto per piccoli insetti, funghi, muffe, batteri e virus che senza le adeguate precauzioni li divorerebbero. È per questo motivo che la conservazione del patrimonio artistico va oltre il dominio dei tecnici dei beni culturali per entrare in quello dei biologi. Da decenni questi scienziati lavorano assieme ai restauratori al mantenimento della salute di migliaia di opere d’arte, ma il sodalizio tra queste figure professionali stenta ancora a trovare una ‘consacrazione’ istituzionale.

Il convegno

Se da una parte i biologi a servizio del Mibac, nel giro di 4 anni si conteranno nelle dita di una mano a fronte di una esigenza sempre maggiore, dall’altra lo stesso Ordine dei biologi sta ragionando su come razionalizzare i corsi di laurea e offrire formazione post laurea per l’addestramento alla conservazione e al restauro.
Di questi temi si è parlato oggi al convegno ‘Il biologo nella conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale’, a Palazzo Cavalieri a Roma. Vi hanno partecipato, tra gli altri, il presidente dell’Ordine nazionale dei Biologi, Vincenzo D’Anna, il direttore dell’Iscr, Luigi Ficacci, il senatore Riccaddo Villari, il direttore generale Educazione e Ricerca del Mibact, Francesco Scoppola.

“La maggior parte del deterioramento viene da agenti chimici e biologici come muffe, batteri e virus, insomma tutta una serie questioni attinenti alla biologia” ha detto il presidente dell’Ordine dei Biologi, Vincenzo D’Anna. “La figura del biologo- ha aggiunto- è indispensabile, ce lo dicono i tecnici stessi. Ma dobbiamo fare, come Ordine, un’adeguata formazione sul campo: corsi professionalizzanti organizzati di intesa con il Mibac e orientati dagli stessi tecnici del ministero o dall’università, che consentiranno ai neolaureati di potersi affacciare al mondo del lavoro avendo un patrimonio di sapere e di esperienze che oggi non hanno”.

“Stiamo già lavorando con alcune università private per preparare questi master- ha continuato- e vogliamo a farli anche con quelle pubbliche. Contiamo di formare a spese nostre 20-30 professionisti l’anno”. Secondo D’Anna, inoltre, andrebbe riorganizzato il corso di laurea dividendo l’offerta in 4-5 indirizzi e per ognuno 3-4 specializzazioni.

Altro tema è la presenza dei biologi nell’istituzione responsabile della conservazione e valorizzazione dei beni culturali. “Tra la fine degli anni “70 e l’inizio degli anni ’80- ha spiegato Francesco Scoppola– c’è stata un’iniezione di biologi con la Legge 285. Poi per motivi anagrafici queste forze si sono ridotte e nel giro di 3 anni e mezzo saranno 4 in tutta italia. Per mantenere fermo il livello attuale- ha dichiarato Scoppola- ce ne vorrebbero almeno 20. Per incrementarlo, come sarebbe giusto, ce ne vorrebbero 30-40″.

“Assumerli- ha detto D’Anna- è una decisione di carattere politico. Noi come Ordine- ha assicurato- faremo in modo di sensibilizzare il ceto politico, ministri e ministeri competenti, perché si possa riparare a questa carenza. Abbiamo la metà del patrimonio artistico e culturale del mondo- ha concluso- non poterlo salvaguardare nonostante ci siano 100mila biologi, significa avere abbondanza sa acqua e morire di sete”.

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